Toffoletto (LexDo.it): «Obblighi green più leggeri? Per le Pmi non cambierà nulla. Ecco cosa può fare davvero l’Ue per aiutarle»

Non sono i vincoli del Green Deal a frenare le piccole e medie imprese italiane. Oggi a Bruxelles il Parlamento europeo ha approvato il cosiddetto Omnibus I, un pacchetto legislativo pensato per ridurre una serie di obblighi di rendicontazione ambientale per le imprese. Una proposta quanto mai divisiva, se non altro perché l’alleggerimento della burocrazia rischia di annacquare gli sforzi di lotta al cambiamento climatico. E a guardare bene, non è detto che produca gli effetti sperati, anzi. «Quel pacchetto di semplificazione non riguarda più di tanto le piccole e medie imprese, che già oggi non hanno grossi oneri burocratici per la sostenibilità ambientale», spiega a Open Giovanni Toffoletto, fondatore e ceo di LexDo.it, startup italiana nata nel 2015 proprio con l’obiettivo di aiutare le aziende a fare i conti con la burocrazia.
Fine della burocrazia europea?
Grazie a un asse politico tra i Popolari e l’estrema destra, il Parlamento europeo ha approvato la proposta di prevedere l’obbligo di redigere relazioni sull’impatto sociale e ambientale solo per le imprese con più di 1.750 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore ai 450 milioni di euro. Il Partito popolare europeo, principale promotore dell’iniziativa, ha descritto il voto di oggi a Strasburgo come «il giorno che segna la fine della burocrazia europea». Ma a guardare bene, la normativa originale in vigore escludeva già dagli oneri di sostenibilità la stragrande maggioranza delle imprese europee.
Chi deve rispettare davvero gli obblighi «green»
Il provvedimento, approvato nel 2022, si applicava alle grandi imprese che fatturano più di 150 milioni di euro e alle Pmi quotate in borsa. Di fatto, quando si parla di «grandi imprese», ci si riferisce a una percentuale molto piccola del panorama imprenditoriale europeo: secondo i dati Eurostat, rappresentano appena lo 0,2% del totale. «Il punto di partenza di tutti questi pacchetti Omnibus – spiega Toffoletto – è giusto e necessario: ridurre le regolamentazioni su piccole e medie imprese del 25%. Ma è difficile raggiungerlo se, invece che andare ad agire sulle regole che effettivamente impattano sulle Pmi, si interviene sulle regole ambientali». Il pacchetto Omnibus che avrà davvero benefici anche sulle piccole imprese, secondo Toffoletto, è quello sul digitale, che prevede semplificazioni sull’intelligenza artificiale e sulle normative del Gdpr per la tutela della privacy.
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La «stratificazione» di norme e il sogno del 28esimo regime
Secondo il fondatore di LexDo.it, insomma, non sono i vincoli green a frenare la competitività dell’Europa. Il problema, semmai, nasce dalla stratificazione di regole che si accumulano a livello nazionale, regionale e persino comunale e che finiscono per soffocare l’innovazione e rallentare chi prova a fare impresa. È lì, più che a Bruxelles, che si inceppa la macchina produttiva. «È giusto che ci siano regole a un livello alto, quindi europeo, ma noi spesso andiamo a mettere regole locali che complicano la vita a tutti e causano mancanza di uniformità», sottolinea Toffoletto.
Per spiegare il concetto, il fondatore di LexDo.it si affida a qualche esempio: «Se apro un ristorante a Milano o a Bologna, cambia tutto. In alcuni Comuni è richiesto solo un bagno, in altri due. In alcuni luoghi il bagno per disabili è obbligatorio, in altri no». Una possibile soluzione a questo problema arriva proprio dall’Europa e prende il nome di ventottesimo regime. Ossia quell’idea proposta da Enrico Letta nel suo rapporto sul futuro del mercato interno Ue propone di creare un regime amministrativo unico che consenta alle imprese, in particolare le start-up, di operare in tutta l’Ue sotto un unico set di regole armonizzate, anziché dover rispettare le 27 diverse normative nazionali.
Quanto costa aprire una nuova attività in Italia
Questo problema è particolarmente sentito in Italia, dove il costo per aprire una nuova attività economica è il più alto d’Europa. «Il giorno in cui apri una Srl, lo Stato ti fa pagare 600 euro tra bolli e imposte varie. In Inghilterra è meno di 20 sterline, tutto incluso», fa notare Toffoletto. L’esperienza di LexDo.it nasce proprio per ovviare a questo problema e aiutare le imprese a fare i conti con la burocrazia: «La nostra missione è aiutare gli imprenditori a dar vita alla propria attività e avere successo senza ostacoli burocratici, così da portare l’Italia a essere in linea con gli altri paesi europei». Quando il governo Draghi ha recepito la direttiva europea sull’uso dei processi digitali per il diritto societario, anche in Italia è diventato finalmente possibile aprire una nuova attività affidandosi a piattaforme esclusivamente online. Una novità passata un po’ in sordina, ma che il mondo delle imprese attendeva da tempo. «Siamo gli unici in Italia ad avere una piattaforma digitale per aprire e gestire un’azienda. Da quando è nata, LexDo.it ha contribuito ad aprire 7-8mila nuove aziende. Abbiamo società – precisa Toffoletto – che hanno ristoranti, altre che fabbricano satelliti, altre ancora si occupano di sex toys. Abbiamo visto davvero di tutto».
Foto copertina: Dreamstime/Bialasiewicz
