Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoGoverno MeloniHantavirusJannik Sinner
ECONOMIA & LAVOROGiovaniLavoro e impresaSalute mentaleSocial mediaSondaggi

I giovani si sentono isolati dalla società. Colpa dei social? «No, del lavoro e della crisi economica»

10 Febbraio 2025 - 08:42 Antonio Di Noto
giovani esclusi società social
giovani esclusi società social
La ricerca di Noto Sondaggi inverte la narrazione secondo cui sarebbero i social media a influire maggiormente sulla salute mentale dei giovani
Google Preferred Site

La società incute timore, così molti under 25 preferiscono rifugiarsi in sé stessi, lasciando che il mondo corra senza di loro. È questa la principale conclusione tratta dall’ultima ricerca realizzata da Noto Sondaggi su un campione di mille persone tra i 16 e i 24 anni. Dai risultati, pubblicati oggi sul Sole 24 Ore, emerge che il 93% non è interessato a lanciarsi in politica; il 52% non andrebbe a votare se si tenessero elezioni; l’80% non ha impegni nel volontariato.

Crisi economica e lavoro

A essere interpellati nel sondaggio sono ragazzi e ragazze, che si dividono tra chi studia, chi è alle prime esperienze lavorative e chi invece non ha un occupazione, non la cerca e non si sta formando (Neet). Per loro, ad alimentare l’incertezza verso il mondo esterno e il futuro sono principalmente due fattori: la crisi economica, per il 49%; e il lavoro, per il 47%. Ma c’è anche la pressione sociale, che porta un rifiuto della partecipazione nella società. Il 20% dei giovani si sente tagliato fuori. E ben il 58% non se ne sente veramente parte pur non dichiarandosi completamente escluso.

8 giovani su 10 provano malessere psicologico

Ne deriva una condizione di sofferenza diffusa. L’81% afferma di provare malessere psicologico, e il 70% si è sentito depresso o senza speranza nell’ultimo anno. Solo il 23% si è sentito male raramente e appena il 7% non riporta periodi di difficoltà psicologica di nessun tipo. Tendenzialmente, l’isolamento non riguarda la famiglia, che costituisce un rifugio per il 54% degli intervistati. Piuttosto, il 55% afferma di aver perso interesse per la vita sociale e relazionale e per quella scolastica e lavorativa (52%).

Lo psicologo? Vorrei ma non posso

Ben il 40% ha affermato di aver sentito la necessità di rivolgersi a uno psicologo ma di non averlo fatto. Mentre il 42% ritiene che al momento non sia necessario rivolgersi a un professionista. «I dati di questo sondaggio, inclusi quelli sulla partecipazione sociale, sono preoccupanti – commenta Giovanna Iannantuoni, rettrice di Milano Bicocca e presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) -, perché mettono in evidenza come i giovani non si sentano al centro dell’attenzione di noi decisori. Il nostro ruolo deve essere quello di creare spazi di aggregazione e dialogare ancora meglio con le scuole superiori e le famiglie».

I social c’entrano poco

Il sondaggio sfata la narrazione comune, secondo cui il tempo perso nel mondo fisico si incanalerebbe in quello virtuale. Appena il 17% trascorre il proprio tempo libero sui social. Questi ultimi sono considerati più come una fonte di informazione (32%), seppur non la principale che rimangono i giornali online, la televisione e la carta stampata (59%). Per quanto riguarda lo svago, tra il 20% e il 25% dei giovani si dividono tra videogiochi, musica, e televisione. Il 17% legge. «Il primo obiettivo dell’università è la formazione del pensiero critico: i giovani sono esposti a stimoli di bassa qualità e hanno perso la curiosità che, invece, va rimessa al centro», commenta Iannantuoni.

Immagine di copertina: ID 151921084 © Tero Vesalainen | Dreamstime.com

leggi anche