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Giovanni Storti: «Milano? È degradata. Ci vorrebbero 170 km di strade senza auto»

29 Agosto 2025 - 09:07 Alessandro D’Amato
L'attore del trio con Aldo e Giacomo spiega: voglio diventare un influencer dell'ambiente

Giovanni Storti ha deciso di battersi per l’ambiente a modo suo. Parlando di riscaldamento globale e animali insieme a Stefano Mancuso. «Una specie di conferenza-spettacolo, io e lui, dove io sono il giullare. Si chiamerà “Lunga vita agli alberi”, la regia è di Arturo Brachetti. Quest’inverno cominceremo a girare l’Italia», spiega oggi in un’intervista a Repubblica. A Brunella Giovara l’attore del trio con Aldo Baglio e Giacomo Porretti spiega che «durante la pandemia ho capito alcune cose, e mentre ero in campagna con mia moglie, in una primavera bellissima, ho cominciato a raccontare queste cose su Instagram, che piacevano, e poi mi ci sono messo d’impegno».

Influencer dell’ambiente

E prosegue: «Molti seguono il mio canale, ma poi, i social sono misteriosi: io non riesco a capire quante persone siano davvero interessate al tema ambientale, o al fatto che le faccia ridere, per quell’attimo. Adesso abbiano un nuovo canale, che si chiama Immedia, con vari esperti che spiegano come stanno le cose, sul fronte natura. E va bene, l’interesse c’è».

Dice che ha lasciato Milano perché la vede «degradata, per i miei canoni. Troppo rumore, troppa furberia e anche arroganza. E sempre meno civismo, meno comunità e conservazione del pubblico, pochi negozi e quindi gente con cui chiacchierare… E poco verde, quando invece le città hanno bisogno di verde, di alberi che ci salvano la vita perché sono dei condizionatori naturali, catturano l’anidride carbonica, emettono ossigeno, creano umidità. Con queste temperature spaventose, poi, sono indispensabili. Eppure, c’è una incredibile resistenza al cambiamento, anche di fronte a un disastro climatico che ormai possiamo solo contenere».

Milano e le auto

Questo perché «i partiti di destra temono di perdere l’elettorato, come se — faccio un esempio — limitare l’uso delle auto fosse una limitazione delle personali libertà. Ma sono vizi camuffati da libertà. Altre metropoli stanno andando in direzione opposta, favorendo verde e uso della bicicletta, e penso a Parigi, e anche a Bologna, con la velocità a 30 chilometri orari, che è una grande idea». A Milano invece «ci sono 1700 chilometri di strade, perché non se ne pedonalizzano un po’ almeno un 10 per cento? Ma per dire la resistenza mentale di molti, quando nel mio quartiere hanno chiuso alle auto via verga, ecco tutti protestare, “ma come, non possiamo più usare la macchina?”. Adesso però sono tutti contenti. È il primo passo per trasformarle in strade verdi, solo per bici».

Pessimismo e ottimismo

Storti se la prende con «l’edulcorazione della realtà, come sostiene Mancuso: si parla di cambiamento climatico, ma è riscaldamento globale. Si dice biodiversità, ma è la vita. Cambiare i nomi alle cose è un errore clamoroso».

E dice che gli effetti del riscaldamento li vede: «Fino a 5 anni fa, i miei peschi facevano così tanti frutti che passavamo l’estate a bere Bellini come dei disgraziati. Ma ora, ne avrò raccolte una decina. Ciliegie, a cassette, le regalavamo perché ne avevamo troppe. Quest’anno, una cassetta. Resistono le varietà antiche di pere e mele, ecco. Gli alberi soffrono questa alternanza di piogge estreme e di siccità, e ho querce di quasi cent’anni, senza foglie. Invece, cresce benissimo l’ailanto, che è una pianta invasiva. E gli animali, che si stanno spostando verso Nord… E a parte la biscia gigante che mi sta attraversando il sentiero proprio adesso, qui in Monferrato è arrivata l’istrice, e le cicale. E la “popillia japonica”, coleottero che distrugge tutto».

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