L’indagine sulla frana di Casamicciola e gli allarmi dimenticati: «Quelle case non dovevano essere lì»

La procura di Napoli indaga. I documenti dell’Autorità del Bacino e dell’Ispra. E i 12 milioni di euro mai spesi

La procura di Napoli ha aperto un fascicolo sulla frana di Casamicciola. I pm indagano per disastro colposo e passeranno al setaccio anche i condoni. Per capire se le case che si trovavano ai piedi del monte Epomeo fossero abusive e se pendesse un decreto di demolizione. In più i giudici hanno intenzione di guardare anche a ciò che si poteva fare prima del disastro. Sotto la lente ci sarà l’assenza di interventi di manutenzione dopo l’alluvione del 2009. E il piano per il dissesto idrogeologico. Le prime indiscrezioni parlano di 200 mila euro per la pulizia degli alberi e un milione per un intervento in un vallone a Casamicciola. Più un altro mezzo milione per un intervento di messa in sicurezza. Fondi stanziati ma mai utilizzati, o utilizzati male. Ma intanto un documento redatto dall’Autorità di Bacino dice che le case ai piedi del monte tra Casamicciola e Lacco Ameno non dovevano essere costruite lì.


L’inchiesta e le Pec

Agli atti dell’inchiesta ci saranno anche le Pec inviate dall’ex sindaco di Casamicciola quattro giorni prima della frana. «Il 22 novembre avevo scritto al prefetto di Napoli, al commissario prefettizio di Casamicciola, al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e alla Protezione Civile Campania, segnalando il pericolo in cosiderazione dell’allerta meteo arancione, e chiedendo l’evacuazione della zona a rischio. Nessuno mi ha risposto», attacca Peppino Conte. Le e-mail via Pec inviate dall’ex sindaco alle autorità competenti sono state pubblicate sull’edizione di oggi del Giornale e delle pagine locali di Napoli de la Repubblica. Nel documento, visti gli alvei ostruiti della zona del vallone della Rita, Conte chiedeva lo stato di grave crisi per la calamità naturale imminente. Oltre che lo sgombero delle case a rischio. Già da ieri, tra fango e macerie, c’erano i carabinieri della forestale che con il supporto di droni hanno provato a repertare quante più prove possibili. Adesso si passeranno al vaglio tutti i documenti degli ultimi dodici anni.


I documenti di Ispra e Autorità del Bacino

Il Corriere della Sera riporta invece i documenti dell’Autorità di Bacino e di Ispra su Lacco Ameno e Casamicciola. Quello sulla gestione del rischio nei due comuni si legge che sul versante dell’Epomeo rivolto verso i due comuni si riscontrano «fenomenologie franose». Che sono «in grado di trasportare verso il fondovalle grandi quantità di massi e tronchi. Nonché, laddove presenti lungo il percorso di propagazione, autovetture e materiale antropico in generale. La grande energia messa in gioco da tali flussi è in grado di danneggiare i fabbricati e le strutture con essi interagenti. Provocandone, occasionalmente, la completa demolizione». E quindi sulla base di questi elementi si conclude che elevate porzioni del territorio dei due comuni «sono classificate a rischio molto elevato (R4) ed elevato (R3), — in quanto suscettibili all’innesco, transito e invasione di fenomeni di colata rapida di fango, flussi iperconcentrati (miscela acque e sedimento) e crolli». Ovvero esattamente quello che è successo. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale invece ha prodotto una cartina in cui compare proprio via Celario, una delle zone devastate dalla frana. È indicata come un’area ad elevato rischio smottamenti e alluvioni. Nella zona «gli impluvi presentano numerosissime interferenze con opere antropiche dell’urbanizzato, quali tombamenti, edificazioni e strade alveo, che generano numerose criticità e singolarità idrauliche».

12 milioni di euro

Ammonta invece a 12 milioni di euro il piano stanziato per edificare opere di contenimento del dissesto idrogeologico nell’area. Tutto risale al 2010, quando il governo dice che bisogna pulire i canali di scolo. I soldi ci sono ma il primo commissario se ne va due anni dopo. Ne viene nominato un altro che conclude un progetto. Ma nel 2016 la Conferenza dei servizi sospende tutto. Perché serve un parere della Regione che arriva un anno e mezzo dopo. Ad agosto 2017 viene individuato come soggetto attuatore dei lavori il comune di Casamicciola. Il 21 agosto un terremoto colpisce la zona. E tutto finisce nel dimenticatoio.

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