Bassetti su Pregliasco candidato: «I virologi? Tutti di sinistra. Io ho fatto una scelta di coerenza, continuerò a fare il medico»

Ciccozzi ironizza: «Le sue ultime previsioni sul Covid non hanno funzionato. Forse pensava già alla politica»

«I virologi sono tutti schierati dalla stessa parte, a sinistra. Io orgogliosamente ho sempre detto di aver votato centrodestra. Dopo di che io ho fatto un scelta di coerenza che è quella di continuare a fare il medico stando dalla parte dei pazienti e dei miei studenti». Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha commentato all’Adnkronos la candidatura di Fabrizio Pregliasco alle elezioni regionali della Lombardia. Il direttore del Galeazzi-Sant’Ambrogio si troverà infatti a sfidare sia Letizia Moratti che Attilio Fontana. E Bassetti non manca gli auguri: «Pregliasco, Crisanti e Lopalco si sono candidati alle elezioni e gli faccio i migliori auguri. L’ho fatto con Crisanti, con Lopalco e oggi faccio gli auguri a Pregliasco». Lui riferisce di voler continuare solo sul settore sanità, ma a «chi invece ha deciso di candidarsi e di fare politica gli auguro i migliori successi».


Ciccozzi: «Forse aveva già la testa in politica…»

A fare gli auguri a Pregliasco è anche Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare della Facoltà di Medicina e chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma. «Anche se nelle ultime settimane le sue previsioni catastrofiche sul Covid non si sono fortunatamente avverate. Forse aveva già la testa in politica», dice ironizzando. Ma precisa anche che Pregliasco «ha scelto di fare del bene per la sanità lombarda e sono certo che ci riuscirà». Pregliasco nelle scorse ore ha spiegato che gli è stato chiesto da diverse realtà del Terzo settore di farsi avanti, data la sua lunga esperienza in Anpas – Associazione nazionale pubbliche assistenze. Non nasconde le sue posizioni politiche: «ho votato sempre il centrosinistra. Il M5s? Mai votati». E ha iniziato a delineare le prime linee su cui ritiene ci sia da lavorare, come le liste di attesa troppo lunghe e la necessità di più attenzione ai disabili e ai meno abbienti, «che spesso rimangono ai margini del sistema pubblico».


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