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Letizia Moratti e il sì della Lombardia ai tamponi per i No vax: «Sono necessari»

L’assessora al Welfare: «Noi sequenziamo quelli positivi alla ricerca delle varianti»

A differenza del Veneto la Regione Lombardia continuerà a fare i tamponi ai No vax nelle Asl. Mentre la regione guidata da Luca Zaia ha deciso di escluderli perché non c’è abbastanza personale per somministrare i test ai lavoratori e a chi ha i sintomi di Covid-19, l’assessora lombarda al Welfare Letizia Moratti annuncia oggi in un’intervista a La Stampa: «La Regione Lombardia proseguirà a fare i tamponi, anche perché noi sequenziamo tutti quelli positivi alla ricerca di varianti, com’è stato fatto efficacemente con Omicron all’ospedale Sacco di Milano». Ieri anche il Veneto è riuscito a sequenziarla. Per Moratti questo Natale «sarà sicuramente più sereno rispetto all’anno scorso e, ci tengo a ribadirlo, è grazie ai vaccini. Ma questo non significa che abbiamo sconfitto il virus e che abbiamo neutralizzato il pericolo delle varianti: al momento, abbiamo solo costruito una barriera di protezione che stiamo rafforzando con la terza dose. Tuttavia, i numeri nel resto d’Europa sono preoccupanti, anche in Lombardia sono aumentati in questi giorni i contagi e per questo ci aspettiamo un peggioramento della situazione. Stiamo mettendo in campo tutte le misure necessarie: abbiamo dato disposizioni per aumentare i numeri di letti nelle Terapie intensive. Ma non basta».


Infine, per l’assessora non è detto che la Lombardia finisca in zona gialla a dicembre: «Dipenderà molto anche dalla risposta alle vaccinazioni. Stiamo lavorando per accelerare le somministrazioni della terza dose e, in contemporanea, abbiamo notato anche un aumento di prime dosi. Oggi la Lombardia è a 20 punti percentuali sotto la media nazionale per numero di positivi e questo è grazie ai vaccini. Per migliorare, abbiamo aumentato le linee vaccinali, fatto accordi con le farmacie che stanno a loro volta aumentando il numero di esercizi aderenti e stiamo completando le inoculazioni nelle Rsa. In più, stiamo lavorando con le strutture accreditate private e lavorando con i medici di base affinché possano fare le somministrazioni a casa».


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