Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Il piano per un colpo di Stato di Trump dietro l’assalto a Capitol Hill: come doveva funzionare il golpe del 6 gennaio

Il file di 38 slide circolava tra alcuni senatori pochi giorni prima dell’assalto a Capitol Hill ed era arrivato anche all’ex capo dello staff di Trump

Esisteva un piano dettagliato per un colpo di Stato negli Stati Uniti che circolava fino a pochi giorni prima dell’assalto a Capitol Hill il 6 gennaio 2021. Un giorno prima dell’attacco, l’ex capo dello staff di Donald Trump, Mark Meadows, ha ricevuto via email una presentazione in Powerpoint di 38 pagine consegnata ora alla commissione del Congresso che indaga sulle vicende del 6 gennaio. Il piano sarebbe stato redatto da un ex colonnello texano dell’esercito e prevedeva che Trump avrebbe dovuto mantenere il potere, sulla base di una serie di notizie infondate, tra cui il fatto che: «i cinesi hanno sistematicamente ottenuto il controllo sul nostro sistema elettorale», in almeno otto Stati. La presentazione era intitolata Election fraudo, foreign interference & option for 6 Jan e prevedeva che innanzitutto i senatori e i membri del Congresso venissero avvertiti dell’interferenza straniera nel voto che aveva portato alla vittoria di Biden. A quel punto Trump avrebbe dovuto dichiarare l’emergenza nazionale e annullare l’intera votazione che si era svolta con il voto elettronico.


A quel punto, la presentazione sarebbe servita al presidente per chiedere al Congresso di trovare un rimedio costituzionalmente accettabile. Nel piano erano indicate anche tre opzioni che il vicepresidente Mike Pence avrebbe dovuto scegliere per forzare la conferma di Trump alla Casa Bianca, sfruttando il fatto che Pence il 6 gennaio avrebbe dovuto presiedere l’aula di Capitol Hill nella seduta congiunta per la certificazione del voto. Le opzioni prevedevano che fossero dichiarate vincitrici solo le liste a favore di Trump negli Stati chiave, o che venissero respinte le liste a sostegno di Biden, o che venisse ritardata la certificazione dei voti in attesa del riconteggio delle sole schede cartacee. L’ultima opzione, ricorda il Guardian, richiama la soluzione sollevata dai collaboratori più stretti di Trump il 4 e 5 gennaio guidati dagli avvocati Rudy Giuliani e John Eastman, oltre che dallo stratega dell’ex presidente, Steve Bannon.


Leggi anche: