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Berlino come Amsterdam: il nuovo governo tedesco a favore della legalizzazione della cannabis

L’esecutivo nascente punta sull’apertura di coffee-shop e negozi, con introiti che potrebbero toccare i 5 miliardi all’anno

In Germania nel contratto di coalizione tra Spd, Verdi e Liberali, si legge che il governo di Olaf Scholz legalizzerà la cannabis “per uso ricreativo”. Secondo l’Università di Heinrich Heine di Düsseldorf, l’iniziativa garantirebbe 3,7 miliardi di euro di introiti fiscali in più, 1,3 miliardi di euro di risparmi sulla sicurezza e 27 mila nuovi posti di lavoro. La legalizzazione della marijuana in Germania, il cui uso medico è depenalizzato dal 2017, porterebbe all’apertura di negozi e coffee-shop, con il governo tedesco che annualmente si ritroverebbe in cassa ben 5 miliardi di euro. Ma i motivi a favore della legalizzazione in Germania non sono solo economici. Anche dal punto di vista della lotta alla criminalità, l’iniziativa potrebbe avere risvolti positivi. La capitale tedesca ha un grosso problema di spaccio, in particolare nelle aree di Görlitzer Park e Warschauer Straße, entrambe nel quartiere di Kreuzberg, cuore della movida berlinese. Il quartiere negli anni si è trasformato in un ipermercato della droga aperto h24.


Nel valutare la proposta, il nuovo governo tedesco ha tenuto conto anche dei dati in arrivo dagli Usa: secondo quanto riporta Repubblica, negli Stati Uniti la marijuana è stata già legalizzata in 21 Stati e in uno studio è stato dimostrato che nelle aree interessate le rapine sono diminuite del 26%, gli omicidi e le violenze dell’11%. In Germania la marijuana è la droga più diffusa e, secondo un sondaggio promosso dalla German Hemp Association, il 49% dei cittadini intervistati ha dichiarato di essere favorevole alla legalizzazione della cannabis e all’apertura negozi specializzati, come avviene già da diverso tempo anche in Olanda e in Canada. Il 46% è contrario all’iniziativa.


La situazione in Italia

La decisione tedesca ha riacceso il dibattito anche nel nostro paese: il referendum proposto dai Radicali Italiani, Associazione Coscioni e Più Europa, per abrogare il reato di coltivazione di cannabis per uso personale, ha raccolto e superato in tempi record le firme necessarie. Nell’attesa della valutazione formale da parte della Cassazione, l’analoga proposta di legge è ferma in Parlamento e la revisione del Testo unico sulle droghe procede a rilento, e riguarda in modo particolare la legge Iervolino Vassalli, numero 309 del 1990 che prevede una diversificazione tra droghe leggere e pesanti, con una distinzione di pena per quanto riguarda lo spaccio a seconda della sostanza in questione. Tale legge era stata riscritta nel 2006 da Fini e Giovanardi, con l’abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti.

Gli effetti di quella legge – incluso il sovraccarico delle carceri – portarono nel 2014 ad una modifica, con Fini e Giovanardi che riscrissero l’articolo 73 legato alla distinzione tra droghe pesanti e leggere. Motivo per cui la legge in vigore oggi è tornata ad essere la Iervolino Vassalli, che risale al 1990. Attualmente nella commissione di Giustizia italiana sono diversi i disegni di legge di revisione: quello più recente è proprio quello sulla coltivazione per uso personale, che nel caso in cui dovesse passare in Parlamento – dove è arenato – renderebbe lecito far crescere quattro piantine di cannabis nel proprio balcone per un utilizzo personale.

Tra i sostenitori della legalizzazione e del disegno di legge per quanto riguarda la coltivazione c’è anche Roberto Saviano: «Legalizzare non significa invitare tutti al consumo, legalizzare non significa spingere tutti a farsi le canne. Significa regolamentare, sottrarre all’illegalità. Se lo Stato imponesse alla cannabis la stessa imposta che impone al tabacco incasserebbe dai 6 agli 8 miliardi di euro. Direi agli scettici di legalizzare, perché significa sottrarre un mercato immenso alle organizzazioni criminali. Toglieremmo dagli 8 agli 11 miliardi, denaro attualmente utilizzato dalle organizzazioni mafiose per corrompere la politica, l’amministrazione pubblica e far collassare le nostre democrazie. Tutto ciò significa che ci sottraggono diritti».

Saviano fa anche il paragone con altri Paesi che hanno già intrapreso la strada della legalizzazione: «Il Portogallo nel 2001 depenalizza la cannabis e in 15 anni diminuisce il consumo, l’Uruguay nel 2013 e il Colorado nel 2014 ne legalizzano il commercio a scopo ricreativo e anche qui il consumo diminuisce invece di aumentare, ecco perché chi sostiene sostiene la legalità e auspica che il consumo di droghe diminuisca dovrebbe essere favorevole alla legalizzazione della cannabis, misura che toglie risorse alle organizzazioni criminali e che avrebbe, come effetto immediato, la diminuzione dei consumi, come avvenuto nei paesi che hanno avuto il coraggio di cambiare».

Imagine di copertina: Ansa

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