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Così Covid-19 fa aumentare i morti di tumore: «Cure spesso in ritardo e screening in calo»

12 Gennaio 2022 - 08:43 Redazione
Ambulances leaves the train station of Saint-Brieuc on April 1, 2020 in Rennes after embarkink patients infected with the covid-19 arriving by medicalized TGV high-speed train from Paris region overwhelmed hospitals to local hospitals in Brittany where the outbreak has been limited so far. - France has been on lockdown since March 17 in a bid to limit the contagion caused by the novel coronavirus, a situation it has extended until at least April 15. (Photo by Damien MEYER / AFP)
L'analisi di Curigliano, professore di oncologia medica: il rischio mortalità è aumentato del 2 per cento
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L’emergenza Coronavirus sta facendo riemergere la pandemia della sanità negata. Mentre gli ospedali convertono i reparti per ospitare i malati di Covid-19 e rinviano le operazione come in Lombardia e Lazio, lasciano scoperte le altre attività come la prevenzione. Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Nuovi Farmaci all’Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia e professore di Oncologia medica all’Università di Milano, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiega che «i dati raccolti nel 2020 ci informavano che dal 30 al 50% della work force, la forza lavoro dedicata alla cura dei tumori nei nostri ospedali, era stata dirottata nell’assistenza ai malati di Covid. Il che significa che dal 30 al 50% dei pazienti con malattie oncologiche non trovavano un’assistenza adeguata».

E così i ritardi nella diagnosi di malattia e nella possibilità di accedere alla chirurgia «hanno comportato un aumento del rischio di mortalità per i malati, rispetto alla situazione pre-Covid, del 2 per cento. Non solo: l’emergenza Covid ha penalizzato anche la prevenzione. In Italia, durante la prima ondata, si sono “persi” almeno un milione e 400 mila esami di screening». Per Curigliano è innegabile che il personale sia sotto stress: «Nella mia esperienza universitaria ho conosciuto medici giovani che, nelle fasi peggiori della pandemia, di fronte ai pazienti, sono andati incontro a burnout, anche per l’impossibilità di andare avanti nel loro percorso formativo. E molti medici hanno abbandonato la professione a contatto con i pazienti, abdicando alla vera missione del medico». Occorre, dunque, rimotivare i medici? «È indispensabile, altrimenti non si va avanti».

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