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La scrittrice di best seller Sally Rooney boicotta Israele

L’autrice rifiuta la traduzione in ebraico del suo ultimo libro. Perché non può «accettare un nuovo contratto con un’azienda israeliana che non si distanzia pubblicamente dall’apartheid e non sostenga i diritti del popolo palestinese sanciti dalle Nazioni Unite»

Sta facendo discutere la decisione della scrittrice irlandese 30enne Sally Rooney di rifiutare la traduzione in ebraico del suo nuovo libro da parte di una società israeliana. Decisione presa, spiega lei stessa, a supporto degli appelli al boicottaggio di Israele per le sue politiche nei confronti dei palestinesi. I diritti per la traduzione in ebraico sono ancora disponibili, spiega Rooney in una nota. E per lei sarà «un onore» vedere Beautiful World, Where Are You tradotto in ebraico da una compagnia che condivida la sua posizione politica e quella del movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Rooney ha rilasciato una dichiarazione diffusa in prima istanza dal Guardian che chiariva la sua decisione dopo che è emerso che aveva rifiutato un’offerta dell’editore israeliano Modan per i diritti di traduzione del libro. La stessa casa editrice aveva già tradotto i suoi due libri precedenti nel paese, Conversations With Friends del 2017 (in italiano Parlarne tra amici) e Normal People dell’anno dopo (Persone normali).


La nota dell’autrice

EPA/VICKIE FLORES | La nuova opera d Sally Rooney Beautiful World, Where Are You, al Waterstones book store di Piccadilly, Londra, 7 settembre 2021.

Rooney, vincitrice di numerosi premi nel Regno Unito tra cui il Sunday Times Young Writer of the Year Award nel 2017 e il Costa Book Award nel 2018, ha spiegato di essere «molto orgogliosa» del fatto che i suoi due romanzi precedenti fossero stati tradotti in ebraico. «Per il momento, ho scelto di non vendere questi diritti di traduzione a una casa editrice con sede in Israele». Rooney cita, per spiegare la sua presa di posizione, un rapporto di aprile scorso di Human Rights Watch che accusa Israele di praticare l’apartheid. Non può, spiega, «accettare un nuovo contratto con un’azienda israeliana che non si distanzia pubblicamente dall’apartheid e non sostenga i diritti del popolo palestinese sanciti dalle Nazioni Unite». All’inizio dell’anno la scrittrice aveva già firmato una lettera aperta a sostegno di artisti e scrittori palestinesi che accusano Israele di crimini contro il popolo palestinese. I diritti di traduzione in lingua ebraica «del mio nuovo romanzo sono ancora disponibili e se riesco a trovare un modo per vendere questi diritti che sia conforme alle linee guida del boicottaggio istituzionale del movimento BDS, sarò molto lieta e orgogliosa di farlo», aggiunge.


Le repliche

Israele da tempo contrasta il BDS, accusato di antisemitismo e di opporsi all’esistenza stessa del paese. Rifiuta con forza qualsiasi confronto con l’apartheid sudafricano, si legge sulla BBC, e ha definito il rapporto di HRW «assurdo e falso». Nachman Shai, ministro della diaspora israeliano, «il boicottaggio culturale di Israele, l’antisemitismo in una nuova veste, è un certificato di cattiva condotta» per Rooney «e per chi si comporta come lei».

In copertina Flickr/Chris Boland | Sally Rooney a Cambridge

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