«Con quei bilanci la Juve Spa doveva essere sciolta», l’accusa della procura sul rosso fantasma nei conti

Non sarebbero stati sufficienti i due aumenti di capitale per un totale di 700 milioni per far riemergere la società bianconera dal profondo rosso in bilancio. Oltre alla procura ne erano consapevoli anche i dirigenti

Per la procura di Torino, la Juventus «non avrebbe potuto operare» alla luce dei bilanci in profondo rosso del 2018/2019 e 2020/2021, né essere quotata in borsa. In un passaggio della misura cautelare respinta dal gip per l’ex ds bianconero Fabio Paratici e l’ex presidente Andrea Agnelli, citata da Antonio Massari e Andrea Tundo sul il Fatto Quotidiano, gli inquirenti spiegano che la Juve ha «celato l’erosione del capitale sociale in ben due esercizi, circostanza che, al di là del valore del titolo, integra una causa di scioglimento». Anche perché, aggiungono gli inquirenti, i due aumenti di capitali per 700 milioni di euro sono stati «insufficienti» e «aprono le porte a un preoccupante scenario presente e futuro». Che l’obiettivo di tornare a galla con i conti fosse stato fallito emerge secondo i magistrati da un appunto ritrovato nel corso delle perquisizioni su cui è riportato: «Riunione area sport 25.2.20… Aumento di capitale 300 “già bruciato». In più ci sono le telefonate intercettate tra l’ad Maurizio Arrivabene e il direttore finanziario Stefano Bertola, con l’ex Ferrari che spiegava: «Fatti i conti della serva noi dovevamo fare, per star tranquilli, un aumento di capitale di 650 milioni, nn di 400 (…) per sanare». Gli rispondeva il Cfo: «Siamo andati decisamente over spending (…). Cioè 700 milioni in due anni stiamo chiedendo ad Andrea e non bastano». Lo stesso Bertola in un verbale interno del 12 febbraio 2021 lo dice chiaro e tondo: «L’obiettivo per questa stagione è non avere un patrimonio netto negativo».


Il rosso fantasma

La Juve ha sempre contestato i calcoli della procura, ma quel che emerge è una sorta di contabilità parallela visto che anche nell’ultimo bilancio modificato in vista dell’assemblea dei soci del 27 dicembre, il patrimonio netto non risulta mai negativo. I sospetti della procura si concentrano anche sulle scritture private con alcuni giocatori nella seconda manovra stipendi, su cui i vertici juventini si sarebbero contraddetti. Ad Arrivabene viene chiesto per esempio se ci sono debiti arretrati con Cristiano Ronaldo, di cui nega l’esistenza. I pm gli mostrano una sua intercettazione in cui commenta la trattativa con il Manchester United e nella quale parla di «pregressi dei suoi stipendi maturati con il Covid». Sono parole che Arrivabene pronuncia il 27 agosto 2021, data in cui sostiene che gli stipendi siano stati tutti pagati: «Credo di sì… Per quanto ricordo, l’oggetto di discussione erano le mensilità di agosto e settembre 2021». Incalzato dai magistrati perché chiarisca quali sarebbero quindi i «pregressi», Arrivabene prova a spiegarsi: «Io sapevo che si discuteva di stipendi, poi non ho capito se di settembre 2021 o di pregressi, che comunque intendevo come agosto». I pm allora gli ricordano l’intercettazione in cui il capo dell’ufficio legale Cesare Gabasio parla di «una carta che non deve esistere teoricamente, che se salta fuori (…). Ci saltano alla gola tutto sul bilancio i revisori e tutto». Arrivabene dice di non saperne niente, né era riuscito fino a quel momento a confrontarsi con qualcuno in società per capirne di più. Pur essendo l’ad della società.


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