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L’apertura di Xi agli Stati Uniti: «Pronti a collaborare per la coesistenza pacifica e la cooperazione»

27 Ottobre 2022 - 13:01 Gianluca Brambilla
epa03976116 Chinese President Xi Jinping (R) shakes hands with US Vice President Joe Biden (L) inside the Great Hall of the People in Beijing, China, 04 December 2013. US Vice President Joe Biden arrived for talks with Chinese leaders amid regional tension over China's newly declared air defence identification zone over the East China Sea.  EPA/LINTAO ZHANG / POOL
Il presidente cinese manda un segnale di distensione in vista del G20 di Bali, dove potrebbe esserci il primo faccia a faccia con Joe Biden
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La Cina è «pronta a collaborare con gli Usa per trovare il modo giusto per andare d’accordo nella nuova era sulla base del rispetto reciproco, della coesistenza pacifica e della cooperazione vantaggiosa per tutti». Questo il messaggio rivolto a Joe Biden dal presidente cinese Xi Jinping, che la scorsa settimana è stato riconfermato alla guida del Partito comunista (e del Paese) per la terza volta consecutiva. L’occasione è stata la cena di gala annuale del National Committee on Us-China Relations al Plaza di New York, dove Xi ha fatto leggere un suo messaggio. Nessuna comunicazione diretta tra i due presidenti, dunque. Piuttosto, un invito al dialogo e alla cooperazione, soprattutto in vista del prossimo G20 che si terrà a Bali il 15 e 16 novembre, dove i due leader potrebbero avere il loro primo faccia a faccia dopo molti anni. Dall’inizio della guerra in Ucraina, infatti, i due si sono parlati in videoconferenza soltanto un paio di volte e, da quando Biden è stato eletto, non si sono mai incontrati di persona. In un contesto di crescenti tensioni – non solo diplomatiche, ma anche militari – Cina e Stati Uniti devono «trovare il modo di andare d’accordo» per salvaguardare la pace, ha aggiunto Xi. Secondo il presidente cinese, una maggiore cooperazione «non sarà solo un bene per i due Paesi, ma anche per il mondo».

Il nodo Taiwan

Sullo sfondo di questa apertura al dialogo restano però diversi terreni di scontro: la sfida per il primato tecnologico, il controllo di Taiwan, la repressione delle proteste a Hong Kong e le presunte violazioni di diritti umani nello Xinjiang. Nei giorni scorsi, Biden aveva definito la Cina «l’unico competitor» degli Stati Uniti sullo scacchiere internazionale. Oggi, parlando con i responsabili del dipartimento della Difesa, il presidente americano ha invitato però a «gestire in modo responsabile la crescente intensa concorrenza con la Cina». A peggiorare la situazione aveva contribuito senz’altro la visita dello scorso agosto a Taipei da parte della speaker della Camera Nancy Pelosi, che ha spinto Pechino a chiudere i canali di comunicazione militare con Washington. Nei giorni scorsi, il capo del Pentagono Lloyd Austin ha fatto sapere di essere al lavoro per ripristinare i canali diplomatici. «Se gli Usa intendono rafforzare la comunicazione, dovrebbero eliminare i fattori negativi», gli ha risposto oggi il portavoce del ministero della Difesa cinese Tan Kefei. «Tutto ha una causa e un effetto: le gravi difficoltà che devono affrontare le attuali relazioni tra militari risiedono interamente sulla parte statunitense», ha aggiunto. In altre parole, la Cina è disposta a riaprire i canali diplomatici, a patto però che gli Stati Uniti non mettano in discussione la strategia di Pechino su Taiwan.

Foto di copertina: EPA / LINTAO ZHANG | Il presidente cinese Xi Jinping (a destra) con l’allora vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden (a sinistra) nel 2013

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