Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Alcuni falsi miti sulle auto elettriche

Il decano dei debunker italiani Paolo Attivissimo risponde ai falsi miti sulle auto elettriche

Circolano alcune condivisioni Facebook degne di un film fantascientifico catastrofista. Secondo queste narrazioni in un futuro non lontano, quando i motori a benzina spariranno e ci saranno solo auto elettriche, tutto il Mondo resterà paralizzato, perché le batterie delle vetture in coda si scaricheranno lungo le strade, paralizzando il traffico mondiale. «Nessun giornalista ne parla», per non parlare del problema dello smaltimento delle batterie e degli incendi. Le energie rinnovabili e l’avvento dei motori elettrici segneranno quindi la fine della nostra civiltà?

Per chi ha fretta:

  • Il problema della durata riguarda tanto le batterie nelle auto elettriche quanto i serbatoi di benzina nelle auto tradizionali.
  • Vigili del fuoco e Società assicurative non considerano le auto elettriche più a rischio di incendio di quelle tradizionali, che ospitano nel serbatoio un liquido infiammabile.
  • È molto più efficiente la climatizzazione all’interno delle auto elettriche rispetto a quelle tradizionali.

Analisi

Uno dei principali post catastrofisti in circolazione recita quanto segue:

AUTOVETTURE ELETTRICHE: LA PIU’ GRANDE TRUFFA CHE IL MONDO INTERO ABBIA MAI VISTO!
Qualcuno ci ha mai pensato?
“Se tutte le auto fossero elettriche… E se fossimo bloccati in un ingorgo di tre ore al freddo di una tempesta, le batterie si scaricherebbero completamente. Perché le auto elettriche praticamente non hanno il riscaldamento.
Ed essere bloccato per strada tutta la notte, senza batteria, senza riscaldamento, senza tergicristalli, senza radio, senza GPS, la batteria è morta da un pezzo. Puoi provare a chiamare l’ambulanza e proteggere donne e bambini ma non possono venire ad aiutare perché tutte le strade sono chiuse e probabilmente tutte le auto della polizia saranno elettriche. E quando le strade saranno bloccate da migliaia di auto cariche, nessuno potrà procedere. Come caricare le batterie sul posto?
Lo stesso problema durante le vacanze estive sono gli ingorghi chilometrici. La possibilità di accendere l’aria condizionata in un’auto elettrica non sarebbe disponibile solo per un breve periodo. Le tue batterie morirebbero in un istante! Certo, nessun politico o giornalista ne parla, ma questo succederà. Ed inoltre, nessuno parla del futuro problema dello smaltimento delle batterie fuori uso! Già già! Un’altra truffa bella e buona al pari dell’ “Obsolescenza Programmata”…

E se finisce la batteria?

Lo abbiamo chiesto a Paolo Attivissimo, giornalista, debunker e conoscitore delle auto elettriche. Lui stesso le usa da quattro anni, senza dimenticarne i reali problemi. C’è da pensare, leggendo le narrazioni che circolano, che le batterie delle auto elettriche non possano garantire una lunga autonomia, specialmente se d’inverno si volesse pure attivare il riscaldamento. Insomma, un disastro. «Possono avere una autonomia di varie ore – continua Attivissimo -, certo, può capitarti il colpo di sfiga, per cui ti mancano pochi chilometri a finire il viaggio e la batteria si sta esaurendo; ma lo stesso problema lo avresti anche con l’auto a benzina. Metti che sei in riserva nell’autostrada e pensi di uscire in tempo per il pieno… e arriva la tormenta di neve. Anche in quel caso essendo in riserva, dopo un po’ il riscaldamento non andrebbe più».

Poi si suppone che la stessa vettura abbia un certo isolamento. «Sì, considera che c’è gente che campeggia con l’auto elettrica. Va in montagna, si prende il materasso (ci sono quelli apposta su misura per l’abitacolo), abbassano i sedili è hanno praticamente un letto matrimoniale. Passano lì la notte – magari in buona compagnia -, sotto le stelle (perché hai il tetto in vetro), con la macchina parcheggiata in cima alla montagna, per vederti le stelle romanticamente. Il riscaldamento resta acceso per tutta la notte».

«Con un’auto a benzina devi tenere il motore accesso, perché è quello che genera il calore che scalda l’abitacolo. Con l’auto elettrica non ne hai bisogno, perché si alimenta dalla batteria che passa l’energia a un riscaldatore elettrico o pompa di calore; oltretutto in queste vetture hai quasi sempre i sedili riscaldati. Quindi ti scaldi per contatto diretto, invece di scaldare l’aria: fa una differenza incredibile. Quindi il problema sarebbe cosa succede in una tormenta di neve con un’auto a benzina: se finisce il carburante e il motore per qualche ragione va in avaria, cosa fai?».

E d’estate invece? «Parliamone. Con l’auto tradizionale il motore a scoppio deve restare acceso per far funzionare il condizionatore, e restando acceso ad auto ferma genera molto calore, che fatica a smaltire. Quindi c’è il rischio, che se si sta diverse ore il motore si surriscaldi. Con l’auto elettrica non hai emissione di calore. Puoi lasciare l’aria condizionata accesa tutto il giorno senza problemi».

E se prende fuoco?

