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Dagli occhi di tigre a Peppa Pig, i migliori meme della campagna elettorale

Alle elezioni più social di sempre sembra quasi che la politica abbia disarmato i memisti: a cosa serve fare meme sui post dei politici se i nuovi meme sono gli stessi post dei leader?

Mancano due giorni alle elezioni politiche, che arrivano dopo una frettolosa e, a tratti, improvvisata campagna elettorale. C’è chi le ha definite le più social, in virtù dell’arrivo dei leader politici nelle piazze virtuali delle nuove generazioni, TikTok in testa, nel tentativo di avvicinarsi a loro adottandone lo stile comunicativo. Un avvicinamento poco riuscito e che non ha certo frenato il mondo dei meme, noto per prendere di mira la politica e acerrimo nemico degli atteggiamenti considerati da boomer. Anche questa volta i memisti italiani non si sono fatti affascinare dai tentativi di avvicinamento dei leader e hanno saputo mettere in evidenza le grandi contraddizioni di una politica percepita come “vecchia”. Dalla rivisitazione dei manifesti elettorali del Pd, passando per la popolarità di Pippo Civati, fino a Peppa Pig, ecco alcuni dei meme più virali di questa campagna elettorale 2022.


Occhi di tigre cercasi

Per la campagna elettorale il PD ha lanciato una serie di grafiche con un manifesto diviso in due da una linea diagonale. Da una parte, la proposta del partito; dall’altra, l’opposto. Sotto l’invito a scegliere. Ad esempio: «Discriminazioni / Diritti» oppure «Con Putin / Con l’Europa». Presto i memisti del web si sono sbizzarriti e – usando la grafica dem – hanno lanciato diverse proposte ironiche, come «Con la pancetta o con il guanciale?». Quest’ultima è stata poi ripresa anche dallo stesso Letta, per stare al gioco e forse recuperare il controllo della campagna.


Il segretario Dem è tra quelli che hanno giocato di più sui meme con una campagna che, però, non è stata esente da critiche. Osservando i molti contenuti diventati virali, emerge spesso un’accusa tra le righe a Enrico Letta: di essere simpatico e giocherellone sul web e poco incisivo nella realtà. Per questo alcuni hanno rivisitato il logo del Partito Democratico: al posto dello slogan in basso «Italia democratica e progressista» ci scrivono: «Votateci per favore vi prego». Una narrazione che sembra essere in controtendenza rispetto a quella lanciata a luglio del segretario dem. «È dai nostri occhi della tigre che gli elettori devono vedere la nostra volontà di vincere le elezioni», disse Letta citando Rocky.

L’incubo sbarramento

Alcuni tra i post satirici del web più condivisi mettono in evidenza il rischio che corrono i partiti di non superare la soglia di sbarramento del 3%. Uno di questi riprende il ballo nel Titanic tra Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, che in questo caso simboleggiano due partiti di sinistra, si legge: «Ho il 2%», dice lei. «Anche io ho il 2%», risponde lui per poi urlare insieme: «Alleiamoci!».

Il caso Pippo Civati

Politico, editore e fondatore di Possibile, Pippo Civati è diventato negli anni una star sui social, tanto da essere protagonista di una nota fanpage ideata in suo “onore”, Sdraiati per Civati, in cui vengono raccolti i tantissimi meme a lui dedicati. In gran parte dei meme, il leader di Possibile è rappresentato come politico determinato e coerente con i valori progressisti che porta avanti. Sembrerebbe, però, che questa popolarità sui social non troverà riscontro nelle urne elettorali. Un tema molto gustoso per i memisti di professione.

La battaglia per una nuova Peppa Pig

La campagna elettorale del centrodestra, guidata dalla leader di Fdi Giorgia Meloni, in più occasioni ha puntato sui valori conservatori, sfociando talvolta in prese di posizione bollate come «ridicole». Tre le più recenti, l’accusa di propaganda Gender al cartone animato Peppa Pig. Fratelli d’Italia è insorto contro un episodio della settima stagione che presentava una famiglia arcobaleno. E per questo Giorgia Meloni è finita nel mirino dei memisti.

Non mancano, inoltre, i contenuti sui valori promossi dal centrodestra considerati troppo vicini a quelli dell’Ungheria di Viktor Orbàn.

I giovani: «Ma cosa memiamo a fare?»

Oltre alla satira del web sulla politica e ai meme utilizzati dai partiti per la propria campagna elettorale, la novità di queste elezioni riguarda i contenuti social prodotti dagli stessi leader, bollati spesso come «cringe». «Cosa memiamo a fare?», è il commento più diffuso tra i giovani che hanno ricondiviso foto e video dei politici che tentavano di risultare simpatici. Dagli hashtag di Enrico Letta ai video su TikTok di Berlusconi, Salvini e Calenda, sembra quasi che questi abbiano disarmato i memisti: a cosa serve fare meme sui post dei politici se i nuovi meme sono proprio i post dei leader?

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