Anche la Russia alle prese con la carenza di farmaci, Putin ammette dopo un anno di guerra: «Sono aumentati i prezzi»

«L’incremento di produzione si è attestato a circa il 22%» ha detto il capo del Cremlino citato dall’agenzia Tass, ma questo non è bastato a tenere pieni gli scaffali delle farmacie

La carenza di farmaci è un grosso problema anche in Russia. A un anno dall’inizio della guerra contro l’Ucraina, è il presidente Vladimir Putin a riferire di sempre meno medicinali nelle farmacie russe e di un forte aumento dei prezzi. A citare il capo del Cremlino è l’agenzia di stampa Tass: «Nonostante stiamo assistendo a un aumento della produzione di prodotti farmaceutici, i prezzi sono aumentati di recente e c’è stata una certa carenza di alcuni medicinali». L’incremento di produzione si è attestato a circa il 22% nei primi tre trimestri dello scorso anno, «e sul nostro mercato», ha continuato Putin, «è già presente il 60% dei farmaci di produzione nazionale». Ma questo non è bastato. Il resoconto realizzato tramite visite casuali effettuate nelle farmacie del Paese è stato illustrato dal presidente ai membri del gabinetto, un discorso in cui Putin ha ammesso un effettivo aumento dei prezzi. Lo scorso 15 dicembre il capo del Cremlino rigettava ogni possibilità di sofferenza economica inflitta dalle sanzioni dei Paesi occidentali. «Il tentativo di distruggere la nostra economia è fallito, il rublo è fra le monete più forti del mondo», aveva detto durante una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali. E ancora: «Il livello dei prezzi in Russia, dopo un forte aumento in marzo-aprile, non è praticamente cambiato da maggio».


Il problema anche in Italia

Quello della carenza di medicinali è un problema che affligge da settimane anche l’Italia. L’ultimo appello dei farmacisti risale a poche settimane fa quando tra Covid e influenza, gli scaffali dei medici sono apparsi sempre più sguarniti di farmaci fondamentali quali antibiotici e ibuprofene: «Così è difficile curare i pazienti». Secondo Aifa attualmente sono oltre 3mila i farmaci che non si trovano tra diuretici, ipertensivi, antidepressivi e antiepilettici. Il problema anche qui sarebbe in primis quello dei prezzi: «Tutti i nostri fornitori, dalle materie prime, ai trasporti, ai materiali di confezionamento hanno aumentato pesantemente i prezzi nei nostri confronti», ha spiegato la vice presidente di Farmindustria, Lucia Aleotti. «A questi si somma il rincaro esorbitante dell’energia del 600% rispetto a un anno fa, e la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, moneta con la quale si pagano i principi attivi che provengono per l’80% dall’Asia».


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