Però queste batterie dicono che siano pericolose: possono prendere fuoco. «Su questo ho creato una rubrica apposita su Twitter: #noneraelettrica. Ogni volta che in un quotidiano si parla dell’incendio di un’auto tradizionale lo segnalo. Non avete idea di quante ne vanno a fuoco, così, per i fatti loro».

Effettivamente, come succede anche in altri ambiti, tendiamo a esaltare maggiormente gli incendi delle auto elettriche, mentre dovremmo invece andare a vedere se ci sono differenze sostanziali con quelle tradizionali. «Infatti, sul mio sito Fuori di Tesla ho raccolto un po’ di statistiche. È vero che le auto elettriche sono poche rispetto a quelle tradizionali, però i Vigili del fuoco e gli assicuratori conoscono benissimo il rischio relativo: normalmente le auto elettriche hanno cinque volte meno probabilità di prendere fuoco rispetto a quelle tradizionali. Del resto la polizza assicurativa per le auto si chiama “incendio e furto”, quella parola viene per prima, ma non ci facciamo caso».

«Quando avevo preso la mia prima auto elettrica i vicini si sono preoccupati, nonostante i garage condominiali fossero zeppi di auto dotate di grossi serbatoi pieni di benzina; ma loro si ponevano problemi per la mia batteria. Molti di noi viaggiano tutti i giorni seduti vicino a un serbatoio pieno di liquido altamente infiammabile, ma siccome lo fanno tutti è normale».

I sistemi di sicurezza

In merito ai sistemi di sicurezza: «Inoltre, nelle auto elettriche ci sono dei sistemi di sicurezza sofisticati (la batteria infatti può realmente prendere fuoco, perché contiene materiali infiammabili che possono bruciare senza bisogno di ossigeno), che alla minima avaria ti avvisa. Del resto le batterie sono a carica volutamente limitata dalle aziende costruttrici, per ridurre al minimo il rischio».

«Con un’auto a benzina, soprattutto coi turbo-compressi e l’iniezione diretta, quando c’è un incidente si può formare forma una nuvola di vapore di benzina (dipende dal tipo di danno e dalla
presenza di valvole apposite), che può generare un incendio molto veloce. Nelle auto elettriche, la batteria prima ti avvisa, poi quando comincia a fumare hai tempo per allontanarti prima che scoppi l’incendio».

«Cosa preferireste? Un incendio rapido o uno che vi dà il tempo di scappare? D’altro canto è anche vero che l’incendio di un’auto elettrica è più difficile da estinguere, proprio perché ha tutti i reagenti necessari, senza bisogno di ossigeno per alimentarsi. L’unico modo per interromperlo subito è quello di prendere l’auto elettrica e metterla in una vasca apposita».

Però inquinano lo stesso

Ci sono alcune obiezioni anche riguardo all’impatto ambientale. Se consideriamo tutta la filiera, soprattutto a partire dalla produzione in fabbrica delle auto elettriche, non abbiamo lo stesso delle emissioni? «Qui entriamo in un argomento molto complesso. Parliamo di Life Cycle Analysis, ovvero, l’analisi del ciclo di vita, che riguarda qualsiasi prodotto. Nell’automobile tradizionale devi pensare all’energia e alle materie prime per la produzione, che comportano un certo inquinamento, e questo inquinamento c’è anche quando la vettura entra in circolazione; senza contare lo smaltimento a fine vita».

E se facciamo questa analisi per le auto elettriche? «Salta fuori una serie di cose interessanti. L’auto elettrica consuma più energie per fabbricarla rispetto a una tradizionale. Però le loro fabbriche stanno diventando sempre più pulite; Tesla per esempio ha fabbriche dotate di pannelli solari, quindi sono interamente a impatto zero. Ma una volta prodotta non emette gas di scarico; per tutta la vita operativa praticamente non hai impatto. Inoltre hai un consumo molto ridotto delle pastiglie dei freni, perché c’è un recupero energetico, dovuto al fatto che hai una sorta di freno-motore, dove l’energia di movimento viene rimessa nella batteria, come avviene con la dinamo di una bicicletta. Infatti il problema delle auto elettriche è che i dischi dei freni tendono a ossidarsi, perché praticamente non li usi».

E per lo smaltimento delle batterie? «Il problema è che durano troppo. Durano tanto e una volta giunti alla fine della loro vita, non le butti via; vengono di solito prese e usate come gruppo di continuità negli edifici. Lo stadio Johan Cruijff Arena ad Amsterdam usa come gruppi di continuità batterie della Nissan LEAF. Quindi, dopo 10/15 anni di vita a bordo dell’automobile hai più o meno gli stessi anni di utilizzo della medesima batteria per applicazioni fisse: lampioni col pannello solare in alta montagna, per esempio. Infine i materiali vengono comunque tutti recuperati: per es. litio e cobalto. Prova a fare la stessa cosa col carburante delle auto tradizionali, che ha impatto anche durante il suo trasporto».

Conclusioni

Il cambiamento genera sempre paure e resistenza in una parte dell’opinione pubblica. Come succede con tutte le innovazioni tecnologiche, i possibili difetti vengono esaltati, dimenticando i limiti degli strumenti che siamo abituati a usare e che preferiamo per abitudine. Alla fine è sempre utile vedere il reale bilancio costi-benefici e qual è l’effettivo rischio relativo nelle auto elettriche rispetto a quelle tradizionali.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: