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Il ritorno degli Zen Circus: «Non è mai il nostro tempo, quindi è sempre il nostro tempo»- L’intervista

12 Ottobre 2025 - 15:59 Gabriele Fazio
Il nuovo album della band toscana è già ampiamente celebrato da pubblico e critica, si tratta di un'analisi profondamente umana, in qualche modo scomoda, un sorta di poetico confronto con la parte peggiore di noi

«Non è mai il nostro tempo e quindi è sempre il nostro tempo», effettivamente la storia degli Zen Circus, colonna della scena indie italiana, si è fatta molto lunga, ma senza intaccare mai l’universo a parte che la band toscana è riuscita a creare, forti della loro capacità di unire cantautorato puro al rock da pogo, quello generazionale, incisivo e coinvolgente. Una storia che prosegue con Il Male, il loro nuovo album, già ampiamente celebrato da pubblico e critica, un’analisi profondamente umana, in qualche modo scomoda, un sorta di poetico confronto con la parte peggiore di noi. «La band non riesce a dare risposte – spiegano a Open Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli e Karim Qqru – non vuole neanche darle, la band vuole fare un’opera maieutica, sollevando interrogativi, non c’è un intento contro il male. Anzi, il disco finisce dicendo che il male siamo noi».

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