Meloni in Aula frena su asset e soldati: «Non invieremo militari in Ucraina»

La premier Giorgia Meloni è tornata in Senato per la discussione generale sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue, che ha pronunciato in mattinata alla Camera e depositato in seguito a Palazzo Madama. Meloni è stata accolta dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Sul tavolo del vertice la questione più delicata sarà quella della gestione degli asset russi congelati. I leader dei Ventisette, dopo aver concordato di immobilizzare a tempo indeterminato quegli oltre 200 miliardi di beni, devono decidere se e come sbloccarli così da finanziare l’Ucraina per almeno 90 miliardi per i prossimi due anni. Proprio questa mattina la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rinnovato l’appello ai leader Ue: basta indugi, è ora di decidere così da affermare «l’indipendenza d’Europa» nell’era di «guerre e predatori». Un tema quello degli asset russi fortemente divisivo, come emerge anche nelle risoluzioni che saranno votate in Parlamento sulla linea linea che dovrà seguire l’esecutivo italiano. Il centrodestra arriverà con un unico testo, compatto ma “diluito”, per conciliare le posizioni più filo-russe della Lega con quelle di FdI e Forza Italia, mentre il centrosinistra non è riuscito a trovare una sintesi: ogni partito di opposizione porterà la propria risoluzione.
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La Camera approva la risoluzione di maggioranza
L’aula della Camera ha approvato, con 177 voti favorevoli e 123 contrari, la risoluzione dei partiti della maggioranza, su cui il governo aveva espresso parere favorevole. Respinte, invece, le sei risoluzioni presentate dai partiti dell’opposizione – Partito democratico, Movimento 5 stelle, Avs, Azione, Italia Viva e +Europa – su cui l’esecutivo aveva espresso parere negativo.
Bignami (FdI): «Vi vergognate di essere italiani»
«Voi vi vergognate di essere italiani e occidentali -prosegue Bignami, capogruppo di FdI, rivolgendosi all’opposizione – Andate in giro per il Medio Oriente e dite che è per rispetto che mettete il velo. Non è rispetto. Rispetto è quello che ha mostrato Giorgia Meloni senza mettersi veli e burqa. La vostra è sottomissione».
Le proteste in Aula durante l'intervento di Bignami (FdI)
Dieci minuti di attacchi alle opposizioni e, in particolare, a Elly Schlein e Giuseppe Conte. L’intervento in dichiarazione di voto sulle risoluzioni del capogruppo di FdI Galeazzo Bignami è stato pronunciato tutto con un tono di voce urlato. Le opposizioni protestano rumorosamente e il presidente di turno, Fabio Rampelli, richiama all’ordine i parlamentari. «La sinistra oggi che è all’opposizione ha tutte le risposte ai problemi che ha creato quando era al governo», ha incalzato Bignami, poi, di fronte alle proteste, afferma: «Siete nervosi, anch’io lo sarei al posto vostro». Rivolgendosi a Schlein, ironizza: «Non abbiamo avuto la fortuna di sentirla ad Atreju, non l’abbiamo vista arrivare del resto».
Schlein (Pd): «Salvini è portavoce di Mosca?»
«Ci dica, presidente Meloni: Matteo Salvini è ancora il vicepresidente del consiglio o è diventato il portavoce di Mosca?», prosegue la segretaria dem in sede di dichiarazioni di voto dopo le comunicazione della premier Giorgia Meloni sul Consiglio Ue.
Schlein (Pd) e la letterina di Natale degli italiani
Prende la parola poi la segretaria dem Elly Schlein: «Visto che siamo in periodo natalizio, se gli italiani potessero scriverle una letterina di Natale suonerebbe più o meno così: “Cara presidente, secondo le segnalazioni arrivate a cittadinanza attiva le liste d’attesa sono di un anno per una tac al torace, per una mammografia da fare entro 60 giorni ne aspetti 147, per una colonscopia aspetti due anni, ma pure per quella urgente che dovresti fare in tre giorni un italiano su quattro ne aspetta 105″».
