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Via alla discussione sullo scioglimento di Forza Nuova, ma per il decreto la strada è in salita

Sei mozioni al voto, la destra propone di chiudere anche i gruppi «eversivi» di sinistra. I dubbi del governo, ma per il Pd l’argomento resta in agenda

La discussione al Senato inizia oggi, alle 14.30. Quattro mozioni di centrosinistra, due di centrodestra per uno o più scioglimenti, a cominciare da quello di Forza Nuova, che però sembrano tutti in salita. Tanto più dopo le parole del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che ieri riferendo al parlamento ha parlato di criticità nella gestione dell’ordine pubblico per la manifestazione al termine della quale, ormai dieci giorni fa, l’organizzazione neofascista capeggiata da Roberto Fiore ha assaltato la sede nazionale della Cgil.


Le mozioni

Per ragioni tecniche che, assicurano alcuni dei protagonisti, non nascondono divisioni politiche, il centrosinistra ha presentato ben quattro mozioni diverse: Pd, Movimento cinque stelle, Italia Viva e gruppo misto che include sia Sinistra Italiana sia il prestigioso nome della senatrice a vita Liliana Segre. Questo ultimo documento è anche quello politicamente più duro perché è l’unico che propone esplicitamente di sciogliere altri due gruppi politici, CasaPound e Lealtà e Azione, oltre a qualunque organizzazione che si richiami al fascismo. Il centrodestra ha presentato due mozioni, una che include Forza Italia e Lega e una della sola organizzazione guidata da Giorgia Meloni. L’idea di base è la medesima, richiamata più volte soprattutto da Meloni e Salvini: vanno chiuse, allo stesso tempo, le formazioni neofasciste e quelle di sinistra che appaiano eversive dell’ordine costituito (le citazioni vanno dal movimento No Tav alla commemorazione di Mao Tse Tung). In sintesi, guardando l’agenda del Senato di oggi, tutto l’arco costituzionale appare impegnato. Eppure, spiegano persino alcuni di coloro che hanno firmato i documenti al voto, sembra difficile che il governo metta in agenda la decisione di sciogliere Forza Nuova. O, a maggior ragione, altre organizzazioni.


I dubbi del governo

Come è stato ricordato spesso negli ultimi giorni, ci sono due strade per sciogliere una organizzazione applicando la legge Scelba, che vieta e sanziona la ricostituzione del partito fascista: il decreto del ministro dell’Interno, sulla base di una sentenza di tribunale, o un decreto del presidente del consiglio. Per agire rapidamente senza aspettare che vada a sentenza l’indagine di questi giorni sull’assalto alla Cgil (appena avviata), la decisione dovrebbe dunque essere presa dal premier Mario Draghi in persona. Ed è proprio questo il motivo per cui, tanto più dopo il risultato dei ballottaggi che ha molto penalizzato l’ala destra della maggioranza, al momento sembra difficile che il presidente del consiglio prenda una decisione mai applicata nella storia d’Italia. E che potrebbe riaccendere le tensioni. Questo non vuol dire che la sinistra, soprattutto il Pd, smetta di parlarne. I ballottaggi hanno mostrato che la tematica dei rapporti con l’estrema destra e le organizzazioni neofasciste rappresenta uno degli argomenti che impediscono al partito di Giorgia Meloni di crescere nei consensi come in passato aveva fatto la Lega. In più, la contrapposizione con i gruppi neofascisti potrebbe aver mobilitato una parte degli ex elettori Cinque stelle. Dunque, resterà un tema alto.

I problemi nell’inchiesta

Ci sono poi alcuni elementi “tecnici” che il governo di Draghi non può non considerare nel soppesare una decisione grave come quella di sciogliere una organizzazione politica. Prima di tutto, lo stesso ministro Luciana Lamorgese ha ammesso che sabato 9 ottobre Forza Nuova è riuscita ad arrivare davanti alla sede della Cgil anche a causa di «alcune criticità» nella gestione dell’ordine pubblico. Gli atti giudiziari della procura di Roma che indaga per devastazione e saccheggio dicono di più. In una relazione della Digos (vedi foto) un funzionario presente in piazza del Popolo quel giorno, ammette che, sebbene non ci fosse stato preavviso, è stata la stessa Polizia ad autorizzare il gruppo neofascista e il resto dei manifestanti No Vax a muoversi verso la Cgil. Ma se la manifestazione è stata autorizzata, diventa doppiamente difficile dire che chi la guidava è un eversore il cui gruppo politico va sciolto per decreto. Vedremo cosa deciderà il premier.

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