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Si chiude l’ultimo giorno di campagna elettorale a Roma e Torino: da Meloni a Letta, i big dei partiti scendono in piazza

A Roma Michetti e Gualtieri si contendono i voti del M5s. Nel capoluogo piemontese la sfida al ballottaggio non è mai stata così incerta

Piazza del Popolo e Campo de’ Fiori. Sono i due luoghi simbolo scelti rispettivamente da Roberto Gualtieri ed Enrico Michetti per la chiusura della campagna elettorale a Roma in vista dei ballottaggi di domenica 17 e lunedì 18 ottobre per aggiudicarsi il ruolo di sindaco di Roma in questa tornata di elezioni amministrative. Tra messaggi di supporto, ospiti sul palco e musica, entrambi i candidati hanno svelato le ultime carte utili per aggiudicarsi la vittoria. Al primo turno, il dem Gualtieri ha conquistato il 26,8% dei voti, mentre il candidato di centrodestra ha preso il 30,7%. A piazza del Popolo sventolano bandiere del Pd, ma anche dell’Europa, della lista civica e degli ambientalisti. «Roma deve rinascere», è lo slogan ripetuto a più riprese dal palco da Gualtieri. «Faremo un patto per lo sviluppo e l’occupazione – assicura -. Noi sosterremo le imprese affinché creino lavoro, ma chiederemo a tutti lavoro di qualità». E l’ex ministro dell’Economia assicura: «Io sarò un sindaco ambientalista», perché «Roma non si può rassegnare a parlare solo di rifiuti e di buche. Roma è una grande capitale europea e dobbiamo tornare a essere protagonisti nelle grandi sfide del cambiamento, della concezione stessa di come essere una città».


«Vi voglio bene, crediamoci fino all’ultimo perché ci andiamo a riprendere il Campidoglio. Viva Roma, viva la libertà, viva la democrazia», grida invece il candidato del centrodestra Enrico Michetti al termine del comizio elettorale a Campo de’ Fiori. Il candidato di centrodestra non si è fatto mancare qualche stilettata indirizzata alla sinistra che, a suo dire, «a Roma aveva un nemico: la Raggi. Per offendere quel nemico ha lasciato all’asciutto Roma, senza un euro. Questa è una loro responsabilità», ha detto. «Oggi è come il 1948: pensavano di aver vinto e poi invece ha vinto la libertà – ha proseguito Michetti -. Crediamoci sino all’ultimo perché ci andiamo a riprendere il Campidoglio». In chiusura dell’evento è intervenuta la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha definito la partita per il titolo di primo cittadino «ancora aperta», ma «non solo a Roma». E la leader di FdI, dopo aver ringraziato Michetti perché «è rimasto sempre calmo e concentrato» sulla campagna elettorale, con ottimistico slancio, si è rivolta agli avversari: «Cara sinistra, non ci fate paura!».


A Torino sfida incerta tra Lo Russo e Damilano

Nel capoluogo piemontese la sfida al ballottaggio resta altamente incerta, malgrado l’iniziale vantaggio del candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo che al primo turno aveva raccolto il 43,6% delle preferenze, contro il 38,9% del candidato del centrodestra Paolo Damilano. A Lo Russo basterebbe confermare il vantaggio di due settimane fa, mentre l’elezione di Damilano vorrebbe dire convincere i tanti delusi dalla politica che al primo turno sono rimasti a casa, astenendosi dal voto. «Abbiamo fatto una bellissima campagna elettorale, non solo qui ma in tutta Italia e abbiamo iniziato con grande impegno e andando verso il ballottaggio la fiducia cresce», ha detto il segretario del Partito Democratico Enrico Letta, che ha supportato Lo Russo durante il comizio finale in piazza Carignano.

All’ex Moi, il villaggio olimpico del Lingotto, Matteo Salvini ha sostenuto il candidato sindaco del centrodestra Paolo Damilano. «Penso che lunedì potremo scrivere una pagina di storia – ha detto il leader leghista, parlando dalla stessa periferia cittadina visitata a un’ora di distanza dal leader dem -. Vincere a Torino sarebbe come riscrivere la storia di questo Paese. A Torino non abbiamo mai vinto in 70 anni, essere qui a giocarci la partita è già motivo di orgoglio. Manca un metro al traguardo ed è come ai calci di rigore: io conto nella vittoria». Ottimismo anche da parte del coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani: per lui Damilano rappresenta «il miglior sindaco possibile per Torino, perché è un uomo del fare, che non ha bisogno della poltrona di sindaco per guadagnare, quello che ha fatto come imprenditore lo farà anche per la città».

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