Conte (M5s): «Ex grillini lobbisti armi? Il primo è Crosetto»
Il leader M5S Giuseppe Conte interviene nell’Aula rispondendo alla replica della premier in cui aveva attaccato alcuni grillini usciti dal partito che ora fanno i lobbisti nel settore della Difesa: «Sulle armi è talmente senza argomenti, pensa un po’, che oggi ha raschiato il barile, in modo ridicolo, cioè lei si preoccupa di ex, fuoriusciti esponenti del Movimento che sono andati via: sono passati – lei dice – dalla politica alla lobby delle armi. Noi siamo più preoccupati di chi dalle lobby delle armi passa alla politica. Il ministro Crosetto, che avete messo lì, il primo lobbista».
Conte (M5s): «Meloni parla di truffe ma si tiene Santanchè»
«Noi siamo onesti, presidente Meloni – prosegue Giuseppe Conte – Devo riconoscere che oggi non ha citato il superbonus, si è resa conto che è un’idiozia, ma ha evocato un altro complotto: la truffa sulle mascherine. Perché allora si tiene a fianco la ministra Santanchè, colpevole (in realtà indagata, ndr) per la truffa ai danni dell’Inps?».
Conte (M5S): «Corruzione vi fa schifo? Azzeri giunta in Sicilia»
«Lei ha detto una cosa ad Atreju, presidente Meloni, ha detto che a lei la corruzione le fa schifo, mi ha colpito, sa? Ma allora faccia una cosa, come può rimanere indifferente e non azzerare la Giunta in Sicilia? Sono sotto inchiesta per corruzione, addirittura appalti truccati in sanità, ve la fate con Cuffaro», prosegue il pentastellato Giuseppe Conte
Conte (M5S): «Meloni, mi ha invitato ad Atreju ma non si è presentata»
«Con la presidente Meloni avevamo occasione di confrontarci, mi aveva invitato alla sua festa, dal palco di casa sua, ma poi non si è presentata. Sono rimasto solo e adesso si è allontanata. Va bene, però verrà il giorno». Stuzzica la premier Giorgia Meloni il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, in fase di dichiarazioni di voto, riferendosi al suo invito alla kermesse di FdI, alla quale ha preso parte la scorsa settimana. «Abbiamo sentito che avete aumentato gli stipendi degli italiani, che sulla sanità con il vostro governo abbiamo dei record storici. Io non so se la presidente Meloni usa la stessa calcolatrice che si è rotta da Vespa, ma in realtà serve un bel bagno di realtà: gli stipendi reali qui crollano dal 2021 paurosamente; aumenta la spesa militare del 25%»
Fratoianni (Avs): «Meloni protagonista del declino in Europa»
Fratoianni (Avs): «Quando parla di antisemitismo, non guardi noi»
Lupi (Nm): «Mai dimenticare chi è l'aggredito e chi l'aggressore»
Faraone (Iv): «Il Cremlino plaude a Salvini e Meloni tace»
«Quando la portavoce del Cremlino, che ha attaccato il presidente della Repubblica, fa i complimenti a Salvini io me lo aspettavo un intervento dalla presidente del consiglio italiano. Non questo silenzio». Lo ha detto Davide Faraone, deputato di Italia Viva durante le dichiarazioni di voto. «Quando eravate all’opposizione voi, non si sa quante risoluzioni presentavate….», ha aggiunto Faraone replicando alle parole della premier che ha evidenziato come la minoranza parlamentare si sia divisa nei documenti parlamentari
Cominciano in Aula le dichiarazioni di voto
Conclusa la replica di Meloni, sono iniziate in Aula le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni presentate dai vari partiti in vista della riunione del Consiglio europeo di domani e dopodomani. Tra i vari leader di opposizione che interverranno, ci sono il pentastellato Giuseppe Conte, la segretaria del Pd Elly Schlein e il leader di Avs Nicola Fratoianni.
«Pacifismo M5S? Molti grillini ora lobbisti nella Difesa»
Poi, rivolgendosi al Movimento 5 Stelle: «I colleghi grillini si scoprono pacifisti oggi, ma quando erano al governo furono approvati 22 schemi di decreti ministeriali per 9-10 miliardi per le armi, 12,5 miliardi di euro per ammodernare la difesa, poi portati a 25 miliardi», attacca la premier. «Ma la cosa che mi ha stupito e divertito nelle ultime settimane è un’altra: una volta fuori dal parlamento, diversi esponenti di questo movimento pacifista sono diventati lobbisti nel settore della difesa». E insiste: «Le vostre armi sono “orribili macchine per uccidere e fare orfani e vedove”, si indignava una volta una vostra collega finita a fare la lobbista».
