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Ong contro il governo, la Humanity non lascia Catania: verso lo scontro al Tar. Dalla Geo Barents sbarcano donne e bambini – Il video

Il comandante aveva annunciato che sarebbe rimasto nella città portuale assieme ai 35 sopravvissuti finché non fossero sbarcati dalla nave

Continua il braccio di ferro tra Ong e Governo sulla questione degli sbarchi dei migranti al porto di Catania. I legali dell’Ong Humanity One infatti starebbero stilando un ricorso al Tar di Catania contro «la disposizione impartita dalle autorità al capitano Joachim Ebeling di lasciare il porto con i 35 sopravvissuti a bordo». Il comandante aveva annunciato nel tardo pomeriggio di domenica 6 novembre che sarebbe rimasto a Catania assieme ai sopravvissuti finché non fossero sbarcati tutti dalla nave. «Non posso lasciare il porto di Catania, sarebbe contro le leggi andare via con i sopravvissuti, come mi ha spiegato il mio legale», aveva detto. E poi: «I naufraghi rimasti a bordo sono in uno stato depressivo e di apatia, siamo profondamente preoccupati per la loro salute mentale». Nel frattempo, si sono concluse le operazioni di sbarco per la nave Geo Barents di Medici Senza frontiere. Delle 572 persone che si trovavano a bordo, 357 sono state fatte sbarcare mentre 217 naufraghi non sono stati fatti scendere a terra. A riferirlo è stata la stessa Ong. Nel tardo pomeriggio Msf aveva annunciato l’inizio delle prime operazioni di sbarco: tre donne incinte, 50 minorenni non accompagnati e altri dieci minorenni assieme alle loro famiglie erano stati fatti scendere dalla Geo Barents, dopo l’autorizzazione da parte delle autorità italiane per la valutazione dei casi di vulnerabilità a bordo.


Lo sbarco dei migranti dalla Humanity 1

Delle 179 persone che si trovavano a bordo della Humanity 1, 144 sono state fatte sbarcare nella notte, mentre i 35 sopravvissuti non sono stati fatti scendere a terra poiché – secondo la stessa Ong – «le autorità italiane sembra non vogliano lasciarli sbarcare: sono tutti uomini adulti, senza problemi medici». I dati sono stati confermati anche dal Viminale che ha inoltre fatto sapere che i migranti scesi dalla nave, dopo le operazioni di prima assistenza e identificazione, sono stati trasferiti nei centri di accoglienza. Tra i 35 migranti rimasti a bordo della Humanity 1, ce ne sarebbe uno che si è sentito male, riporta la Repubblica. Un ventenne pachistano sarebbe stato colpito da un attacco d’ansia all’idea di dover ritornare nei centri di detenzione libici dove i migranti vengono tenuti in attesa di partire per le sponde stettentrionali del Mediterraneo. L’ansia sarebbe quindi sfociata in un pianto e poi un attacco di panico tanto forte che sul ragazzo è stato praticato il massaggio cardiaco.


Secondo quanto raccontano il senatore Antonio Nicita (Pd), e i deputati Aboubakar Soumahoro (Verdi e Si) e Anthony Barbagallo (Pd) – che sono saliti a bordo una volta appresa la notizia – l’ambulanza ci avrebbe messo 20 minuti ad arrivare. Nell’attesa sarebbero stati i volontari di Sos Humanity a prestare soccorso al ragazzo, che ora si trova in ospedale senza che altro si sappia riguardo le sue condizioni di salute. Alla luce dell’accaduto, Nicita denuncia: «Questa notte è stata fatta solo una valutazione medica generale, non c’era uno psicologo o uno psichiatra in grado di valutare lo stato mentale di queste persone. E da Humanity avevano avvisato che molti mostravano segni di sindrome da stress post traumatico». Sono inoltre scesi dalla nave i 100 minori non accompagnati. Prima di consentire lo sbarco, la nave è stata ispezionata dalle autorità. Come previsto dal nuovo protocollo, l’accesso alla terraferma è stato consentito solo a persone fragili, donne e bambini. Sul molo, al momento dello sbarco, erano presenti forze dell’ordine, operatori sanitari, volontari della Protezione civile e due bus di linea urbana, dove, poco prima dell’una, sono salite le prime persone a cui è stato permesso di scendere dalla nave. Le prime a scendere sono state tre donne minorenni con un bambino di 7 mesi. Successivamente è stato il turno di altri minori non accompagnati.

Cosa prevede il decreto interministeriale

Per tutta la notte sono andate avanti le operazioni per decidere chi può scendere e chi no, secondo il protocollo firmato dai ministri dell’Interno (Piantedosi), della Difesa (Crosetto) e delle Infrastrutture (Salvini), in quello che viene definito da più parti uno «sbarco selettivo». Il decreto interministeriale firmato dai tre ministri vieta di fatto alla nave tedesca Humanity 1 di rimanere nelle acque territoriali italiane per un periodo più lungo del «necessario», vale a dire solo per soccorrere persone fragili, donne e minori, che saranno ospitati al Palasport Spedini, in una struttura allestita dalla Protezione civile. Dopodiché la nave dell’Ong dovrà riprendere il largo. La protezione civile ha reso noto di aver offerto cibo e acqua alle persone sbarcate. Alcune di loro sono in cattivo stato di salute. Una volta valutato, se necessario, verranno trasportate in ospedale.

