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Crisi ucraina, Biden: «La Russia ha deciso di attaccare, ma per la diplomazia non è tardi». Macron vedrà Putin domenica

Il presidente americano ribadisce la compattezza dell’alleanza con i Paesi europei e minaccia il Cremlino: «In caso di attacco i costi saranno massimi»

Resta alta la tensione al confine tra Russia e Ucraina, malgrado gli incessanti tentativi di mediazione delle diplomazie occidentali e russe. Da un lato i Paesi occidentali stanno cercando di intraprendere la via diplomatica per risolvere la crisi nelle regioni del Donbass e del Lugansk, mentre l’Unione europea è in procinto di preparare, in caso di invasione russa dei territori ucraini, un pacchetto di sanzioni. Al contempo la Russia continua a rigettare le accuse che provengono da Occidente e, nel tentativo di aprire a una possibile soluzione diplomatica, come ribadito ieri dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov «tutti i problemi non verranno risolti finché non ci metteremo d’accordo su alcuni punti: è importante non togliere dal pacchetto alcune cose, tra cui il non allargamento a Est della Nato». Oggi Lavrov ha dichiarato che Stati Uniti e Russia hanno compiuto pochi progressi sulle questioni centrali di sicurezza


Parallelamente, il segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin ha dichiarato di prevedere «ulteriori forze russe in movimento» verso il confine ucraino. Michael Carpenter, ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Osce, ha detto che la Russia ha concentrato fino a 190.000 militari «dentro e vicino» l’Ucraina, un numero di truppe significativamente più alto di quanto precedentemente noto. «Stimiamo che Mosca abbia probabilmente ammassato tra 169.000 e 190.000 soldati in Ucraina e nelle vicinanze rispetto ai circa 100.000 del 30 gennaio», ha detto Carpenter. L’indicazione della presenza di truppe «dentro» l’Ucraina, spiega il Guardian, è probabilmente un riferimento alle aree dell’Ucraina orientale controllate dai separatisti sostenuti dalla Russia.


Biden chiama gli alleati europei: «Costi massimi se la Russia attacca»

Gli Stati Uniti mantengono la convinzione che la Russia: «intenda attaccare l’Ucraina nei prossimi giorni, o nelle prossime settimane». A ribadirlo è il presidente americano Joe Biden, dopo una lunga telefonata con gli alleati europei con i quali ha confermato la «piena sintonia, nonostante i tentativi della Russia di dividerci». Su Twitter Biden ha poi spiegato di aver concordato con gli alleati il sostegno dell’Ucraina: «di continuare i nostri sforzi diplomatici, e affermato che siamo pronti a imporre costi massimi alla Russia se dovesse scegliere un ulteriore conflitto». L’impegno diplomatico della Casa Bianca continua, ha spiegato Biden: «perché per la diplomazia non è mai troppo tardi», ricordando il prossimo vertice previsto tra il segretario di Stato americano Antony Blinken e l’omologo russo Serhiei Lavrov il prossimo 23 febbraio: «A meno che i russi non invadano l’Ucraina», ha detto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki.

Nell’intervento di oggi dalla Casa Bianca, Biden ha poi accusato il Cremlino di voler cercare a tutti i costi un pretesto che scateni la reazione militare dell’Ucraina: «Non c’è niente di logico in questo, nel pensare che gli ucraini possano fare una cosa simile – ha detto riferendosi alle accuse russe di un attacco esteso in programma da parte dell’Ucraina – Sono tutte notizie false per giustificare un’azione militare. Le forze russe intendono attaccare nelle prossime settimane, nei prossimi giorni, noi ad alta voce stiamo ripetutamente chiedendo alla Russia di fermarsi. Se la Russia perseguirà i suoi obiettivi, provocherà morti inutili: noi non manderemo soldati al confine, noi abbiamo fornito aiuti all’Ucraina per la sua sicurezza da 650 milioni di dollari e garantito anche un miliardo di dollari di aiuto per la sua popolazione».

