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Berlusconi si ritira, tutti plaudono (anche gli alleati). Conte: «Era irricevibile». Pd: «Ora un candidato condiviso»

Il centrosinistra invita al dialogo il centrodestra, che non ha più sul tavolo il nome “ingombrante” di Berlusconi

La “ritirata” di Silvio Berlusconi è piaciuta a tutti. Sia agli alleati – che adesso potranno andare a trattare «senza più veti della sinistra» – sia al M5s e al Pd che non volevano proprio discutere di una candidatura al Quirinale dell’ex premier. Il loro è sempre stato un no secco, categorico. «Lo avevamo affermato in modo chiaro: la candidatura di Silvio Berlusconi era irricevibile. Con il suo ritiro facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa», ha scritto su Twitter Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle ed ex premier.


Pd, M5s e Leu aprono al centrodestra (senza più Berlusconi)

Il centrodestra, adesso, incassa le aperture di tutti i partiti. Da Leu, il capogruppo alla Camera, Federico Fornaro parla della candidatura di Berlusconi come «il maggiore ostacolo sulla strada dell’individuazione di un nome condiviso da una larga maggioranza dei grandi elettori». «Una scelta saggia e giusta, sediamoci insieme e parliamo di governo e Quirinale», dice invece il leader di Azione Carlo Calenda. Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc e Antonio De Poli, presidente nazionale del partito, plaudono alla scelta di Berlusconi perché «testimonia con generosità e profondo senso dello Stato la sua statura di uomo delle istituzioni».


La definisce «una decisione responsabile», invece, il senatore del Pd Andrea Marcucci che aggiunge: «Ora lavoriamo a una candidatura condivisa». Insomma, archiviato Berlusconi, tutto può accadere. Si può tornare a trattare, a trovare, forse, una soluzione condivisa senza tirare troppo la corda. La prima votazione è prevista per il 24 gennaio alle ore 15: l’obiettivo è quello di evitare di andare oltre il 3 febbraio quando scadrà il mandato settennale di Sergio Mattarella. Anche perché, a causa della pandemia, tutto sarà più “macchinoso”, più lento.

Il piano B di Lega e Fratelli d’Italia

Il dietrofront di Berlusconi – e questo forse è il passaggio più importante – toglie dall’imbarazzo anche i suoi alleati, Meloni e Salvini. Gli stessi che hanno sempre giurato fedeltà al presidente di Forza Italia ma che gli avevano chiesto fin da subito certezze sui numeri, consapevoli che la sua candidatura avrebbe spaccato il Parlamento e creato non pochi problemi al raggiungimento di un’intesa con le altre forze politiche. Il centrodestra, da solo, anche se fosse stato davvero compatto, non ce l’avrebbe fatta. Berlusconi – per diventare presidente della Repubblica – avrebbe avuto bisogno di almeno altri 52 voti, senza considerare poi i franchi tiratori tra gli alleati.

L’ex premier, forse, ha voluto evitare di fare una figuraccia alla quarta votazione e ha fatto un passo indietro prima che fosse troppo tardi (anche se nel suo messaggio di oggi, 22 gennaio, ha ribadito che avrebbe avuto tutti i voti necessari per salire al Colle, ndr). Fratelli d’Italia, dunque, si congratula con Berlusconi per «il senso di responsabilità» nel rinunciare alla sua candidatura mentre la Lega definisce il suo «un gesto fondamentale per il bene del Paese e della coalizione».

Dunque, forse neanche loro ci credevano troppo o sapevano che, con un nome “ingombrante”, com’era appunto quello di Berlusconi, sedersi al tavolo con le altre forze politiche sarebbe stato impossibile. Il centrodestra non voleva perdersi quest’occasione unica, ovvero quella – avendo dalla loro parte i numeri – di guidare il Parlamento nella scelta del prossimo presidente della Repubblica. Che, ovviamente, non sarà Silvio Berlusconi.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/ETTORE FERRARI

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