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No Green pass, l’avvertimento del questore di Milano: «Da sabato si cambia film»

Petronzi annuncia un cambio di linea: consentiti solo presidi statici e a nessuno «sarà permesso di infastidire gli automobilisti e la collettività»

Il questore di Milano Giuseppe Petronzi annuncia un cambio di linea nell’ordine pubblico a Milano. E mentre il Viminale vara nuove regole per le manifestazioni No Green pass in Italia, fa sapere che da sabato 13 novembre senza «un percorso realmente condiviso» verranno consentiti solo «presidi statici» e ai manifestanti non sarà «consentito di infastidire i poveri automobilisti e la collettività». In un’intervista rilasciata all’edizione milanese di Repubblica, Petronzi spiega che da sabato si vedrà «un film diverso rispetto a quello visto finora. Dopo una lunga fase di studio di un fenomeno nuovo, le idee si chiariscono sempre più. Speriamo in una risposta anche più intelligibile per la città».


Per Petronzi «è importante non far degenerare la situazione: danneggerei la città e il rimedio sarebbe peggiore del male. Riteniamo aver fatto ricorso a tutti gli strumenti a disposizione e mi riferisco a prescrizioni, misure preventive come daspo, fogli di via, arresti e denunce». E quindi, «se non si raggiungerà un percorso realmente condiviso, si studieranno soluzioni che possano permettere loro di spiegare davvero le loro ragioni, invece di andare ad infastidire i poveri automobilisti e la collettività». Il questore lancia un avvertimento chiaro: «Eserciteremo ogni azione utile a far rispettare il progetto che ci daremo. Non vogliamo forzare. Ma se un presidio è statico è statico».


E sostiene anche che c’è un’eterodirezione dietro le proteste: «Mai un’unica mente. Direzione e obiettivi cambiano ogni volta. E gli elementi caratterizzati ideologicamente non hanno mai preso la testa della manifestazione. Capisco che certe presenze, ad esempio Paolo Maurizio Ferrari, possano deviare l’attenzione. La realtà, e questo spiega anche il limite della nostra risposta, è che in maggior parte sono non violenti. Nessuno ha fatto una scritta sui muri o rotto una vetrina. Chi ha attaccato il gazebo dei Cinque Stelle, chi ha minacciato Sala, chi ha provato ad andare alla Camera del Lavoro o ha alzato i toni e le mani contro i giornalisti, è stato perquisito e denunciato. Magari prendendo già delle condanne serie grazie alla tempestività dell’autorità giudiziaria»

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