L’ira di Giorgia Meloni: «La ministra antiproibizionista all’Antidroga? Deludente, vuole legalizzare la cannabis»

In una lettera – che pubblichiamo in esclusiva – la conferma della ministra per le Politiche giovanili. Già in programma la Conferenza nazionale sugli stupefacenti che manca dal 2009

Sarà Fabiana Dadone, dal 13 febbraio ministra per le Politiche giovanili nel governo Draghi, a occuparsi delle politiche antidroga (nel precedente governo erano nelle mani del premier Giuseppe Conte). A confermarlo a Open è una fonte autorevole, oltre a una lettera – che siamo in grado di mostrarvi in esclusiva – inviata dalla ministra al coordinatore, per l’Associazione Luca Coscioni, della campagna Legalizziamo, Marco Perduca. «Mi è stata attribuita la delega di funzioni in materia di politiche antidroga e, nello specifico, di promozione e indirizzo delle politiche per prevenire, monitorare e contrastare il diffondersi delle tossicodipendenze e delle alcool-dipendenze oltre alle politiche di promozione e indirizzo delle politiche per prevenire, monitorare e contrastare il diffondersi di altri fenomeni di dipendenza tra le giovani generazioni», scrive.


La lettera

OPEN | La lettera inviata dalla ministra Dadone all’Associazione Coscioni

La ministra aperta alla legalizzazione della cannabis

Una decisione, quella di affidare una delega così importante alla Dadone, che segna una vera e propria svolta. Il motivo? La ministra non è di certo una proibizionista: ha sempre mostrato, nel corso di questi anni, di essere favorevole alla legalizzazione della cannabis. In un post Facebook del 2015, ad esempio, rispondendo a Matteo Salvini (che si diceva favorevole alla legalizzazione della prostituzione ma non a quella della cannabis), diceva: «Ah la cannabis? Quella produce altri traffici, quelli invece, con la legalizzazione si contrastano tutti».

E ancora: nel 2017, parlando della legge sulla legalizzazione della cannabis, criticava il Pd che aveva “svuotato” la norma: «Il testo base, che è stato votato oggi, prevede solo la cannabis ad uso terapeutico: tanta fatica per nulla. Inoltre l’uso terapeutico è già presente anche nell’altro testo base, escludendo a priori coltivazione personale e commercializzazione sotto controllo dello Stato. Una scelta non solo contraria alle indicazioni fornite da illustri magistrati come il procuratore Antimafia Roberti, ma che non incide assolutamente sulla volontà, ribadita da più parti, di colpire il traffico di stupefacenti in mano alle mafie».

«Qui dentro – denunciava in un altro post – c’è chi affronta questo dibattito parlando di “contrarietà alla cultura dello sballo”. Non ho parole. Non importa che si sottragga questo ambito alla criminalità organizzata. Meglio proseguire con l’ipocrisia del “meglio così che niente”». Insomma, la scelta di attribuire la delega all’Antidroga alla ministra Dadone, che è già ministra per le Politiche giovanili (e non è un caso), avrà certamente delle conseguenze. Tra l’altro, dalle parole contenute nella lettera che vi mostriamo, emerge la volontà della ministra di voler trattare seriamente e senza pregiudizi o ideologie politiche una questione delicata, come quella delle droghe (si va dalla legalizzazione della cannabis alla normativa sulla cannabis terapeutica passando per la richiesta da parte delle associazioni di depenalizzare la coltivazione di cannabis all’interno delle abitazioni).

La Conferenza manca dal 2009

Dadone, poi, desidera rassicurare tutti che, superata la delicata fase emergenziale connessa alla pandemia del Coronavirus in corso, «vorrà avviare le procedure necessarie alla convocazione della Conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope». La Conferenza manca dal 2009.

Le critiche del centro-destra

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (che aveva già criticato la Dadone) non ha preso bene questa notizia: «Auspicavamo una smentita ma è arrivata una conferma. Per anni FdI ha chiesto l’assegnazione della delega perché era scandaloso che nessuno si occupasse a tempo pieno dell’emergenza droga ma è grave e deludente che, per un compito così delicato come la lotta alle dipendenze, sia stato scelto un esponente politico firmatario di proposte per legalizzare la cannabis. Non è questa la discontinuità che ci aspettavamo da Draghi».

A rincarare la dose è Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Curioso il fatto che la scelta sia ricaduta su Fabiana Dadone, titolare delle politiche giovanili e dichiaratamente antiproibizionista. Il ministro Dadone, nel recente passato, ha più volte sostenuto pubblicamente la liberalizzazione della cannabis e ha sottoscritto proposte di legge per la sua legalizzazione. Davvero tra i membri del governo Draghi non c’era una personalità con un curriculum un tantino meno discutibile? La droga è il male assoluto, non esistono droghe di serie A e di serie B, non ci deve essere alcun tentennamento nella battaglia dello Stato contro gli stupefacenti».

Le reazioni dell’Associazione Coscioni

«A nome di chi ha partecipato al digiuno a staffetta per la cannabis, ringraziamo la ministra Dadone per la sua pronta risposta» – hanno dichiarato Perduca e Fiorentini – «ci permettiamo sin d’ora di segnalare la necessità di coinvolgere anche malati, persone che usano sostanze e le associazioni della società civile nella preparazione della Conferenza». «Occorre – si legge nella lettera inviata dai digiunatori al Governo – far fronte ai gravi problemi di approvvigionamento delle terapie a base di cannabis e aprire la strada a un settore con un significativo potenziale impatto economico. È urgente semplificare l’importazione di cannabis per sopperire alle emergenze dei malati e includere la cannabis nei livelli essenziali di assistenza per renderla rimborsabilità in tutta Italia».

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