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Nord Stream, nessuna prova sul messaggio «È fatto» di Truss a Blinken: ecco cosa non quadra

La vicenda stride con la ricostruzione dell’hackeraggio precedentemente fatta dalla stampa inglese

La scorsa settimana, il Daily Mail aveva sganciato la bomba su Liz Truss, rivelando che il suo telefono sarebbe stato hackerato da «agenti sospettati di lavorare per il Cremlino» quando era ancora ministra degli Esteri. La testata aveva aggiunto che l’allora primo ministro Boris Johnson provò a insabbiare la vicenda, con la complicità del segretario di gabinetto, Simon Case. Non risulta difficile comprendere il perché: oltre a compromettere la possibilità di Truss di rivendicare la premiership, la scoperta avrebbe avuto ricadute internazionali difficili da controllare. Proprio come quelle che sembrerebbero arrivare nelle ultime ore.

Per chi ha fretta:

  • Mosca accusa Londra di essere coinvolta nel sabotaggio del gasdotto Nord Stream.
  • Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev ha citato come prova un presunto sms inviato da Truss a Blinken il giorno dell’attacco al gasdotto.
  • Patrushev cita un tweet dell’imprenditore Kim Dotcom, ma nemmeno quest’ultimo offre prove solide a sostegno dell’affermazione.
  • La vicenda stride inoltre con la ricostruzione dell’hackeraggio precedentemente fatta dalla stampa inglese.

Analisi

La rivelazione del Daily Mail arriva proprio nei giorni in cui la Russia denuncia il presunto coinvolgimento del Regno Unito nel sabotaggio del gasdotto Nord Stream. E, a detta dei russi, giocherebbe un ruolo fondamentale nel provare le loro accuse. Secondo i sostenitori del Cremlino, infatti, l’hackeraggio subito dal dispositivo dell’ex premier britannica avrebbe fatto salire a galla anche un presunto sms indirizzato al segretario di Stato degli Usa, Antony Blinken. «Tutto è stato fatto»: questo il contenuto del messaggio che sarebbe stato inviato lo scorso 26 settembre, un minuto dopo l’esplosione del gasdotto. Lo ha dichiarato il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Nikolaj Patrushev, durante una riunione dei segretari dei Consigli di sicurezza dei paesi della Csi (Comunità degli Stati indipendenti). La fonte citata da Patrushev è un tweet dell’imprenditore tedesco-finlandese Kim Dotcom: «I russi sapevano che la Gran Bretagna aveva fatto saltare in aria gli oleodotti», ha scritto Kim sul social network.

L’imprenditore informatico tedesco con cittadinanza finlandese, accusato di frode dall’Fbi e attualmente residente in Nuova Zelanda, non ha fornito – almeno per il momento – alcuna prova a sostegno della sua affermazione. Lascia intendere che le informazioni derivino dalla violazione dell’iCloud di Truss. La notizia è stata presto rilanciata da vari blog e utenti sui social Network. Ecco un esempio:

la verità viene sempre fuori

L’iPhone dell’ex premier Truss è stato hackerato. Il messaggio, “it’s done”, inviato al segretario di Stato Blinken, conferma il coinvolgimento della Marina britannica nell’attacco a #NordStream . L’ambasciatrice inglese a Mosca è stata convocata al Ministero degli Esteri russo.

Ma ci sono elementi che stridono chiaramente su ciò che finora sappiamo dell’hackeraggio subìto da Truss. «Secondo il Daily Mail, l’ex primo ministro britannico Liz Truss inviò un messaggio di “Operazione conclusa” al segretario di Stato americano Blinken dopo l’esplosione del Nord Stream 2», si legge in questo post su Facebook. In realtà, la testata inglese da cui ha avuto origine lo scandalo non solo non menziona minimamente suddetto messaggio, ma evidenzia una serie di ragioni per le quali la teoria risulta poco credibile e anzi viene definita «complottista».

Gli elementi che non convincono

Come abbiamo già accennato, il giornale sostiene che l’hack è stato scoperto «durante l’estate», mentre Truss era ancora ministro degli Esteri e in corsa per sostituire Boris Johnson come Primo Ministro. L’attacco al gasdotto Nord Stream, invece è avvenuto solo il 26 settembre: a distanza di circa tre settimane dalle elezioni che avevano visto la vittoria della leader Tory, il cui mandato si è poi rivelato meno longevo di una lattuga. Sebbene la notizia sia diventata di dominio pubblico solo negli ultimi giorni, dunque, a Downing Street l’attacco hacker era ben noto: risulta dunque altamente improbabile che il dispositivo abbia continuato ad essere usato dopo che la violazione era stata scoperta.

Prima delle accuse di Mosca, anzi, il Mail scriveva che il telefono era stato segregato in una cassaforte chiusa a chiave, per poter essere «esaminato da esperti forensi ma all’insaputa degli hacker». E racconta anche un aneddoto riguardo l’ansia dei ministri e dei consiglieri di gabinetto quando Truss divenne all’improvviso irreperibile: dopo oltre dieci anni, era stata costretta a cambiare numero.

Botta senza risposta

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha chiesto risposte: «Francamente, non mi interessa chi ha ottenuto queste informazioni o come. Sono interessata alla risposta di Londra alla seguente domanda: Il primo ministro britannico Liz Truss ha inviato un messaggio al Segretario di Stato americano Antony Blinken subito dopo l’attentato al gasdotto Nord Stream dicendo “È fatto?”». Il Regno Unito non ha ancora risposto all’interrogativo. Al momento, tuttavia, la versione di Mosca risulta carente di prove fondate e poco compatibile con il racconto inizialmente fatto riguardo all’hacking. Mentre su quanto accaduto realmente al Nord Stream continuano ad addensarsi mistero, sospetti e accuse.

Conclusioni

Non sono state fornite prove del presunto sms che l’ex prima ministra Liz Truss avrebbe inviato al Segretario di Stato Antony Blinken. Mosca si rifà al tweet di un imprenditore informatico che per il momento non ha pubblicato informazioni in grado di supportare credibilmente l’accusa. La data del presunto messaggio, inoltre, sembra incompatibile con la ricostruzione dello scoop del Daily Mail.

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