Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Saviano contro il governo: «Destra ignorante: la vera minaccia è il razzismo, non i migranti»

In un’intervista alla Stampa, lo scrittore parla di «ferocia» della destra, concepita «dalla spensieratezza degli ignoranti»

Secondo Roberto Saviano il problema della destra, più che logistico, è morale. Questo perché, a suo dire, chi parla di «emergenza migranti» fa solamente «propaganda anti-immigrato in maniera del tutto strumentale». E, inoltre, «danneggia il Paese anche economicamente». Lo dichiara in un’intervista alla Stampa, in cui parla di «ferocia» della destra, concepita «dalla spensieratezza degli ignoranti». Ma non risparmia nemmeno il centro-sinistra, contestandole «il piglio dell’amministratore del potere» e il suo evitamento di «ogni questione che considera divisiva, perdendo consenso, elettori e faccia». Il Movimento 5 Stelle, rispetto alla questione dell’immigrazione, secondo lui ha invece «poco da dire», considerando che «scansa ogni questione internazionale (fatta eccezione per la guerra in Ucraina)». L’Europa, in questo contesto, ci ha voltato le spalle? Secondo Saviano, il problema risiede nella sua disomogeneità: «al suo interno ci sono anche capi di Stato cari al Signor Presidente Meloni. Mi riferisco a Orban».


L’attacco a Salvini e agli «sbarchi selettivi»

Ma il vero bersaglio dell’attacco dello scrittore è «la propaganda sovranista». Citando Matteo Salvini, spiega che «le Ong salvano un decimo degli immigrati che via mare raggiungono le coste italiane». Ma rappresentano la possibilità di «raddoppiare il consenso» per il leader leghista: «migranti stranieri portati in salvo da navi straniere, ergo stranieri al quadrato. Per lui il ragionamento è semplice». In riferimento alle manovre del governo negli ultimi giorni, in particolare al braccio di ferro sugli sbarchi a Catania e Reggio Calabria, lo scrittore parla di una linea «inaccettabile». In particolare i cosiddetti «sbarchi selettivi» di migranti dalle navi Geo Barents e Humanity 1 rappresenterebbero «una selezione su base discrezionale». «Chi determina la fragilità? Con quali parametri?», è la domanda retorica del giornalista. La selezione, sostiene, ha fatto finire l’inferno per qualcuno, ma lo ha fatto cominciare per altri. «Madri e figli separati», aggiunge, nonostante «questi ministri» abbiano fatto vedere agli italiani «che per loro la famiglia è tutto». E ora, prosegue, «separano famiglie? E allora l’unica famiglia a cui tengono è la propria». Il neo ministro dell’Interno Piantedosi, che aveva definito i migranti rimasti sulle navi «carico residuale», secondo Saviano ha una «colossale inadeguatezza» rispetto al ruolo che ricopre. I suoi decreti, aggiunge, sono destinati alla bocciatura della Corte Costituzionale, perché «incompatibili con la Carta». Il riferimento è anche al Decreto anti-rave: «Una pagliacciata incostituzionale adatta a una democratura».


Tanti nemici, tante querele

Dal punto di vista di Saviano, i problemi della destra travalicano infatti i confini della questione migratoria. Il modo in cui quest’ultima viene affrontata, per esempio, e «la ferocia con cui si attaccano i percettori del reddito di cittadinanza», non sono che «due facce della stessa medaglia». Accuse dure, che non temono la reazione degli attuali premier e vice-premier, verso cui rivendica la sua «indignazione» e il suo «più grande disprezzo». «Fiero per tutto il fastidio che gli do. Ai loro livelli si querela quando non se ne può più, quando si crede di doverne intimidire uno – magari con più visibilità – per intimidirne cento», conclude. Non si mostra in soggezione neanche rispetto alle querele del ministro Sangiuliano: «Ho solo descritto il suo percorso. Deve essersi offeso. Ma non è che uno può cancellare il suo passato, anche se è costellato di Cosentino, Landolfi, Laboccetta et similia; non sarebbe dignitoso. E io sono certo che Genny agli amici che tanto hanno fatto per lui tiene ancora, sotto sotto». A questo proposito, Saviano ricorda come la democrazia italiana sia a rischio in quanto «il primo motore economico del paese sono quelle mafie ancora del tutto assenti dal dibattito politico».

Continua a leggere su Open

Leggi anche: