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Il secondo flop su Artemis 1? Il capo dell’Agenzia spaziale italiana: «Perché è un fallimento “normale”». Le ipotesi sui prossimi tentativi della Nasa

Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, spiega come il fallimento dei test sia già successo in passato e puntualizza su quali criticità bisognerebbe concentrarsi

Non c’è da preoccuparsi se è stato annullato il lancio del razzo Space Launch System (Sls) della missione Artemis 1 diretta sulla Luna. A rassicurare è Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), che spiega come si tratti di test il cui fallimento è da considerare «normale». Era già successo con il programma Apollo in cui, come ogni lancio precedente all’allunaggio, era stato preceduto da test preliminari. «Quello che si adotta è un approccio sequenziale, nel quale ogni passo serve ad apprendere quali sono i problemi, a individuare le difficoltà e nel superarli», spiega Saccoccia. Il motivo per cui sia momentaneamente fallita la missione Artemis 1 risiede in una perdita di idrogeno liquido localizzata in uno dei raccordi lungo la linea di caricamento del propellente fra lo stadio centrale del razzo e la piattaforma di lancio mobile. Tre i tentativi dei tecnici, ma non c’è stato niente da fare. Così la direttrice di lancio Charlie Blackwell-Thompson ha dato ordine di annullare la partenza. È normale, spiega il presidente dell’Asi, anche questa perdita di idrogeno liquido. «È facile immaginare la complessità di dover riempire un serbatoio così grande, come quello del razzo Sls, con del propellente capace di creare shock termico. È una procedura complicatissima».


La vera criticità

Secondo Saccoccia, ora la vera criticità sarà definire «il tempo necessario per i nuovi interventi tecnici, considerando l’ipotesi della Nasa di riportare il razzo nell’edificio di assemblaggio», il Vab (Vehicle Assembly Building) del Kennedy Space Center. Questo eventuale spostamento è dovuto al fatto che la Nasa ha deciso di non utilizzare una rampa con una grande struttura su cui fare gli interventi in loco, pertanto per aggiustamenti più complessi diventa necessario spostarsi sulla Vab. Qualora si facesse, il percorso dalla piattaforma di lancio al Vab necessiterebbe di 8 ore, riferisce l’esperto, il quale però precisa come ormai sia una «procedura ben sperimentata». Se si decidesse di avviarlo sarebbe «per capire le cause della perdita di propellente avvenuta nell’interfaccia fra il sistema di caricamento dell’idrogeno liquido e il lanciatore», spiega ancora Saccoccia. Nel caso della prima perdita di idrogeno, che aveva portato al primo annullamento della missione, i tecnici avevano provato a «intervenire in loco perché si pensava che fosse sufficiente». Con la seconda perdita, però, hanno convenuto che è necessario un lavoro più approfondito, con buona probabilità attraverso la sostituzione di alcuni componenti del razzo Sls, come il raccordo in cui vi è stata la perdita.


La Nasa si riunisce per decidere le prossime date

Nelle prossime ore i responsabili di Artemis 1 si riuniranno per decidere come procedere. Al momento, pare che una possibilità sia un terzo tentativo di lancio lunedì 5 o martedì 6 settembre, a meno che – come spiegava Saccoccia – non si decida di spostare il razzo all’edificio di assemblaggio Vab. In questo caso, il nuovo lancio verrebbe spostato a fine settembre o a fine ottobre. A dirlo è l’amministratore capo della Nasa, Bill Nelson, in un’intervista su Nasa Tv. «I possibili periodi vanno dal 19 settembre al 4 ottobre e dal 17 ottobre al 31 ottobre», ha detto, specificando anche lui come si tratti semplicemente di test il cui obiettivo è «portare in sicurezza esseri umani sulla Luna».

Articolo aggiornato alle 22:20 con correzione refuso

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