L’attesa per la Geo Barents

Dopo la Humanity 1, anche la Geo Barents, la nave di soccorso di Medici Senza Frontiere in attesa di approdo in un porto sicuro da 10 giorni, è entrata nel porto di Catania affinché possano essere valutati i casi di salute critici dei 572 miranti a bordo che la Ong ha salvato nel Canale di Sicilia. A renderlo noto è proprio Msf che riferisce di aver ricevuto la richiesta direttamente dalle autorità italiane. Rimangono al largo della costa sicliana altre due grosse navi ong: la tedesca Rise Above, con a bordo 90 persone, e la norvegese Ocean Viking, con 234 migranti a bordo, oltre ad altri natanti meno affollati. Fonti vicine al ministero delle Infrastrutture fanno sapere che il ministro Matteo Salvini, assieme ai colleghi di interno (Piantedosi), e Difesa (Crosetto) avrebbe già firmato l’ordinanza che vieta alla Geo Barents di sostare nelle acque italiane oltre il tempo necessario a verificare le condizioni di salute delle persone a bordo e a prestare soccorso a colore che versino in condizioni emergenziali e in precarie condizioni di salute.

Catania non è stato assegnato come porto sicuro

La Humanity 1 non ha ricevuto l’assegnazione di porto sicuro, ma solo una comunicazione che ne autorizzava l’ingresso in porto, mentre era in corso un violento temporale al largo delle coste catanesi. Petra Krischok, portavoce di Sos Humanity, parlando con i giornalisti, ha dichiarato: «Non sono io il capitano, non decido io, ma lasciare il porto di Catania se non dovessero sbarcare tutti i migranti che sono a bordo della nave sarebbe illegale, perché sono tutti profughi. I primi a sbarcare sono stati minorenni e bambini piccoli accompagnati dalle madri. I controlli sono ancora in corso, ma Catania non ci è stato assegnato come porto sicuro».

La linea di Piantedosi

Nella giornata di ieri, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, aveva dichiarato: «Le persone che hanno i requisiti possono sbarcare, ma gli altri devono tornare fuori dalle acque territoriali». L’Italia si fa «carico di ciò che presenta problemi di ordine assistenziale e umanitario, ma senza derogare al fatto che gli obblighi di presa in carico competono allo Stato di bandiera e senza venire meno agli obblighi umanitari su cui non faremo mai marcia indietro». Una posizione, quella dell’Italia, che a detta di Piantedosi avrebbe fatto registrare «qualche apertura alla discussione» in Europa, in merito alla ripartizione dei migranti, come nel caso della Francia, che si è detta disponibile ad accoglierli, in parte. Per la ong Sos Humanity il provvedimento «è illegale» perché tutte le 179 persone soccorse sono «rifugiati, in uno stato vulnerabile, alcuni di loro visibilmente traumatizzati: hanno bisogno di cure mediche e psicologiche». Nel frattempo, la procura di Catania ha reso noto di aver aperto un fascicolo di indagine per verificare l’eventuale presenza di scafisti nell’equipaggio delle due navi Humanity 1 e Geo Barents che saranno oggetto delle verifiche della squadra mobile che indagherà potenziali comportamenti illegali.

Le altre navi delle Ong in attesa di soccorso al largo delle coste in Sicilia

Ma oltre alla Humanity 1 ci sono altre le altre navi che da giorni hanno inviato una richiesta di soccorso e di un porto sicuro per gli oltre mille migranti che hanno complessivamente a bordo, mentre stazionano al largo delle coste orientali della Sicilia. Tra queste la Geo Barents, su cui si trovano 572 persone. Candida Lobes, responsabile comunicazione di Medici Senza Frontiere che gestisce questa nave, ha dichiarato: «A dieci giorni dal primo soccorso è inaccettabile l’attesa a cui sono sottoposti i profughi a bordo. Abbiamo razionato l’acqua e stiamo finendo le scorte alimentari, e in questa situazione non possiamo farci carico anche della gestione delle richieste d’asilo, che non è di nostra competenza». Al largo delle coste c’è poi la Rise Above, della ong tedesca Mission Lifeline con 90 persone a bordo e la Ocean Viking, battente bandiera norvegese, che ha soccorso 234 migranti. Altre due navi non ong, la Jean Francois Deniau che ha tratto in salvo 88 migranti e la petroliera Zagara che, in due operazioni, ha messo in salvo 59 migranti, recuperando anche due persone prive di vita.  

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