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Gli omicidi con la ricina a Pietracatella e le chat che cercano informazioni sul veleno ad agosto

19 Maggio 2026 - 06:34 Alessandro D’Amato
omicidi ricina pietracatella chat
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Ieri la testimonianza dell'infermiere. Ha confermato che le due vittime stavano già male il 26. Le ricerche sulla ricina sui forum e i due utenti che chiedevano lumi
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La testimonianza dell’infermiere che il 27 dicembre è entrato in casa Di Vita a Pietracatella conferma che Antonella Di Ielsi e la figlia Sara «stavano già malissimo». La ragazza «delirava, la madre non aveva neanche la forza di parlare». Quando l’amico di famiglia è stato chiamato da Gianni Di Vita ad assistere mamma e figlia le due erano già andate per due volte, il 25 e il 26 dicembre, al pronto soccorso. E ieri lui è stato sentito per la seconda volta dagli inquirenti. La polizia sta effettuando accertamenti anche su decine di chat sul tema ricina andate avanti per mesi sul web in diversi forum. «L’acquisto di grandi quantità di semi di ricino on line è tracciato? Può essere segnalato alle autorità doganali se è un privato ad ordinarli?», è una delle domande.

La ricina e l’infermiere

La testimonianza dell’infermiere era mirata a circoscrivere il momento dell’avvelenamento. Gli investigatori della procura di Larino hanno cercato di verificare che l’avvelenamento non fosse avvenuto dopo rispetto alla data del 23 dicembre. Lui è entrato nella casa di Pietracatella «per praticare due flebo idratanti alle due», ha spiegato. L’audizione è durata un’ora e mezza. L’uomo ha riferito di aver somministrato ad Antonella e a Sara due fiale di soluzione fisiologica da lui portate e maneggiate senza dunque alcuna possibilità di contaminazione da ricina. La testimonianza è importante perché è l’unica persona estranea alla cerchia familiare a essere entrata in casa. Antonella e Sara erano già collassate.

Diagnosi di gastroenterite

24 ore prima le due erano state rimandate a casa dall’ospedale di Campobasso con una diagnosi di gastroenterite. Proprio l’infermiere, precisa Repubblica, ha invitato Gianni Di Vita a riportare subito in ospedale le due donne. Prima Sara, partita per Campobasso insieme alla sorella Alice e allo zio Antonio, fratello di Gianni, che vive in Piemonte ma era in Molise per le festività natalizie. Subito dopo Antonella, accompagnata da Gianni. Ora l’attesa è tutta per il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, cugina 
di Gianni, previsto per i prossimi giorni.

Le chat

Intanto la polizia indaga sulle chat che parlano di ricina. Le prime tracce risalgono all’estate, quando un utente chiede alla community «come avvelenare un insegnante». Si parla della «trama di un romanzo» sulla quale il sedicente scrittore sta lavorando. Gli altri utenti, però, segnalano l’insistenza e la pericolosità delle richieste e allora l’anonimo cambia forum. «Sto cercando di capire se la vittima finirebbe il pasto o sputerebbe tutto al primo boccone dal sapore troppo amaro. È importante per la trama del romanzo». Nella community in un altro giorno viene poi chiesto «se esiste qualcosa che agisca sul sistema nervoso centrale in modo da impedire anche un solo grido. Qualcosa che sembri solo un collasso improvviso». Gli investigatori cercano di capire eventuali legami con i fatti molisani e la provenienza dei due utenti che in rete cercavano informazioni sulla ricina.