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Putin nei guai per la guerra in Ucraina: la lettera per chiedere le sue dimissioni e le critiche dei ceceni

La Russia perde terreno e il presidente inizia ad essere sempre più criticato per la sua gestione del conflitto «disperatamente fuori tempo»

Ci sono sempre più indizi a suggerire che la controffensiva ucraina stia effettivamente mettendo in difficoltà la Russia. Le forze armate del Paese invaso hanno riguadagnato terreno – 6 mila chilometri quadrati dall’inizio di settembre, tra cui la seconda città del paese Kharkiv. E il presidente russo vede le proprie opzioni ridursi sempre di più e il dissenso interno crescere. Qualche oligarca si era già schierato contro «l’operazione militare speciale» in Ucraina e nove imprenditori russi sono morti in circostanze misteriose dall’inizio della guerra. I risultati deludenti stanno rivelando uno zar sempre più isolato e in bilico. «Le tue visioni, il tuo modello di gestione sono disperatamente fuori tempo e impediscono lo sviluppo della Russia e del suo potenziale umano». Questo è quanto si legge in un lettera scritta e firmata da sette dei dieci deputati municipali del distretto Smolninskoye di San Pietroburgo, città natale del presidente. Il testo si appella alla Duma, la Camera bassa del parlamento russo, affinché questa processi il presidente russo Vladimir Putin. Accusato di «tradimento» nei confronti della sua stessa patria. A criticare il presidente sono stati anche ospiti televisivi e il generale ceceno Ramzan Kadyrov.


Le critiche all’Operazione Speciale

«Riteniamo che la decisione del presidente Putin di lanciare l’operazione militare speciale danneggi la sicurezza della Russia e dei suoi cittadini», si legge nel testo riportato da la Repubblica e inviato anche al Consiglio di sicurezza del Paese e ai leader di cinque partiti russi. Lo zar insomma, viene ritenuto responsabile delle conseguenze che la guerra sta avendo sulla società e sull’economia russe. Vengono menzionate le migliaia di perdite umane dell’esercito dello zar (oltre 5 mila) e i danni economici delle sanzioni. Tra le colpe di Putin ci sarebbe anche l’espansione del blocco Nato a Svezia e Finlandia e la militarizzazione dell’Ucraina. I sette, tra cui il principale promotore, Dmitrij Paljuga sono stati convocati dalla polizia per aver «screditato» l’esercito russo. Il loro esempio, però, è stato seguito da tre deputati municipali del consiglio del distretto moscovita di Lomonosovskij. E poi da altri ancora. Sono 19 i deputati distrettuali di Mosca e San Pietroburgo che hanno criticato lo zar. Se il testo delle lettere verrà equiparato alla diffusione di informazioni false sulla guerra, i firmatari potrebbero andare in carcere fino a 15 anni, come previsto dalla legge bavaglio introdotta nell’ambito della guerra.


Le critiche in tv e del generale ceceno

Nel frattempo, lo zar ha smesso di inviare truppe in Ucraina e ora si trova di fronte a un bivio. Cedere e iniziare una ritirata, o rincarare la dose, con ulteriori ricatti energetici all’Europa, una dichiarazione di guerra ufficiale che consentirebbe di schierare più apertamente tutto l’esercito regolare, e – soprattutto – le armi nucleari tattiche di cui l’Ucraina non dispone. Sulla televisione russa si sono scatenati dibattiti sul da farsi. Diversi esperti ed ex esponenti statali russi che hanno espresso critiche per la gestione del conflitto dal parte del Cremlino. Anche un fedelissimo di Putin, il generale ceceno Ramzan Kadyrov ha criticato le mosse del presidente. Pochi giorni fa ha definito la situazione bellica «infernale», aggiungendo che: «Se oggi o domani non ci saranno cambiamenti di strategia nel condurre l’operazione militare speciale (in Ucraina), dovrò andare al ministero della Difesa e dai vertici del Paese per spiegare loro la situazione». Tutto ciò avviene mentre le sanzioni strozzano l’economia russa, che luglio ha subito un deficit di bilancio di 900 miliardi di rubli, equivalenti all’8% del Pil mensile. Ma il Cremlino non cede e per parola del portavoce Dmitry Peskov fa sapere che la Russia continuerà l’operazione militare speciale in Ucraina «fino al raggiungimento dei propri obiettivi».

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