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Oleg Sentsov, il regista ucraino arruolato nel Donbass: «Mai sparato un colpo ma ho un sacco di idee per un film»

Nato in Crimea, Sentsov è stato arrestato nel 2014 con l’accusa di terrorismo. Per 5 anni è rimasto nelle carceri russe. Ora si prepara a un film sull’Azovstal

«Quando il 24 febbraio un razzo si è schiantato vicino a casa mia alle 4.30 del mattino, non ho avuto dubbi: ho preso la famiglia, l’ho portata a Leopoli e lo stesso giorno sono tornato a Kiev per arruolarmi nella Difesa territoriale». Repubblica ha incontrato a Sloviansk Oleg Sentsov, da tre mesi sul fronte ucraino come soldato volontario. Regista, sceneggiatore e attivista di 46 anni, è stato un detenuto politico in Russia per cinque anni (di cui due nella peggiore colonia penale russa, quella di Labytnangi), per poi essere rilasciato nel 2019 in uno scambio di prigionieri grazie a una mobilitazione internazionale.


Nato in Crimea e arrestato con l’accusa di terrorismo in seguito all’annessione russa del 2014 della sua terra, non è la prima volta che il regista, premio Sakharov per la libertà di pensiero, si batte per il suo Paese: «Due anni dopo il mio rilascio dal carcere ho preso parte ufficiosamente all’operazione ucraina nel Donbass. Ho vissuto in prima linea per vedere cosa fosse la guerra. Saper sparare non è abbastanza, devi essere in grado di sopravvivere», racconta Sentsov, che però si sente più utile con un taccuino in mano piuttosto che imbracciando un fucile. «Non ho mai sparato un colpo. Non è un conflitto di scontri a fuoco, questo. Si combatte con l’artiglieria. Però scrivo. Scrivo tanto, in trincea, di notte, scrivo sotto le bombe, appunti, schizzi di memoria, mi vengono un sacco di idee per il mio prossimo film».


Un film sull’Azovstal

Un film che, ovviamente, parlerebbe della guerra. In particolare, spera Sentsov, dell’acciaieria Azovstal e dei suoi combattenti, ormai prigionieri della Russia. «Non ci si può fidare né della Russia né di Putin, però c’è un accordo con Kiev. Ho un amico lì tra loro, e ha detto che sono stati trattati bene. Temo però che non li scambieranno con dei prigionieri russi. Il Battaglione Azov è il loro spauracchio. Mosca li accusa di nazismo, anche se tutti sanno che sono un’unità militare d’élite e si sono sbarazzati di elementi marginali. Faranno un processo farsa a Donetsk, condannandoli a morte. Dopodiché ricatteranno l’Ucraina. In perfetto stile Putin, che è lo stile dell’Fsb, i servizi segreti».

«Cancelliamo la cultura russa»

Fsb, a detta del regista ucraino, sarebbe dietro la promozione in Occidente della narrazione secondo la quale «la guerra l’ha voluta Putin ma i russi in realtà sono innocenti». Perché permettere a Serebrennikov e Marina Ovsyannikova (la giornalista russa che ha protestato interrompendo un tg, ndr) di lasciare la Russia, dice Sentsov, se non per questo motivo? Ma «tutti i russi sono responsabili per la guerra: chi è venuto a uccidere la nostra gente, chi ce li ha mandati, chi li sostiene, chi è rimasto in silenzio e non ha fatto nulla per impedirlo», sostiene con durezza. E proprio per questo non bisogna fare loro alcuno sconto, nemmeno sulla cultura: «Dobbiamo cancellarla. Affari, politica, tutto. Fino a quando le truppe non si saranno ritirate, e Putin e i suoi alleati non saranno condannati, e le riparazioni non saranno pagate, l’intera Russia deve vivere nell’embargo totale, dal petrolio ai film».

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