Lo SkyWalk di Passo Paradiso che non piace agli ambientalisti: «La montagna non è un Luna Park»

Tra Lombardia, Trentino e Alto Adige, nel Passo del Tonale un progetto di passerella in vetro chiamato SkyWalk sta causando una rivolta tra gli amanti della montagna. La zona è la località Monticelli, nei pressi di Passo Paradiso ed è a 2.585 metri di altitudine. La Sit, Società Impianti Turistici, investe 22 milioni per una piattaforma trasparente, una passerella in vetro, pavimento e protezioni laterali che offrirebbe ai turisti «un panorama a 360 gradi, sulle valli Camonica (nel Bresciano) e del Sole, in Trentino».
Lo SkyWalk del Passo del Paradiso
La sensazione «sarà quella di passeggiare nell’aria»: La Stampa fa sapere che il percorso sarà ad anello in vetta a un roccione che offre, oltre al vuoto, le vallate tutto intorno, compreso il Passo del Tonale che è frazione di Vermiglio. Insieme a passi su roccia e terra e muri di un rifugio “avveniristico”. I lavori sono già iniziati e finiranno il prossimo anno. Ma l’associazione Mountain Wilderness Italia chiede di fermare tutto e di aprire «un confronto pubblico sul modello di sviluppo turistico che si vuole perseguire in quest’area».
L’appello di Mountain Wilderness
Il dibattito ruota sempre allo sfruttamento della montagna osteggiato da chi vuole preservarne la natura selvaggia. Si tratta di uno «sfregio sul Passo Paradiso. Il Comune fermi i lavori sulla montagna». «Questa realizzazione altera inevitabilmente la percezione e la lettura di questo paesaggio. Lo SkyWalk viene presentato come uno strumento di valorizzazione naturalistica e storica del territorio. Ma la vera valorizzazione, oggi, dovrebbe significare esattamente il contrario: sottrarre la montagna alla continua necessità di essere trasformata e attrezzata».
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L’infrastrutturazione di Pontedilegno-Tonale
E ancora: «Lo SkyWalk si inserisce infatti in un più ampio processo di infrastrutturazione del comprensorio Pontedilegno-Tonale, che comprende nuovi impianti di risalita, il potenziamento dell’innevamento artificiale e il rinnovamento delle strutture esistenti». Un modello che Mountain Wilderness considera superato: «In una fase di crisi climatica, con il progressivo ritiro dei ghiacciai e la crescente difficoltà dell’industria dello sci a garantire le condizioni del passato, la risposta non può essere continuare ad aggiungere infrastrutture, cemento, acciaio, vetro e impianti. Occorre invece interrogarsi sul futuro dei territori montani, sulla loro capacità di accogliere senza essere consumati, sulla qualità del turismo e sulla necessità di restituire spazio alla naturalità. La montagna non è un luna park e non deve diventarlo».
L’azienda Sit
L’azienda Sit per il 54,25% è di privati e per il resto è diviso tra la Provincia di Brescia, cinque comuni e per il 40.41% della Fondazione Val Camonica. Per questo Manuela Baldracchi e Margherita Franzoni di Italia Nostra di Trento e della Val Camonica si appellano ai comuni di Ponte di Legno e Vermiglio: «Sospendete subito i lavori e ridefinite un progetto del turismo che offra una montagna libera da nuove infrastrutture, siano queste definite leggere o pesanti».
Per quelle montagne invece il presidente di Mountain Wilderness Luigi Casanova rispolvera una proposta fatta nel 1991 con Alexander Langer, primo presidente del gruppo verde europeo: «Il Parco europeo delle Alpi centrali–Peace, a partire dallo Stelvio. Sconvolto dalla tragedia della guerra in Jugoslavia, Langer pensò che la natura potesse divenire un tassello di unione fra i popoli, di fratellanza». L’obiettivo: fare delle Alpi un grande monumento naturale e fondare l’Europa sul rispetto dell’ambiente».

