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Disturbi alimentari, l’allarme nel reparto del San Raffaele di Milano: «Tagliati 15 posti letto su 20»

A lanciare l’allarme gli stessi pazienti. Si dimette il primario, la replica dell’ospedale: «Nessuno è stato abbandonato»

Da 20 a cinque posti letto. All’ospedale San Raffaele di Milano non sembra esserci più posto per la sofferenza dei pazienti affetti da disturbi alimentari (Dca), sempre più numerosi in tutta Italia da quando la pandemia ha fatto sì che una piaga fino a quel momento silenziosa esplodesse. Da pochi giorni il reparto per le malattie legate all’alimentazione dell’ospedale – tra i pochi centri d’eccellenza in Italia, a cui si sono rivolti per le cure centinaia di ragazzi e ragazze – è stato decurtato di 15 posti letto su 20. Un’operazione di vero e proprio smantellamento, che i medici hanno però definito «percorso clinico differente», mirante, dicono, a un miglioramento delle cure.


La lettera del Movimento lilla al presidente di Regione Lombardia

Non sembrano pensarla così i pazienti attualmente in cura al San Raffaele, primi a lanciare l’allarme insieme agli attivisti del Movimento lilla, a cui aderiscono i genitori di giovani affetti da disturbi alimentari ed ex pazienti. Il primo S.O.S. è partito il 9 giugno scorso, a seguito delle dimissioni di Stefano Erzegovesi, medico, psichiatra e nutrizionista, responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare del San Raffaele. Il suo abbandono improvviso, probabilmente dovuto alla nuova organizzazione decisa dalla direzione sanitaria, ha fatto precipitare chi già soffre nello sconforto.


Tanto da indurre il Movimento a scrivere una lettera indirizzata, tra gli altri, al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana per protestare contro il taglio «di 15 dei 20 letti dedicati alle malattie del comportamento alimentare al San Raffaele». «Vogliamo credere che questa decisione non sia stata irrimediabilmente presa – scrivono gli attivisti nella lettera ai vertici del Pirellone – e che non ci sia l’intenzione di smantellare il reparto di riabilitazione lasciando solo le cure ambulatoriali».

L’interrogazione del consigliere Pd Borghetti

Il loro appello è stato raccolto anche da Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd, che alla fine di giugno ha depositato un’interrogazione rivolta al governatore Fontana e alla vicepresidente Letizia Moratti per chiedere chiarimenti sulla vicenda. Le cui potenziali ricadute, gravi per tantissimi pazienti, hanno innescato reazioni anche sui social. Il 2 luglio Stefano Tavilla, presidente dell’associazione Mi Nutro Di Vita e papà di Giulia, morta a 17 anni per bulimia, ha affidato a Twitter un appello accorato: «Abbiamo scritto una lettera al governatore della Regione Lombardia che non ha ricevuto risposta. Ora chiediamo aiuto a tutti voi, aiutateci a essere visti, condividete questo video. Grazie».

La replica della direzione sanitaria del San Raffaele

Nel frattempo, una risposta all’indignazione generale è arrivata proprio dal direttore sanitario della sede di Ville Turro del San Raffaele, Salvatore Mazzitelli. «Per i nostri pazienti affetti da disturbi alimentari abbiamo definito un percorso clinico differente – ha spiegato il medico – che ci consente di essere sempre più aderenti ai protocolli di cura e di conseguenza più efficaci nella terapia». Nello specifico, la gestione della fase acuta per lo squilibrio metabolico e cardiovascolare sarà ora in carico ai reparti internistici o pediatrici, mentre la fase di riabilitazione potrà avvenire in day hospital, come già accade, o tramite ricovero nel reparto di riabilitazione psichiatrica. «Nessuno dei nostri pazienti è stato abbandonato – assicura Mazzitelli – e continuiamo a ricoverare nel rispetto della lista di attesa».

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