Anche Giannini diserta la fiera Più Libri Più Liberi contro l’editore «nazifascista». La lettera: «Perché sto con Zerocalcare»

Anche Massimo Giannini, ex direttore del quotidiano La Stampa, ha deciso di non partecipare a «Più Libri Più Liberi» dove era previsto il suo intervento all’Arena Repubblica Robinson alle 17.30. Lo ha annunciato con una lettera pubblicata su Repubblica, spiegando di schierarsi con Zerocalcare e Corrado Augias e di rifiutare di condividere la stessa agorà con chi «promuove posizioni neo-nazifasciste e antisemite». Il giornalista ha spiegato la sua posizione: «Non pretendo che (la casa editrice, ndr) Passaggio al Bosco sia chiusa d’imperio per le sue dichiarate simpatie neo-nazifasciste e antisemite. Ma anch’io mi rifiuto di condividere lo stesso spazio». La decisione del giornalista segue un appello firmato da oltre cento autori ed editori, tra cui Alessandro Barbero e Antonio Scurati, che contestano la presenza della casa editrice in questione, accusata di esaltare figure e ideologie legate al nazifascismo.
La lettera di Giannini
«Le destre hanno un modo assai spregiudicato di affermare la nuova egemonia. Invocano il free speech, ma a corrente alternata. Scimmiottando l’America trumpiana in lotta contro il wokismo e il politically correct, i Fratelli d’Italia rivendicano il diritto di dire e fare qualunque nefandezza, dalle farneticazioni storiche di La Russa alle celebrazioni macabre di Acca Larenzia», afferma Giannini. Nella lettera, il giornalista chiarisce che il rifiuto di condividere lo spazio pubblico con tali soggetti non è un atto di censura, ma un principio basato sulla cultura e sui valori costituzionali: «Il legittimo impedimento ad abitare lo stesso spazio pubblico con chi esalta il Blut und Boden, inneggiando alla sovranità del sangue e del suolo e alla superiorità della nazione e della razza, per me non nasce dalla paura ma dalla cultura. In questo caso non quella politica, ma costituzionale. Rispetto minimo, cioè, di un sistema di valori e di principi nei quali tutti abbiamo deciso di riconoscerci, quando nel 1948 abbiamo firmato il patto che ci lega».
