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Lavorare per l’Eurovision di Torino, ma gratis. Le polemiche non fermano i volontari: 12 mila domande per 600 posti

Il M5s ha chiesto a gran voce che sia previsto un «congruo rimborso spese» per chi darà una mano nella gestione dell’Eurovision, quest’anno a maggio a Torino

Sono ben 12 mila le domande presentate alla città di Torino per i 600 posti da volontario all’Eurovision Song Contest. A riferire la cifra è stata oggi, 17 febbraio, l’assessora comunale Carlotta Salerno in una commissione dedicata a un ordine del giorno presentato dal M5s che chiedeva di riconoscere un «congruo rimborso spese» per chi a maggio, a Torino, darà una mano nella gestione del tanto atteso evento musicale. Già nelle scorse settimane i grillini avevano contestato il bando sostenendo che «per un evento che porterà milioni alla città il lavoro va retribuito». Gli assessori Carlotta Salerno e Mimmo Carretta hanno risposto subito riconoscendo che «la terminologia del bando, un modello usato da anni, era forse impropria, utilizzando parole come lavoro e turni» ma hanno ribadito il «valore e l’importanza del volontariato civico». Secondo Salerno, infatti, l’impegno dei volontari dell’Eurovision «sarà di supporto, non ci sarà nessuna attività in autonomia o in sostituzione di figure professionali».


Cosa faranno i volontari

Saranno di supporto, ad esempio, nella «gestione dei flussi nelle informazioni, che non saranno da guida turistica, nel rendere la città accogliente, e non ci sarà alcuna attività di autista». Per Carretta «dobbiamo ringraziare queste persone che stanno dimostrando una voglia di partecipare a un evento così importante e di mettersi a disposizione della città». In merito alle associazioni di categoria che hanno sollevato dubbi sull’uso dei volontari per l’Eurovision, gli assessori si sono detti disponibili a incontrarle nei prossimi giorni così da fare il punto della situazione. Il capogruppo del M5s, Andrea Russi, invece, al termine della discussione, ha espresso la sua contrarietà all’impiego dei 600 volontari. La collega Valentina Sganga, anche lei del M5s, ha proposto, infine, di «stilare una carta, un codice etico, valido sempre, in cui si distinguono nero su bianco le mansioni dei volontari e dei lavoratori».


Foto in copertina di repertorio: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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