La risposta di Washington sull’autobomba: «È false flag»

Un portavoce del dipartimento di Stato Usa ha spiegato di non credere ai racconti sull’autobomba forniti dai ribelli filorussi: «È un caso di false flag». Nel gergo militare con questa formula si intende un attacco simulato che ha l’obiettivo di fornire un pretesto per un vero attacco. Il caso più famoso di false flag è l’incidente di Gleiwitz, nel 1939. In questa occasione la Germania orgnanizzò un finto attacco da parte della Polonia così da poterla invadere. Secondo Washington è esattamente questa la tattica che seguirà la Russia nelle prossime settimane. Se queste teorie fossero vere, significa che i militari filorussi che presidiano questa zona avrebbero fatto saltare l’autobomba per dire di essere sotto attacco e giustificare così un intervento di Mosca.

Autobomba a Donetsk

Una forte esplosione è stata segnalata nel centro di Donetsk, poco distante dal Palazzo del governo. Secondo i separatisti filorussi citati dall’agenzia Tass, si tratta di un’autobomba. L’intera città «ha sentito l’onda d’urto» ma, secondo Interfax, «non sono state segnalate vittime».

Bombardamenti sul fronte Est dell’Ucraina

Secondo quanto riferito dell’agenzia di stampa Afp, ci sono stati numerosi bombardamenti vicino alla città di Stanytsia Luganska, il comune al confine orientale dell’Ucraina, dove già ieri era stato colpito un asilo.

Gli appelli a Lugansk e Donetsk

Le autorità della Repubblica popolare di Donetsk, una della due entità separatiste filo-russe del Donbass, hanno accusato l’esercito ucraino di avere aperto il fuoco «30 volte» oggi contro il loro territorio. Un portavoce delle milizie separatiste, citato dalla Tass, ha affermato che gli ucraini hanno sparato con pezzi di artiglieria, mortai e carri armati. I leader dei separatisti nel Donetsk hanno poi ordinato l’evacuazione dei civili verso la Russia, mentre, secondo la Tass, il capo della Repubblica popolare di Lugansk ha fatto appello «a tutti gli uomini» a imbracciare le armi perché difendano l’entità separatista ucraina.

Putin: «Nel Donbass la situazione peggiora»

Parallelamente all’aumento delle tensioni, il presidente russo Putin ha denunciato un «peggioramento» della situazione nei territori del Donbass, nell’est dell’Ucraina. A darne notizia è l’agenzia russa Interfax. Secondo Putin, inoltre, gli occidentali troveranno «una scusa» per imporre le sanzioni alla Russia.

Putin ha incontrato il Consiglio di sicurezza nazionale

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato e discusso con i membri del Consiglio di sicurezza nazionale «le crescenti tensioni» sul confine con l’Ucraina, sostenendo che queste siano «in larga misura sono provocate dall’estero». Durante la riunione sono state nuovamente discusse le garanzie di sicurezza chieste dalla Russia e presentate agli Stati Uniti e alleati, che costituiranno i temi di discussione nel corso dei prossimi colloqui con le controparti, tra cui l’incontro tra il presidente italiano Mario Draghi e il presidente russo. Dal Cremlino, inoltre, si rende nota la «grande preoccupazione» per gli scontri in corso nell’Est dell’Ucraina. Al contempo, la Russia ha annunciato che domani effettuerà, sotto la supervisione del presidente Putin, nuove esercitazioni che prevedono il lancio di missili balistici e da crociera e in cui saranno coinvolte le forze aerospaziali, il distretto militare meridionale, le forze missilistiche strategiche, le flotte del Mar Nero e del Nord.

L’Ucraina smentisce il ritiro di forze russe

«Non è in atto nessun ritiro, anzi si sta registrando un movimento di forze e mezzi», ha detto il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov, in Parlamento: «Stiamo monitorando le unità russe e al momento registriamo circa 129 mila militari della componente terrestre, mentre aggiungendo i componenti dell’unità navale e aerea il loro numero arriva a uno schieramento di circa 149 mila uomini».

Lo scambio di accuse tra esercito e separatisti

Il ministero della Difesa ucraino ha reso noto oggi di aver registrato 60 violazioni del cessate il fuoco da parte dei separatisti filorussi nella regione del Donbass nelle ultime 24 ore. Un soldato è rimasto ferito, ha aggiunto il ministero. Al contempo, i separatisti filorussi dell’autoproclamata repubblica del Lugansk, nell’est dell’Ucraina, hanno accusato le forze governative di averli attaccati anche questa mattina con colpi di mortaio. Di conseguenza, in questo contesto di crescenti accuse reciproche di pesanti violazioni del cessate il fuoco tra esercito regolare e separatisti, che alimenta i timori per una provocazione che faccia scattare l’escalation militare.

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