Il capo della Figc Gravina sulla «cena segreta» a casa Agnelli: «Tutte cavolate». I sospetti della procura sul vertice

L’incontro avvenne in un periodo di grave difficoltà economica per il calcio italiano, reduce dagli stop per la pandemia. Ma secondo la procura i vertici juventini sapevano che i loro conti erano già compromessi

La cena a Fiano, nel Torinese, nella casa della madre dell’allora presidente della Juventus Andrea Agnelli con altri sei tra presidenti di serie A e vertici della massima serie sarebbe stata solo un’occasione per «parlare di calcio», ribadisce ancora oggi il presidente della Figc Gabriele Gravina, tra i presenti secondo le carte della procura a quell’incontro. Quel che è stato scritto su quella serata, aggiunge Gravina «sono carolate, sono un uomo sereno». La stessa procura aveva ricostruito che il tema del vertice era su come «salvare la serie A dalla crisi economica», dopo che il lockdown per la pandemia aveva dato un’ulteriore colpo ai conti del calcio italiani. Alla serata non avrebbe neanche partecipato l’ad dell’Inter Beppe Marotta, come ricorda la Gazzetta dello sport, che quella sera avrebbe avuto impegni personali. C’erano comunque i rappresentanti di società amiche come l’ad dell’Atalanta, Luca Percassi, il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, l’ad del Milan, Paolo Scaroni, il vicepresidente dell’Udinese, Stefano Campoccia, l’ad del Bologna, Claudio Fenucci. E poi il capo della Figc Gravina con quello della Lega calcio, Paolo Dal Pino. La procura parla di «incontro riservato», tra club che avevano tra loro rapporti di partnership. Rapporti il cui meccanismo sarebbe in parte spiegato da un’intercettazione tra dirigenti bianconeri, citata dal Mattino, a proposito di una trattativa di calciomercato: «Noi non possiamo pareggiare l’offerta dell’Arsenal – si dicono al telefono – ma mettiamoci in società, tieni il 25% di una futura vendita e se andrà bene per noi, andrà bene per te. Se non vendiamo mai il giocatore, ti metto un po’ di bonus e ti concedo la facoltà di lavorare in partnership con i nostri ragazzi».


I dubbi della procura

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, la cena del 23 settembre 2021 avvenne quando i vertici bianconeri, già nel mirino della Consob, già sarebbero stati consapevoli che la situazione dei conti juventini fosse compromessa. Lo confermerebbe una telefonata del 1 agosto, tra Agnelli a un presidente di club di serie A: «In questo momento devo stare fermo, abbiamo Consob, Guardia di finanza e qualsiasi cosa che ci stan guardando». Le difficoltà create dalla pandemia avrebbero solo dato il colpo di grazia ai conti della serie A e della Juve in particolare, secondo l’interpretazione della procura che riporta un’altra conversazione tra i vertici bianconeri: «Il Covid ha solo aggravato la situazione, perdevamo già tanto prima». Così l’incontro sarebbe stato un momento di confronto per dare una spinta per condizionare i meccanismi di valutazione dei giocatori, in modo da produrre debiti e crediti «opachi» e mettendo «in pericolo la lealtà della competizione sportiva».


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