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Il Parlamento Europeo approva la risoluzione anti-Putin. Ma il Pd si spacca sull’emendamento dei negoziati

Anche il M5s ha protestato per la bocciatura della proposta del gruppo The Left astenendosi al voto generale

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che fornirà ulteriore supporto all’Ucraina contro Mosca, prendendo una posizione netta contro le operazioni militari di Vladimir Putin. Sono stati 504 i voti favorevoli: una netta maggioranza, considerando i 26 contrari e i 36 astenuti. Tra questi, però, spicca la presenza di 5 eurodeputati italiani: 4 del Movimento 5 Stelle e un indipendente con passato grillino. Questi hanno deciso di non votare la risoluzione di Strasburgo come segno di protesta per la bocciatura di un emendamento che invitava gli Stati membri «a vagliare tutte le potenziali vie per la pace e a proseguire gli sforzi per porre immediatamente fine alla guerra». Emendamento che ha provocato anche una spaccatura all’interno del Pd che potrebbe segnare un ulteriore allontanamento tra i dem e i pentastellati.


Il testo della risoluzione

La risoluzione approvata sancisce ufficialmente l’invalidità dei «referendum farsa condotti sotto la minaccia delle armi» a Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Cherson. Viene, poi, aggiunta la richiesta dell’istituzione di un tribunale internazionale per crimine di aggressione contro l’Ucraina, la condanna alla mobilitazione militare lanciata dal Cremlino e la proposta di un aumento dell’assistenza militare. Sarebbe proprio quest’ultimo punto ad aver sollevato le polemiche delle ali più estreme del Parlamento, sia a destra che a sinistra. In particolare, gli eurodeputati grillini astenuti che sostenevano l’emendamento promosso dal gruppo The Left.


L’emendamento di The Left

Con gli irlandesi Clare Daly e Mick Wallace primi firmatari, l’emendamento poi bocciato prevedeva una condanna «all’assenza di iniziative diplomatiche dell’Unione europea» e chiedeva la ricerca di una «soluzione pacifica» del conflitto basata sul «rispetto dell’integrità territoriale ucraina e del diritto internazionale». A questo, si aggiungeva il riconoscimento di «un certo grado di autonomia» per alcune regioni ucraine e uno status neutrale per l’Ucraina. Secondo Laura Ferrara, una degli eurodeputati pentastellati che si sono astenuti al voto della risoluzione, con la bocciatura a questo emendamento «abbiamo sprecato l’occasione di indicare la strada alle istituzioni europee», ma ribadisce «lavoreremo con coerenza e responsabilità per far prevalere il negoziato e la diplomazia».

La posizione del Pd e del M5S

«Sono convinto che una mobilitazione per la pace serva, sia utile», ha scritto in un tweet Pierfrancesco Majorino, uno dei 7 eurodeputati del Pd accusati di essere dissidenti. Con lui, Pietro Bartolo, Caterina Chinnici, Andrea Cozzolino, Giuseppe Ferrandino, Franco Roberti e Massimo Smeriglio hanno deciso di sostenere l’emendamento di The Left accusato di essere troppo filo-russo. Per quanto riguarda il Movimento, scrive Il Fatto Quotidiano, questa decisione non era legata al mancato sostegno alla causa ucraina, ma piuttosto a un eccessivo sbilanciamento del testo su posizioni che contemplano esclusivamente la soluzione militare a discapito di quella diplomatica. «Condividiamo senza se e senza ma il fermo sostegno dell’Unione europea all’Ucraina e la doverosa condanna dei crimini di guerra commessi dalle forze armate russe, ma è evidente che la postura finora assunta nel conflitto deve cambiare», afferma il partito guidato da Giuseppe Conte.

Gli eurodeputati Clare Daly e Mick Wallace

Particolare attenzione, però, va rivolta ai firmatari di quell’emendamento tanto discusso: Clare Daly e Mick Wallace. Della prima eurodeputata sono famosi gli interventi a Strasburgo nei quali manifestava la propria contrarietà all’imposizioni di sanzioni contro Mosca. «Fanno solo soffrire i popoli», affermava accusando l’Occidente di rifiutarsi a «promuovere» i negoziati di pace. Di Daly, però, si ricorda anche come lo scorso gennaio sosteneva che le truppe russe che si stavano accumulando al confine ucraino erano «chiaramente difensive» e che «non ci siano prove che la Russia abbia alcun desiderio di invadere l’Ucraina, non sarebbe di alcun beneficio per loro». Iniziata l’invasione, nonostante le sue previsioni, sia lei che Wallace hanno votato contro la concessione di 1,2 miliardi di euro in prestiti all’Ucraina.

Per queste sue posizioni, Daly è stata inserita lo scorso luglio nell’elenco di personaggi pubblici accusati dal servizio di sicurezza di Kiev di diffondere propaganda russa. Anche Wallace è celebre per le sue posizioni più o meno manifestatamente filo-russe. In particolare, quando la Russia riconobbe formalmente le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, l’eurodeputato irlandese si batteva per l’abolizione della Nato affermando che «non ha niente di buono da offrire a chi preferisce la pace alla guerra». In un’intervista rilasciata a una radio irlandese, ha spiegato di non aver votato la risoluzione di giovedì «perché su molte cose non siamo d’accordo, come ad esempio l’invito agli Stati membri ad aumentare massicciamente la loro assistenza militare».

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