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Il nervo scoperto sulla cannabis legale nel governo, Orlando: «Facciamo come in Germania». Muro da Gelmini e Salvini

Il centro-destra chiude a ogni possibilità di dialogo. Ed è scontro. Gelmini: «Non esiste una libertà di drogarsi, lo Stato deve liberarci dalla droga». Il ministro Orlando, invece, porta l’esempio della Germania mentre Dadone cita il referendum sulla cannabis

Il dibattito sulle droghe spacca il governo. Da una parte c’è il ministro del Lavoro Andrea Orlando che da Genova apre alla legalizzazione della cannabis, sostenuto anche dalla ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone, da sempre a favore; dall’altra la ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini che, insieme al leader della Lega, Matteo Salvini, chiude a ogni possibilità di dialogo. Nessuna legalizzazione, nemmeno della cannabis. Il governo, insomma, è più che diviso sul tema o, per usare le parole della ministra Gelmini, all’interno dell’esecutivo ci sono «sensibilità diverse». «Dico con chiarezza che faccio parte di una corrente culturale contraria a qualsiasi forma di legalizzazione di ogni tipo di sostanza stupefacente. Sono anche convinta che non esista una libertà di drogarsi ma che l’azione dello Stato possa e debba concentrarsi soltanto sulla liberazione dalla droga», ha detto Gelmini in occasione della Conferenza nazionale sulle dipendenze, che oggi 27 novembre e domani 28 novembre si sta tenendo a Genova. Dello stesso avviso anche il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga (Lega): «La droga non si combatte legalizzandola, non mi risulta che dalle dipendenze legalizzate ci sia stato un grande risultato nel loro utilizzo o non utilizzo».


Orlando: «Tolleranza zero? La guerra non è stata vinta». E cita la Germania

Nel fronte dei pro legalizzazione della cannabis si schiera il ministro del Lavoro Andrea Orlando che, nel corso della Conferenza, cita la Germania: «Nel momento in cui una parte non proprio irrilevante e un alleato non proprio trascurabile dell’Italia, come la Germania, sembra cambiare profondamente linea su questo fronte, credo che sia inevitabile che una qualche riflessione la si faccia anche nel nostro Paese». Il riferimento è all’annunciata legalizzazione della cannabis in Germania. «Anche perché quella scelta determinerà dei riflessi che riguarderanno il nostro Paese, lo si voglia o meno nell’ambito di un mercato unico con le frontiere aperte», ha aggiunto, sostenendo, poi, che «nonostante gli annunci di tolleranza zero contro le dipendenze, la guerra non è stata vinta. Negli ultimi anni c’è stato un morto al giorno per overdose», ha tuonato, dicendo in maniera forte e chiara che il proibizionismo, che la caccia agli spacciatori non è servita a niente.


A rispondere ad Orlando ci pensa l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Molto preoccupante che un ministro della Repubblica, anziché ascoltare le tante comunità di recupero che eroicamente salvano migliaia di ragazzi e combattono le dipendenze tutti i giorni, parli con leggerezza di droga. La Lega è dalla parte della vita e dei giovani. Il ministro del Lavoro si occupi di lavoratori, precari e cassaintegrati, lasci che di lotta alla droga si occupino famiglie, esperti e comunità».

Dadone: «Ho già sottoscritto una proposta di legge per la coltivazione e l’uso personale della cannabis»

Della stessa linea la ministra per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone, che ha la delega alle Politiche antidroga (e che si è sottoposta al test antidroga, poi pubblicato in esclusiva da Open): «Cannabis per uso ludico? La mia posizione è nota, ho sottoscritto una proposta di legge nella passata legislatura sulla coltivazione e l’uso personale. E sul referendum, sposando io gli strumenti della democrazia diretta, credo sia un modo da parte del Paese di accendere un faro su un argomento che nei Palazzi è fuori dal dibattito ma fuori è molto sentito». Sul fatto che la Conferenza sulle droghe non sia stata convocata per ben 12 anni, invece, ha detto: «Andrebbe chiesto ai miei predecessori perché la Conferenza non sia stata convocata così a lungo… ». «Tra i giovani dilagano le nuove sostanze psicoattive – ha concluso – Quel che deve spingerci però non è solo tracciare le sostanze e sequestrarle ma colmare il disagio che c’è dietro».

Foto in copertina: ANSA/LUCA ZENNARO

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