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Caso camici in Lombardia, la procura chiede ancora il rinvio a giudizio per Fontana. I legali: «Era solo una donazione»

L’udienza preliminare si è aperta oggi davanti alla giudice Chiara Valori. Il fatto risale ad aprile 2020, quando Regione Lombardia affidò una fornitura da 75 mila camici a un’azienda del cognato di Fontana

Durante l’udienza preliminare che si è aperta oggi davanti alla giudice Chiara Valori, la procura di Milano ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per il governatore della Lombardia Attilio Fontana e altre quattro persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta sulla fornitura di camici. Il fatto risale ad aprile 2020, quando l’azienda Dama spa ottiene un contratto da oltre 500 mila euro per la fornitura di 75 mila camici. Il principale azionario della Dama è Andrea Dini, cognato di Fontana e tra gli imputati del processo. Dopo aver ottenuto il contratto, la fornitura si è trasformata però in una donazione e il numero dei camici è passato da 75 a 50 mila. L’accusa è in frode nelle pubbliche forniture e secondo le ricostruzione degli inquirenti la fornitura si sarebbe trasformata in donazione per evitare un danno all’immagine di Fontana.


Secondo le indagini della Guardia di Finanza, il governatore della Lombardia avrebbe anche cercato di risarcire il cognato per il mancato introito con un bonifico da 250 mila euro prelevato da un conto svizzero, operazione bloccata dalla Banca d’Italia perché ritenuta sospetta. Da qui era partita anche un’inchiesta per autoriciclaggio e falso in voluntary disclosure ma è stata archiviata lo scorso mese. La giudice Valori deciderà se dare il via al processo il prossimo 13 maggio. Intanto i difensori di Fontana hanno ribadito la loro tesi, dichiarando ancora una volta che non ci sarebbe stato nessun reato nella condotta del governatore:


«Precisando che stiamo parlando di persone per bene, i pm hanno dato una lettura molto accusatoria dei fatti. A loro avviso c’è stato un elemento fraudolento, ingannatorio, per il quale è necessario andare a giudizio. Noi ovviamente siamo di avviso contrario. Questa è una vicenda in cui il fatto è pacifico, ma è la sua lettura che conta. Lettura che è molto semplice. Per noi non c’è stato alcun danno alla pubblica amministrazione né alcuna frode. Si è trattato di una donazione. Infatti non c’è alcun pagamento e nemmeno una parte offesa».

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