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L’Austria frena l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Il ministro degli Esteri: «Si trovino metodi diversi»

Alla posizione austriaca si aggiunge la cautela italiana, con il ministro Luigi Di Maio che solo ieri 23 aprile ricordava come nei Balcani ci sono Paesi che sperano di entrare nell’Ue dopo anni di riforme e sacrifici

«L’adesione dell’Ucraina all’Ue? Pensiamo a modelli alternativi», con queste parole il ministro degli Esteri Alexamder Schallenberg si è dichiarato contrario all’entrata del Paese di Zelensky nell’Unione Europa. Citato dall’agenzia di stampa austriaca Heute, Schallenberg ha fatto riferimento a «un metodo diverso» che sia valida alternativa alla piena adesione. Con le dichiarazioni del ministro degli Esteri l’Austria prende posizione contraria allo status dell’Ucraina di candidata all’adesione all’Ue previsto per il prossimo giugno. E questo sembra valere, secondo Schallenberg, anche per quella «lunga strada verso l’adesione che i Paesi balcanici stanno percorrendo». Il riferimento a tutti quegli Stati che da anni si trovano ancora in attesa di un via libera da parte dell’Ue è stato fatto poche ore fa anche dal ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio. «Ci sono Paesi che aspettano da dieci anni nei Balcani occidentali», ha detto, pur riconoscendo il carattere emergenziale legato all’attuale condizione dell’Ucraina. «Il tema dell’Ucraina va affrontato con la massima velocità ma nel rispetto pieno dei trattati. Noi siamo pronti a impegnarci per riconoscere lo status di candidato all’adesione», ha continuato.


Il pressing di Kiev all’Ue: «Fate presto»

Lo scorso 17 aprile l’Ucraina ha completato tutte le pratiche necessarie per richiedere lo status di candidato all’adesione all’Unione europea. «Ora ci aspettiamo una raccomandazione positiva da parte della Commissione, e poi la palla passerà agli Stati membri», aveva detto il numero due dell’ufficio di presidenza ucraino, Igor Zhovkva. «A giugno si terrà una riunione del Consiglio europeo dove ci aspettiamo che l’Ucraina ottenga lo status di candidato». E proprio il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, quattro giorni fa si era recato a sorpresa a Kiev per esprimere vicinanza e sostegno al presidente ucraino. «Faremo di tutto per sostenervi», ha detto Michel al Paese invaso da Mosca. Nei prossimi mesi si capirà se l’adesione all’Ue potrà rientrare negli impegni dichiarati da Michel e soprattutto in quali tempistiche. «Non possiamo permetterci 10-15-20 anni di negoziati. Si faccia presto», ha pregato giorni fa Zhovkva.


A seguito della presa di posizione austriaca contro l’eventuale entrata del Paese nell’Unione Europea, il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleh Nikolenko, citato dalla testata Ukrinform, ha commentato con delusione le dichiarazioni del ministro Schallenberg. Le ha definite «strategicamente miopi e incoerenti con gli interessi di un’Europa unita» e, ha aggiunto, che «ignorano il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione dei membri fondatori dell’Ue sostiene l’adesione dell’Ucraina». Ha poi riportato le parole del ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, che già in precedenza aveva sottolineato come questa «percezione parziale della realtà» stia indebolendo politicamente ed economicamente l’Europa, oltre ad aver «consentito alla Russia di minarne la stabilità». Kuleba aveva anche denunciato che «il popolo ucraino sta pagando un prezzo troppo alto per gli errori di molti governi europei».

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