Madonna di Trevignano, la veggente Gisella Cardia a processo per truffa aggravata: così la santona ha ottenuto centinaia di migliaia di euro in donazioni

Avevano fatto piombare i fedeli al loro seguito nel terrore di un pericolo immaginario che poteva essere scongiurato solo per mezzo di ingenti elargizioni, in un caso arrivate fino a 123mila euro. Sono stati rinviati a giudizio per truffa aggravata Gisella Cardia, nota come la veggente di Trevignano, e il marito Gianni. Secondo la procura, la coppia avrebbe approfittato di persone «affette da infermità fisiche e in condizioni di fragilità psichica» costruendo un complesso sistema di «artifizi, raggiri» e inganni per attirare fedeli e ottenere donazioni.
Il (falso) miracolo del sangue e le (false) apparizioni
Quel sangue che si diceva fosse lacrimato dalla statua della Madonna di Trevignano era di Gisella Cardia, originaria della Sicilia e improvvisatasi “veggente” sulla collina alle porte di Roma. A stabilirlo le analisi del noto genetista Emiliano Giardina, che ha lavorato in prima fila nel caso di Yara Gambirasio e che ha stabilito come quel materiale ematico appartenesse proprio all’imputata. Il miracolo delle lacrime di sangue e le apparizioni più volte giudicate inventate dalla Chiesa Cattolica hanno contribuito a legare ancora di più a sé i fedeli, convinti di trovarsi di fronte a una concreta possibilità di guarigione o miglioramento.
Come Gisella Cardia e il marito raggiravano i fedeli
Gisella Cardia e il marito Gianni, come sottolinea nel decreto di rinvio a giudizio il pubblico ministero, «approfittavano di circostanze di tempo (la durata dei fenomeni paranormali), di luogo (terreno agricolo adibito a luogo di culto che, almeno in una fase iniziale, sembrava aver avuto la consacrazione dell’allora Vescovo di Civita Castellana Mons. Rossi) e di persona (soggetti affetti da infermità fisiche e in condizioni di fragilità psichica), tali ostacolare la difesa privata (rendendo per i fedeli particolarmente arduo comprendere di essere raggirati, anche per l’avallo del fenomeno inizialmente concesso delle locali autorità ecclesiastiche) e ingeneravano nei fedeli il timore di un pericolo immaginario per indurli a effettuare le elargizioni».
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La reazione di Gisella Cardia: «Sollevata, dimostrerò di essere innocente»
«La signora Gisella Cardia accoglie con tranquillitàla decisione del rinvio a giudizio, nella consapevolezza che si tratta di un passaggio importante e necessario per poter finalmente chiarire, nelle sedi competenti, ogni aspetto della vicenda che la vede coinvolta», è il commento del legale della donna, Solange Marchignoli. «Pur trattandosi di un momento delicato, la signora si dichiara persino sollevata, ritenendo che questa fase consentirà di far emergere in modo limpido e definitivo la verità dei fatti, ponendo così fine alle interpretazioni distorte, alle illazioni e alle polemiche che l’hanno, ingiustamente, interessata negli ultimi mesi».
