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Cosa prevede l’accordo Ue-Usa per il gas liquido americano, quanto potrà costare all’Europa chiudere i rifornimenti da Mosca

Per l’Italia l’incognita sui costi è complicata dai pochi rigassificatori attivi, appena tre, in attesa che il governo con Snam individui due navi che possano compensare le riduzioni graduali del gas russo

Il premier Mario Draghi lo ha detto chiaramente, più volte. Il nostro Paese – così come tutti gli altri Stati Ue – deve tagliare pian piano i “ponti” con la Russia, o comunque non dipendere più dal gas di Putin, ancora in guerra in Ucraina, nonostante le sanzioni dell’Occidente. Da qui – nel corso del Consiglio europeo di ieri 25 marzo – nasce l’accordo tra l’Ue e gli Usa: gli americani, di fatto, aiuteranno gli europei a ridurre la dipendenza dal gas russo attraverso una partnership che porterà gli Stati Uniti a rafforzare le forniture di gas naturale liquefatto all’Ue. Il presidente Usa Joe Biden e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, infatti, hanno già annunciato 15 miliardi di metri cubi in più di gas a partire da quest’anno per poi arrivare ad almeno 50 miliardi all’anno fino al 2030. Il prezzo dovrebbe essere «accessibile» in cambio, però, di contratti di lunga durata con gli americani, subito dopo il divorzio da Mosca. Questo comunque non basterà, e i russi lo sanno bene al punto da essere convinti che nessuno riuscirà a troncare i rapporti con Mosca per il gas nonostante gli annunci della Germania che – sostiene – non dipenderà più dalla Russia entro il 2024. Lo scrivono oggi 26 marzo la Repubblica e il Corriere della Sera.


Slitta l’accordo sul tetto europeo del prezzo del gas

Sempre ieri, ma con più fatica e ancora con tanti interrogativi, è arrivato l’ok dei leader Ue alla creazione di stoccaggi comuni e soprattutto all’acquisto comune del gas – su cui tanto aveva spinto il presidente del Consiglio italiano – così da far abbassare i prezzi il prima possibile. Insomma, l’obiettivo finale, ma ancora lontano, resta quello di stabilire un tetto europeo al gas, escludendo Spagna e Portogallo che potranno fissare un loro tetto nazionale. Ora sarà la Commissione, su input dei leader Ue, a dover presentare nuove proposte a maggio su un possibile limite ai prezzi del gas. Insomma, si prende tempo visto che molti Stati Ue hanno detto chiaramente di non essere d’accordo. Sulle soluzioni necessarie a contrastare i rincari, infatti, hanno già protestato Germania e Olanda. Numeri alla mano, solo nel 2021 dalla Russia sono arrivati nell’Ue 155 miliardi di metri cubi di gas, cioè il 45 per cento dell’import totale di gas. Con l’accordo con gli americani, si punta a tagliare almeno di 50 miliardi di metri cubi. Non sarà semplice né veloce. Il Paese che importa di più è la Germania, seguita dall’Italia: rispettivamente 43 miliardi (ovvero il 51 per cento dell’import) e 29 miliardi (40 per cento dell’import).


Quanto costerà all’Europa

L’accordo Ue-Usa ha, per il momento, solo natura politica e non commerciale, ma già nel documento sottoscritto si parla di un prezzo che deve essere «accessibile». In particolare, le tariffe americane dovranno tenere conto «dell’Henry Hub Natural Gas spot price e altri fatti stabilizzanti». Si tratta, insomma, della piattaforma di riferimento del gas americano, che di solito ha prezzi inferiori rispetto a quelli che si vedono fissare nella piazza di Amsterdam per il gas naturale. Prima dell’accordo, il pezzo Henry Hub era sette volte più basso di quello in Olanda, salvo poi salire. La convenienza, tanto per l’Europa quanto per i distributori americani, sarà comunque rappresentata soprattutto per la stabilità degli eventuali contratti che avranno scadenze a lungo termine, quindi con prezzi mediamente più bassi.

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