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Filippo Tortu, campione olimpico per caso: «Ho nascosto la medaglia e alle ragazze dico che studio economia»

27 Dicembre 2021 - 09:29 Redazione
epa09401357 Filippo Tortu of Italy celebrates winning gold for Italy in the Men's 4x100m Relay final of the Athletics events of the Tokyo 2020 Olympic Games at the Olympic Stadium in Tokyo, Japan, 06 August 2021.  EPA/VALDRIN XHEMAJ
La medaglia d'oro nella 4x100: «Ancora oggi mi fa strano dire che sono campione olimpico»
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Filippo Tortu è l’ultimo staffettista della medaglia d’oro nella 4×100 conquistata dall’Italia alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Ma ancora oggi il campione olimpico ha qualche difficoltà: «Sono campione olimpico. Ancora oggi, mi fa strano dirlo». Intervistato dal Corriere della Sera Tortu oggi racconta l’impresa con Marcell Jacobs, Fausto Eseosa Desalu e Lorenzo Patta e la vita «che cambia». Il suo è stato un oro che «volevo e me lo sono preso. Non mi aspettavo di correre così veloce, non ero mai sceso sotto i 9″ nella mia frazione. A Tokyo ho fatto una cosa non banale, insomma». Ma adesso l’impresa la guarda da lontano: «Se conosco una ragazza e mi chiede cosa faccio, io rispondo: studio economia alla Luiss. Se lei si spinge oltre, se viene fuori il discorso dell’atletica e lei mi chiede qual è il mio sogno, io dico: partecipare a un’Olimpiade».

E la medaglia? L’ha nascosta: «Dove non posso dirlo. Per i ladri che leggono il Corriere e per scaramanzia. Ho disegnato una specie di mappa del tesoro, tipo: 40 passi a Est, venti a Ovest, gira intorno alla credenza, vai dritto fino al bagno… Mamma, papà e mio fratello Giacomo conoscono il nascondiglio, naturalmente, ma hanno l’obbligo di non rivelarlo nemmeno sotto tortura». E rivela un retroscena sull’ultima gara: «Prima della finale della staffetta, al campo del riscaldamento con il prof Di Mulo, me ne sono uscito con una frase così: se mi arriva il testimone giusto, vinciamo noi. Lungo i 300 metri tra la call room e lo stadio avevo un unico pensiero in testa: Filippo è l’ultima volta che fai questa strada in questa Olimpiade, non puoi non lasciare un segno, guai a te se riparti con qualche rimpianto».

Infine un pensiero ai suoi compagni: «Con ciascuno ho un rapporto diverso, e come i campioni del Mundial ’82 condividiamo una chat. Al villaggio olimpico di Tokyo ho diviso la camera 1104 con Fausto Desalu, il compagno che mi ha passato il testimone. È una delle poche persone con cui sto bene sia parlando molto che non rivolgendoci la parola: significa che il livello di confidenza è alto, cosa che non mi capita spesso. Entrambi eravamo delusi dopo le gare individuali. Ci siamo riscattati insieme. Jacobs? È un discorso venuto fuori da certe sue interviste, con Marcell ne abbiamo parlato a settembre, al Gran premio di Monza. Entrambi vogliamo vincere tanto con la staffetta, ci schiereremo nel modo migliore per riuscirci. Al prof Di Mulo ho sempre dato la mia totale disponibilità: dove mi vuole, mi mette. Ma io so che la frazione dove rendo di più, per come sono fatto, è l’ultima».

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