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Ex Ilva, i sindacati rompono il tavolo: «Non c’è nessun piano del governo, vogliono chiuderla». Palazzo Chigi: «Rammarico per il confronto»

11 Novembre 2025 - 23:39 Ugo Milano
Da gennaio 6mila dipendenti saranno in cassa integrazione. Le sigle sindacali: «Abbiamo deciso di andare dai lavoratori e spiegare che contrasteremo la scelta dell'esecutivo con tutti gli strumenti possibili»

Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione sull’ex Ilva tra governo e sindacati, durata oltre tre ore e mezza, tenutasi oggi, martedì 11 novembre. I sindacati hanno deciso di interrompere il tavolo delle trattative. «Il governo esprime rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche sugli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali», si legge in una nota di Palazzo Chigi. L’esecutivo, si precisa ancora, «conferma in ogni caso la disponibilità a continuare l’approfondimento di tutti i punti, compresi quelli più controversi sollevati dalle stesse organizzazioni sindacali rispetto alle proposte del governo per la gestione operativa dell’azienda in questa fase di transizione».

Da gennaio 6mila dipendenti in cassa integrazione

Ma i sindacati parlano senza sfumature di un progetto di «chiusura» nonostante le rassicurazioni di un potenziale «segreto» nuovo acquirente, che potrebbe rilevare gli impianti. E pesa oltretutto la cassa integrazione. Dalla giornata di discussioni è infatti emerso che la cig per i lavoratori a gennaio potrebbe arrivare a quota 6mila con un aumento consistente già entro fine dicembre: da 4.550 a circa 5.700 unità, con integrazione del reddito, a causa della rimodulazione delle attività.

La spiegazione dei sindacati: «Non c’è nessun piano del governo: si vuole solo chiudere l’ex Ilva»

La decisione dei sindacati è stata spiegata da Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil. «Il governo ha presentato di fatto un piano di chiusura. Ci sono migliaia di lavoratori che finiscono in cassa integrazione, non c’è un sostegno finanziario al rilancio e alla decarbonizzazione (una fase in cui parte della produzione deve arrestarsi e riorganizzarsi per adottare metodi di lavorazione dell’acciaio meno inquinanti rispetto all’uso del carbone). Abbiamo deciso unitariamente come Fim, Fiom e Uilm di andare dai lavoratori e spiegare che contrasteremo la scelta del governo con tutti gli strumenti possibili».

Dello stesso tono il commento del segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, secondo il quale «non c’è nulla – ha chiosato -. Hanno parlato di piano “corto” perché il tempo che rimane prima della chiusura è molto breve. Quindi abbiamo deciso di andare dai lavoratori e spiegare che questo piano non si può discutere o emendare». Per Palombella si tratta, infatti, di un «piano inaccettabile» perché parte da un presupposto: «Portare alla chiusura dell’ex Ilva. E noi non vogliamo essere responsabili di questo. Finora li abbiamo seguiti: ora condannano i lavoratori a una chiusura inesorabile», ha concluso.

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