Annamaria Bernardini de Pace e l’amante misterioso 10 anni più giovane: «Mai chiesto se avesse moglie o fidanzata»

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel maggio 2023 l’avvocata Annamaria Bernardini de Pace diceva di non avere più nessuno in casa da 15 anni. E aggiungeva: «Però ho una serie di amanti, fidanzati, prospettive. E decido io il quando e il come. In ogni caso, li scelgo solo più giovani. Un vecchio come me sarebbe insopportabile». Oggi, in un altro colloquio con il Corriere nel quale parla della sua autobiografia Sentimenti e sentenze, edita da Bdp e allegata al settimanale Gente, annuncia che ha un amore segreto da 20 anni. Nel libro lo chiama Dino. E dice che una sua frase è «il mistero è indispensabile all’amore, che dura finché dura il mistero».
Annamaria Bernardini de Pace, Dino, l’amore e il mistero
Bernardini dice che a Dino, che è di dieci anni più giovane, non ha mai chiesto se ha una moglie o una fidanzata: «Non mi interessa. Non chiedo, non controllo e soprattutto non possiedo». Quello tra lei e l’uomo «è un amore gratuito e gioioso senza problemi e obblighi, senza noia soprattutto». Dice che l’ha avvicinata fuori dal tribunale. Lo definisce «anche scrittore», ma sembra un uomo di potere quando redarguisce un politico che aveva osato molestarla. «È potente la sua voglia di fare giustizia, che è la cosa che ci ha uniti fin da subito». Quel politico «a una cena, mi aveva accarezzata le gambe in modo voglioso». E si chiede retoricamente: «A 78 anni non può esserci passione?».
La divorzista
«Io coi clienti cerco sempre di capire se il legame si può riallacciare. I colleghi si arrabbiano, dicono: ci perdiamo la parcella. Rispondo: io però ci guadagno in fiducia nell’amore», aggiunge parlando del suo mestiere di divorzista. Poi racconta l’incontro con un tale Carlo: «Ero a un matrimonio, dovevo andare via, ma pioveva. Ero magra, allora. Insomma, arriva uno sconosciuto alto uno e novanta e mi prende in braccio. Facciamo una corsa sotto la pioggia altamente erotica e mi ritrovo nella sua auto. Era la prima volta che lo facevo in macchina e avevo più di 50 anni. Lo racconto perché mica devo vergognarmi: dovrei vergognarmi se mentissi, se rubassi». Dopo, nasce una storia, ma lei lascia Carlo quando torna Giovanni, che l’aveva tradita. «E rimpiango Carlo».
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Tutti e due
Tanto che, dice, avrebbe dovuto tenerli entrambi: «È quello che consiglio a un sacco di donne: tenerli tutti e due. La mia tesi è che ci vuole una cooperativa di uomini per essere contente: quello che ti mantiene se non vuoi lavorare, quello che ti fa ridere, quello che fa sesso…». Ma detesta i tradimenti: «Tutti, pure quelli degli amici. Infatti, dico sempre la verità, perché mentire è tradire».
Racconta il suo divorzio: «Mi ero sposata giovane, avevo lasciato l’università e avuto due bambine, ma lui continuava a fare una vita da ragazzo. Avrei divorziato prima, ma non avevo soldi e non ne volevo da lui: non chiederei mai soldi a un uomo che sto rifiutando. Allora, mi sono laureata, ho iniziato a fare tesi per altri a diecimila lire l’una, poi ho fatto pratica da un avvocato, la mattina, mentre le bimbe erano a scuola. Quando nel 1984 sono riuscita a mettere da parte i soldi per un anno di affitto, mi sono separata. Ho avuto anni da fame: non andavo dal parrucchiere, non viaggiavo, ho anche venduto vestiti».
Montanelli
Poi è diventata uno degli avvocati più pagati d’Italia. Per merito «di Indro Montanelli, scrivevo per lui sul Giornale e mi occupavo di diritto d’autore perché, da bambina, volevo diventare ballerina e mi era rimasta la passione per gli artisti. Un giorno, Montanelli mi fa: occuparti di artisti vuol dire guadagnare poco, perché loro credono di farti un piacere nell’accostare il loro nome al tuo; invece, devi fare diritto di famiglia perché, da quando Francesco Alberoni ha scritto Innamoramento e Amore , la gente pensa che, se non è felice, si deve separare. Mi disse che i divorzi sarebbero aumentati e io mi sarei arricchita. Aveva ragione».
L’amore e il sesso
Secondo Bernardini il matrimonio lo uccide «credere che il sesso inteso come fatto mentale abbia un valore solo temporaneo». Mentre il senso di giustizia l’ha ereditato «da mio padre, che era stato pretore e poi avvocato. E a 12 anni ho imparato a non abbassare la testa davanti a un sopruso. Ero stata operata di appendicite e un anestesista mi mise le mani addosso. Urlai come una pazza. Dopo, ricordo i singhiozzi di vergogna, perché quello che senti è vergogna. Subito, però, la vergogna diventò bisogno di giustizia, feci la denuncia e ottenni una condanna». Infine, spiega perché nel libro ha cambiato i nomi delle figlie: «Perché il sottotitolo è Auto-biografia di false verità e, siccome di falso non c’è niente, ho reso falsi i nomi delle figlie, così chi si riconosce non può dire che serviva l’autorizzazione».
