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Transnistria: cos’è la regione filorussa della Moldavia, e perché Putin la vuole per battere l’Ucraina

L’istmo tra Moldavia e Russia potrebbe avere una posizione strategica per gli obiettivi del presidente russo

Da qualche tempo si sono intensificate le attività militari russe in Transnistria, la regione separatista filorussa della Moldavia, con attacchi che sono avvenuti anche nei pressi dei palazzi governativi della capitale della regione Tiraspol. Nella regione si sono infatti verificati tre attacchi tra il 25 e il 26 aprile: uno all’edificio del Consiglio di Sicurezza transnistro a Tiraspol, uno presso il centro radiofonico di Maiac, e un altro ancora a un’unità militare stanziata nel villaggio di Parcani. In seguito a questi avvenimenti, il presidente della regione, Vadim Krasnoselsky ha convocato una riunione d’urgenza per definire la situazione e la presidente moldava Maia Sandu ha riunito il Consiglio di Sicurezza di Stato. Krasnoselsky ha accusato – senza fornire prove – l’Ucraina di essere il mandante degli attacchi, ma l’ipotesi più accreditata è che Mosca stia cercando di trascinare la Transnistria nel conflitto. Ma cosa c’entra la Transnistria con la guerra in Ucraina? Perché Putin dovrebbe interessarsi a piccola striscia di terra nel Paese più povero d’Europa? La ragione ha a che vedere con i movimenti delle truppe russe che si sono visti finora lungo la costa del Mar Nero, ma andiamo con ordine.


Dov’è la Transnistria?

Mappa della Moldavia in cui si può notare il fiume Nistro, ad est del quale si estende la Transnistria, prima del confine con l’Ucraina

La Transnistria è una sottile striscia di terra a est della Moldavia, e il suo nome vuol dire letteralmente “oltre il Nistro” che è il grande fiume che la divide dalla madrepatria vera e propria. Ha una superficie di circa 4.160 km quadrati, ovvero il 12% del territorio dell’intera Moldavia. Ci vive circa mezzo milione di persone, 130 mila delle quali nella capitale Tiraspol.


La storia e il separatismo

La Moldavia (compresa la Transnistria) faceva parte dell’Unione Sovietica. Prima della caduta dell’Unione – nel 1990 – la Transnistria dichiarò l’indipendenza dalla Moldavia, poiché era intenzionata a rimanere parte delle repubbliche dell’URSS. La mossa, però, non venne riconosciuta da Mosca. Nel 1991, la Moldavia dichiarò la propria indipendenza dall’URSS e questo fu casus belli che fece scoppiare il conflitto interno nel 1992. Sin da allora, le forze armate russe hanno fatto base nella regione separatista per ragioni ufficialmente definite di peacekeeping e per proteggere i depositi di armi. La situazione non è cambiata nemmeno quando la presidente Maia Sandu ha chiesto che le truppe venissero ritirate. Si stima che nel territorio siano presenti dai 1.500 e i 2.000 soldati russi e che lavorano fianco a fianco con circa 7.500 militari delle forze separatiste transnistre. A guardare i numeri dei referendum, il sentimento della regione sarebbe inequivocabilmente filorusso: l’ultimo sull’indipendenza dalla Moldavia e l’annessione alla Russia ha raccolto il 97% dei consensi.

Perché la Transnistria è importante per la guerra?

Rustam Minnekayev, un generale russo, ha dichiarato che uno degli obiettivi di Putin, oltre al Donbass, è creare un corridoio che percorra tutta la costa Ucraina sul Mar Nero, il che spiega l’importanza strategica di città come Mariupol e Odessa. Proprio per raggiungere quest’ultima, fare base in Transnistria potrebbe essere molto conveniente per le truppe del Cremlino, dato che Tiraspol dista appena 100 km da Odessa. Inoltre, prendere la Transnistria significherebbe per Putin aver “liberato” un’altra regione in cui si verifica «l’oppressione della popolazione russofona», dopo le repubbliche di Donetsk e Lugansk. La Russia infatti è sempre stata attenta a supportare i territori separatisti a lei vicini, tra i quali – ad esempio – anche l’Ossezia del Sud e l’Abcasia, in Georgia. Il leader della Transnistria, Vadim Krasnoselsky ha invitato le autorità moldave a non reagire alle provocazioni per non dare adito a un conflitto armato, ma è chiaro che la tensione sta crescendo e questa fase di stallo potrebbe interrompersi.

La posizione della Moldavia

Il Paese si è finora mantenuto neutrale e non ha imposto sanzioni alla Russia. La Moldavia ha anche iniziato le procedure per l’annessione all’Unione Europea e ha finora accolto centinaia di migliaia di rifugiati ucraini, motivo per il quale la prima ministra Natalia Gavrilita ha chiesto supporto internazionale «per gestire la crisi dei rifugiati e le conseguenze economiche per i cittadini». Tutti i simboli usati dall’esercito russo sono stati banditi dalla capitale Chisinau poiché considerati una provocazione.

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