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Ginevra, si dimette un diplomatico russo all’Onu. La lettera contro il Cremlino «Mi vergogno: la guerra in Ucraina è il più grave crimine contro i russi»

Nella lettera del consigliere in missione all’Onu per la Russia diffusa dalla Ong Un Watch la denuncia contro l’invasione russa in Ucraina: «Non posso più condividere questa ignominia sanguinosa»

Il diplomatico Boris Bondarev, consigliere della delegazione della Russia alle Nazioni Unite a Ginevra, si sarebbe dimesso dal proprio incarico. A darne notizia è stata l’Ong UN Watch e il suo direttore, l’avvocato Hillel Neuer, che su Twitter ha pubblicato la lettera di dimissioni di Bondarev. Nella lettera il consigliere della Federazione russa spiega il perché del suo passo indietro: «Non mi sono mai vergognato così tanto del mio Paese», spiegando che «la guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina, e di fatto contro l’intero mondo Occidentale, non è solo un crimine contro il popolo ucraino, ma anche, forse, il crimine più grave contro il popolo russo, e che con una lettera Z in grassetto cancellata tutte le speranze e le prospettive per una prospera società libera nel nostro Paese» a causa di un gruppo dirigenziale che vuole «rimanere al potere per sempre, vivere in palazzi pomposi e insipidi, navigare su yacht paragonabili per tonnellaggio e costi all’intera Marina russa, godendo di potenza illimitata e completa impunità». E Bondarev, infine, conclude: «Ho studiato per diventare diplomatico e svolgo questo lavoro da vent’anni. Il Ministero degli Esteri è diventato la mia casa e la mia famiglia, ma semplicemente non posso più condividere questa ignominia sanguinosa, insensata e assolutamente inutile». Al momento le dimissioni del consigliere russo non sono state confermate né dalle Nazioni Unite né dal Cremlino.


La lettera di dimissioni del delegato russo all’Onu

Il nome è Boris Bondarev. Lavoro al Ministero per gli Affari Esteri dal 2002, dal 2019 a oggi ricoprivo la carica di Consigliere presso la missione russa all’ufficio di Ginevra Nazioni Unite. Per vent’anni, durante la mia carriera diplomatica ho visto varie svolte nella nostra politica estera, ma non mi sono mai vergognato tanto del mio Paese come il 24 febbraio di quest’anno. La guerra aggressiva scatenata da Putin contro l’Ucraina, e forse anche il crimine più grave commesso contro il popolo russo con una lettera Z che cancella tutte le speranze e le prospettive di una libera società nel nostro Paese.


Coloro che hanno concepito questa guerra vogliono solo una cosa: rimanere al potere per sempre, vivere in pomposi palazzi di cattivo gusto, navigare su yacht paragonabili per stazza e costi all’intera Marina russa, godendo di un potere illimitato e di una completa impunità. Per raggiungere questo obiettivo sono disposti a sacrificare tutte le vite necessarie. Migliaia di russi e ucraini sono già morti solo per questo.

Mi dispiace ammettere che in questi vent’anni il livello di menzogna e di mancanza di  professionalità nel lavoro del ministero degli Esteri è andato sempre aumentando. Tuttavia, negli ultimi anni, la situazione è diventata  catastrofica. Invece di informazioni imparziali, analisi  eque e previsioni sobrie, ci sono cliché propagandistici nello spirito dei giornali sovietici degli anni Trenta. E’ stato costruito un sistema che inganna se stesso. Il ministro Lavrov è un buon esempio del degrado di questo sistema. In 18 anni è passato da essere un intellettuale professionale e colto, che molti miei colleghi stimavano molto, a una persona che trasmette  dichiarazioni contrastanti e minaccia il mondo (cioè anche la Russia) con armi nucleari!

Oggi il ministero degli Affari esteri non si occupa di diplomazia. Si tratta di guerrafondai, di menzogne e di odio. Serve gli interessi di pochi, pochissimi, contribuendo così all’ulteriore isolamento e al degrado del mio paese. La Russia non ha più alleati e la colpa è solo della sua politica sconsiderata e mal concepita. Ho studiato per diventare diplomatico e lo sono da vent’anni. Il ministero è diventato negli anni la mia casa e la mia famiglia. Ma non posso più condividere questa ignominia sanguinosa, insensata e assolutamente inutile.

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