Il grafico usato da Giorgia Meloni non dimostra che «più alzi il tetto al contante e più sfavorisci l’evasione»

La presidente del consiglio pone come certa la correlazione tra tetto al contante ed evasione fiscale, ma la sua fonte non lo conferma

La rubrica video intitolata Gli appunti di Giorgia, inaugurata domenica 4 dicembre nella pagina Facebook del Presidente del Consiglio, inizia con un’informazione fuorviante relativa al tetto del contante. Al fine di giustificare le intenzioni del governo di alzare il limite, attualmente fissato a 2.000 euro, Giorgia Meloni cita un grafico di Unimpresa, pubblicato lo scorso 28 ottobre 2022, al fine di sostenere che il tetto al contante più alto rispetto all’attuale non favorisca l’evasione. Secondo i dati forniti dall’Unione Nazionale di Imprese, durante il periodo in cui il tetto era fissato a 5.000 euro le cifre dell’evasione fiscale erano di gran lunga minori rispetto agli anni in cui venne fissato tra i 1.000 e i 3.000 euro. Ciò che non riporta il grafico è che i dati del 2010 sono parziali e non completi, ma soprattutto che Unimpresa smentisce la correlazione posta da Giorgia Meloni nel video.

Per chi ha fretta

  • Per sostenere le intenzioni del governo sul tetto al contante, Giorgia Meloni mostra un grafico di Unimpresa con il quale si fa intendere che maggiore sia il tetto e minore risulterebbe l’evasione.
  • Giorgia Meloni viene smentita dalla stessa Unimpresa, la quale riporta che «non è possibile individuare alcuna correlazione diretta tra l’andamento dell’evasione fiscale e l’evoluzione del “tetto al contante”».
  • Le cifre del 2010 riportate nel grafico di Unimpresa riguardano solo alcune voci relative all’evasione, che risultano però conteggiate per gli anni successivi, creando quella differenza di circa 20 miliardi di euro rispetto al 2011.

Analisi

Bisogna fare una doverosa premessa, e riguarda il comunicato stampa di Unimpresa. Nonostante nel titolo sia indicato che il «tetto al contante alto non alimenta evasione», all’interno del testo leggiamo:

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale non è possibile individuare alcuna correlazione diretta tra l’andamento dell’evasione fiscale e l’evoluzione del cosiddetto “tetto al contante”: l’osservazione dei rispettivi andamenti negli ultimi 10 anni, infatti, non consente di indicare alcun nesso causale tra le modifiche alle norme relative all’utilizzo del denaro di carta per i pagamenti e la curva del gettito tributario sottratto all’amministrazione finanziaria annualmente.

Di fatto, risulta già scorretto utilizzare i dati forniti da Unimpresa per sostenere la tesi proposta da Giorgia Meloni nel suo video, in quanto la stessa Unione Nazionale di Imprese ritiene che non sia possibile individuare alcuna «correlazione diretta» o «nesso causale» tra evasione e tetto al contante.

Il video di Giorgia Meloni

Riportiamo la “pillola”, pubblicata il 5 dicembre 2022, contenente solo la parte relativa al tetto al contante:

Il contenuto del grafico e i dati parziali

Il grafico, mostrato da Giorgia Meloni, fa seguito al comunicato stampa di Unimpresa dove leggiamo:

La soglia più alta del “tetto al contante”, pari a 5.000 euro, fissata per il 2010, coincide con il livello più basso di evasione fiscale mai registrata nello scorso decennio, pari a 83 miliardi di euro. Mentre il livello massimo di evasione, con picchi superiori a 109 miliardi, si è registrato nel periodo che va dal 2012 al 2014, quando la soglia massima per i pagamenti cash era stata abbassata a 1.000 euro.

La stessa cifra del 2010 viene citata in un comunicato stampa del 2017 sempre di Unimpresa, dove però i numeri degli anni considerati (dal 2011 al 2015) risultano molto diversi da quelli presentati nel 2022:

Ammonta a quasi 87 miliardi di euro l’anno il totale dell’evasione fiscale in Italia. Nel periodo 2010-2015 l’ammontare complessivo di gettito sottratto alle casse dello Stato si è attesto rispettivamente a 83 miliardi, 90,2 miliardi, 86,9 miliardi, 87,5 miliardi, 89 miliardi e 85,2 miliardi.

Risulta, ad esempio, una differenza di circa 14,6 miliardi (104,8 meno 90,2) per l’anno 2011. Da dove provengono i dati? Lo spiega Unimpresa:

Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati contenuti nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, nella media dell’evasione fiscale è attestata, nei sei anni che vanno dal 2010 al 2015, a 86,9 miliardi. Il picco massimo è stato raggiunto nel 2011 con 90,2 miliardi, il minor livello nel 2010 con 83,04 miliardi; ne 2012 la media di evasione si è attestata a 86,9 miliardi, nel 2013 a 87,5 miliardi, nel 2014 a 89,06 miliardi e nel 2015 a 85,2 miliardi.

Il comunicato di Unimpresa risale al 24 settembre 2017, il giorno prima il MEF aveva pubblicato la Nota di aggiornamento con i relativi allegati. Il documento da tenere in considerazione è quello intitolato «Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva anno 2017». A pagina 13 troviamo la tabella di riferimento che riporta i numeri citati da Unimpresa, ma solo una volta sommati tra di loro.

Sommando le cifre evidenziate nella colonna del 2010 otteniamo gli 83,04 miliardi citati da Unimpresa nel 2017 e ripetuti nel 2022. Sommando quelle evidenziate per il 2011 otteniamo i 90,2 miliardi citati nel 2017 che non corrispondono ai 104,8 del grafico del 2022. Lo stesso discorso vale per il 2012 (86,9 miliardi). In sostanza, quelli che vengono sommati sono solo alcune tipologie di imposta, ossia solo ed esclusivamente quelle presenti nel 2010 (che nell’immagine sopra abbiamo evidenziato per agevolare la visuale). Per riscontrare le somme più alte, ad esempio quella del 2012, possiamo arrivare a quelle pubblicate nella Nota del 2019 (pagina 18 della relazione):

Sommando le cifre delle voci tenute in considerazione nell’analisi di Unimpresa del 2017, nella tabella pubblicata nel 2019 abbiamo un aumento di circa 1,3 miliardi (88,2 rispetto a 86,9). Dove troviamo le cifre citate nella tabella del 2022? Dobbiamo tornare indietro ai documenti pubblicati nel 2016 (pagina 10 della relazione) per leggere i 107.598 milioni di euro del 2012, così come quelli del 2013 (109.746 milioni), che però fanno riferimento al totale delle entrate tributarie e contributive e non solo alle voci considerate nel 2017. Se consideriamo il totale del 2017, nel 2012 la somma non era tanto distante ed equivaleva a 105.362 milioni di euro.

Conclusioni

Il grafico usato da Giorgia Meloni, per giustificare le intenzioni del governo, non conferma la tesi che vede una diminuzione dell’evasione fiscale con un “tetto al contante” più alto. La stessa Unione Nazionale di Imprese spiega che non risulta alcuna correlazione. Il dato del 2010 risulta parziale e non può essere, di fatto, utilizzato come confronto con gli anni successivi.

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