Regionali Lombardia, cresce la fronda grillina che si oppone all’accordo con il Pd. Toninelli: «Basta stimare un partito che non ha nulla di stimabile»

L’ex ministro delle Infrastrutture, dicono a Open, nelle ultime settimane è stato particolarmente attivo nelle trattative per la tornata elettorale in Regione

«Io dico “no” all’accordo con il Pd in Lombardia». Laconico, ma esplicito, il titolo del post che Danilo Toninelli pubblica a commento del possibile accordo tra Movimento 5 stelle e Partito democratico per sostenere la candidatura del Dem Pierfrancesco Majorino alla presidenza della Regione. L’intesa dovrà essere sottoposta al voto degli iscritti sulla piattaforma Skyvote, ma l’apertura di Giuseppe Conte a un’eventuale alleanza è stata interpretata da tanti come una sorta di indicazione di voto. Anche perché nel Lazio, seppure nell’ultima legislatura i grillini abbiano governato insieme ai Dem, non è stata data agli iscritti la stessa opportunità di espressione online: in nessuna fase si è aperto un minimo spiraglio di sostegno ad Alessio D’Amato, anche lui del Pd e candidato alla presidenza nella tornata del 12 e 13 febbraio. Intanto, in Lombardia, le riunioni tra gli staff dei due partiti si susseguono fino a tarda sera. Il lavoro per la stesura di un programma condiviso è già partito prima ancora di conoscere l’esito del voto su Skyvote. E Toninelli, ex ministro delle Infrastrutture e storico esponente dei 5 stelle, da settimane interviene nel dibattito sulle elezioni nella sua regione.


Nel Pd, c’è chi dice che l’attivismo di Toninelli sia dovuto a una velleità di candidatura dell’ex ministro, rimasto a casa dopo due mandati da parlamentare. Ma tale ipotesi non sembrerebbe percorribile, proprio perché su Toninelli cadrebbe la scure del vincolo del doppio mandato. Lui, su Facebook, spiega così la sua contrarietà al sostegno a Majorino: «Lo scandalo delle mazzette in Ue è solo l’ennesima conferma di una scelta che dovrebbe essere ovvia. Io voterò “no” nella consultazione online e chiedo a tutti di tornare ad aprire gli occhi e di smetterla di “stimare” un partito che di “stimabile” non ha nulla. Gli obiettivi condivisi nell’accordo col Pd li hanno già traditi nel corso degli anni, e continueranno a farlo. A livello regionale il Pd è il partito degli inceneritori, della cementificazione selvaggia, degli impianti a biogas e degli allevamenti intesivi. E parlando di sanità, il Pd è il partito che nel 2019 in Parlamento ha votato contro il decreto Calabria che toglieva le mani della politica dalla sanità. Perché ora dovrebbe fare il contrario in Lombardia?».


«Siamo rinati grazie al suicidio di Letta»

E ancora: «Il Pd è il partito che solo pochi mesi fa ha preferito allearsi con Calenda – da cui è stato poi mollato – e Di Maio. Ma non col M5s. E per fortuna aggiungo io. Perché grazie al suicidio di Letta siamo rinati noi. Come possiamo fidarci? Sostenendo addirittura un loro candidato di partito, Majorino, scelto senza neppure interpellarci. I fatti contano più delle parole, e i fatti sono evidentissimi. Del Pd non ci si può fidare. La gente ha bisogno di un M5s libero e forte, non di un M5s ingabbiato nella rete di un partito di sistema. La nostra è una comunità straordinaria perché unita dai temi, dai programmi, non dalle correnti, come nel Pd. Le correnti servono per ottenere soldi e poltrone, i temi servono per ottenere risultati per le persone. Mi fermo qui. Chi mi conosce sa quanto amo il Movimento 5 stelle e quanto continuo a lottare per lui. Senza mai chiedere nulla ma dicendo grazie. Teniamo alta la nostra bandiera! Votiamo “no” all’alleanza con il Pd in Lombardia».

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