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In 7 Stati Usa aborto già vietato, 26 a rischio. Manifestazioni in tutto il paese. Ocasio Cortez: «Dobbiamo riempire le strade»

Il divieto è entrato in vigore immediatamente in tre stati. Altri tre hanno atteso la certificazione ufficiale

In sette stati Usa laborto è già vietato. Dopo la sentenza della Corte Suprema che lo ha abolito a livello federale il divieto di aborto è entrato in vigore immediatamente in Kentucky, Louisiana e South Dakota. Arkansas, Missouri e Oklahoma hanno atteso la certificazione ufficiale da parte dei procuratori. In Alabama, dopo la decisione dei massimi giudici, un tribunale ha dichiarato valido un divieto che era stato bloccato. Ma non finisce qui. Perché ci si attende che altri sette stati a guida repubblicana lo vietino nei prossimi trenta giorni. E sono in tutto 26 gli stati degli Usa in cui l’aborto potrebbe essere abolito per sempre.


Nel North Dakota e in Utah il divieto entrerà in vigore dopo il via libera delle autorità statali che, si prevede, arriverà nei prossimi giorni. Il Mississippi vieterà l’interruzione di gravidanza 10 giorni dopo che il procuratore generale avrà dichiarato la legge costituzionale. In Wyoming cinque giorni dopo che il governatore avrà certificato che la sentenza Roe vs Wade è stata rovesciata. In Idaho, Tennessee e Texas ci vorranno 30 giorni anche se in quest’ultimo stato le cliniche hanno già smesso di praticare aborti. Intanto nel paese è partita la mobilitazione. Alexandria Ocasio Cortez è scesa oggi in piazza esortando gli americani e le americane a fare lo stesso «perché le elezioni non bastano, dobbiamo riempire le strade».


Ha replicato su Twitter la collega ultrà repubblicana Marjorie Taylor Greene : «AOC ha appena lanciato una insurrezione. Se ci saranno violenze e sommosse saranno il risultato diretto degli ordini di squadra democratici». Immediata la controreplica dell’altra: «Te lo spiego con molta calma: esercitare il diritto alla protesta non è ostruzione del Congresso o un tentativo di rovesciare la democrazia. Se poi uno è abbastanza efferato per farlo, probabilmente cercherà anche di ottenere un perdono presidenziale: ma di noi due, solo una l’ha fatto. E non sono io». Taylor Green ha chiesto a Trump un perdono preventivo per il suo ruolo nell’assalto a Capitol Hill.

Le manifestazioni

Sono centinaia le persone che manifestano fuori dal massimo tribunale americano nella capitale. Ma ci sono dimostrazioni anche a New York – due marce a Union Square e Washington Square – Boston, Miami e Los Angeles. Migliaia di manifestanti che sono destinati ad aumentare, soprattutto sulla costa ovest, con la chiusura degli uffici. Anche a Denver, Atlanta, Chicago e Philadelphia si stanno svolgendo dimostrazioni. Così come ad Austin, in Texas, uno degli Stati in cui è già in vigore una legge iper restrittiva sull’aborto e che si avvia a vietarlo definitivamente nei prossimi giorni. Al momento tutte le manifestazioni si stanno svolgendo in modo pacifico anche laddove – come nella capitale americana – accanto ai dimostranti pro aborto sono scesi in piazza quelli pro-life che festeggiano la sentenza.

Alcune decine di manifestanti si sono radunati anche davanti all’abitazione del giudice Clarence Thomas a Fairfax, in Virginia. Thomas è uno dei giudici conservatori della Corte suprema che hanno votato per cancellare la sentenza Roe v. Wade sul diritto di aborto. «Non controllerete mai il mio corpo», si legge su uno dei cartelli innalzati dai manifestanti. Intanto molte grandi aziende americane si sono dette pronte a coprire le spese di viaggio necessarie ai loro dipendenti per andare ad abortire se il diritto è loro negato nello Stato di residenza. Tra le prime a esprimersi Disney, Apple, Alphabet, JPMorgan Chase, Meta e Bank of America.

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