Lascia al collega del caso Cospito un “pizzino” anarchico e lui crede davvero alle minacce: lo scherzo di un magistrato della Cassazione

Tra i corridoi della Corte di Cassazione, massimo organo giurisdizionale, può bastare un gesto fuori luogo per trasformare un semplice scherzo da ufficio in un caso disciplinare. È quello che è accaduto nell’autunno del 2023, quando una goliardata tra colleghi ha innescato allarmi, interventi della Digos e un fascicolo finito davanti al Consiglio superiore della magistratura. A raccontare l’insolito episodio, emerso solo ora, è il Fatto Quotidiano.
Lo scherzo e il bigliettino anarchico
Tutto comincia con uno scherzo di Luca Tampieri, sostituto procuratore generale della Suprema Corte, che decide di sorprendere il collega di stanza, Ettore Pedicini. Approfittando della sua assenza, infila in un fascicolo sulla scrivania un foglio anonimo che riproduce gli slogan urlati dagli anarchici che, proprio quel giorno, manifestavano davanti al Palazzaccio in sostegno di Alfredo Cospito: «Fuori Alfredo dal 41-bis!», «Il 41-bis è tortura», «Lo Stato stragista non ci fa paura». Peccato che proprio Pedicini aveva appena depositato tre requisitorie sul caso Cospito. E così, quando il giorno dopo trova il messaggio, il collega non pensa a una bravata. Al contrario: teme che qualcuno sia entrato nel suo ufficio.
L’allarme dei colleghi e le chat interne
Il magistrato ne parla con un’altra magistrata, che si spaventa e chiama direttamente il capo della Digos di Roma. Gli investigatori avviano gli accertamenti e solo più tardi scoprono che si è trattato di uno scherzo malriuscito. A complicare ulteriormente il quadro c’è la chat interna dell’ufficio. Nei minuti successivi alla scoperta del foglio, Tampieri è convinto che i colleghi abbiano capito il malinteso e continua a rispondere con tono ironico: «Ho chiuso la stanza», scrive Pedicini. «Fai indagini?», ribatte Tampieri. Solo un’ora più tardi, quando la segreteria generale lo contatta per chiedere chiarimenti, capisce di aver oltrepassato il limite e confessa nella chat: «Ragazzi, scusate, era uno scherzo. Era quello che martellavano gli anarchici ieri mattina durante la manifestazione, non pensavo che si potesse prendere sul serio».
L’archiviazione del caso disciplinare
Nonostante le scuse e l’ammissione di aver agito «scriteriatamente», per Tampieri si apre un procedimento disciplinare. La Procura generale della Cassazione contesta la scorrettezza del gesto, ma la Sezione disciplinare del Csm, con un’ordinanza depositata di recente, archivia tutto. La condotta, scrive il collegio, è stata frutto di una goliardata inopportuna, ma priva di gravità disciplinare, anche alla luce dell’«occasionalità dell’atto» e delle «spiacevoli coincidenze» che lo hanno reso più allarmante del previsto.
Foto di copertina: ANSA