Tensione in Aula sul tema delle tasse
«La gran parte delle cose che ho sentito in quest’Aula – prosegue poi – delle accuse mosse al governo non rispondevano a verità. L’unica cosa che posso dire, non alla maggioranza e non all’opposizione, ma a quegli italiani che dovessero guardarci da casa è: chiedetevi perché l’opposizione ha bisogno di mentire». Il clima si fa più caldo in Aula quando si comincia a parlare di tasse. Il tema del carovita «ci sta particolarmente a cuore, ma rispetto ad argomentazioni di qualche giorno fa, secondo cui “gli italiani che hanno il frigorifero vuoto”, mi sembra un po’ irresponsabile raccontare l’Italia come fosse un Paese che ha masse di persone denutrite, sottonutrite per mancanza di derrate alimentari». Si alzano i fischi e le grida nell’emiciclo: «Se volete facciamo un simposio… ma siccome siamo in Parlamento le cose o si dicono come stanno o si studia».
«Noi unica risoluzione, voi cinque»
In riferimento alle diverse posizioni interne alla maggioranza sul tema degli aiuti militari destinati all’Ucraina, Meloni ha confermato che «nella maggioranza c’è un dibattito. Dopodiché, come sempre è accaduto dall’inizio di questo governo, noi ci presentiamo qui stamattina e abbiamo una risoluzione. E abbiamo una risoluzione che ha una linea chiara , l’Italia si presenta con una posizione che non è mai cambiata e può per questo anche per questo esercitare diciamo il suo peso in Europa». E poi, rivolgendosi al centrosinistra: «Mi corre l’obbligo di segnalare che a fronte di una risoluzione per quattro partiti ci sono dall’opposizione cinque risoluzioni per cinque partiti»
«Voglio far pesare la nostra nazione»
«Non penso che l’Italia debba seguire pedissequamente ogni decisione che si prende in Europa: il ruolo dell’Italia non è seguire “diteci quello che dobbiamo fare e lo faremo” ma dire se qualcosa è perfettibile, ed è il ruolo che cercheremo di portare avanti. Ho scelto la linea di far pesare la nostra nazione, per il bene della nostra nazione e per il bene dell’Europa», sempre la presidente del Consiglio durante la replica alle comunicazioni.
«L'Europa ha seguito ricette del centrosinistra»
«Sulla cornice siamo d’accordo, sulle ricette abbiamo idee diverse dalle vostre» ha proseguito rispondendo all’intervento del dem sulla necessità di rilanciare il ruolo dell’Europa. «Se siamo d’accordo che ora l’Ue ha bisogno di cambiare perché rischia l’irrilevanza, finora quella stessa ha seguito le ricette che venivano dalla vostra parte politica, chiedere di rafforzarla e andare avanti con soluzioni che non hanno funzionato secondo me è sbagliato».
«L'Italia non è cheerleader dell'Europa»
«Firmeremo il Mercosur quando includerà garanzie per gli agricoltori»
«Riteniamo che firmare l’accordo» sul Mercosur, continua la premier Giorgia Meloni, «nei prossimi giorni come ipotizzato sia ancora prematuro, è necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo sia perfezionato e allo stesso tempo illustrarlo e discuterlo con i nostri agricoltori. Non significa che l’Italia intende bloccare o opporsi ma intende approvare l’accordo solo quando include adeguate garanzie di reciprocità per il nostro settore agricolo. E sono molto fiduciosa che con l’inizio del prossimo anno tutte queste condizioni possano verificarsi».
«Il vero nemico dell'Ue è l'incapacità di decidere»
Parlando poi di strategie volte a superare «la complessità di questo momento», Meloni ha affermato che serve «uno sguardo pragmatico, capace di superare i dogmatismi ideologici. Penso che questa sia la strada maestra per rispondere alla nuova strategia di sicurezza americana». Rimproverando poi l’Ue, ha aggiunto: «È inutile e dannoso lanciare strali contro un nemico immaginario; il vero nemico è la nostra incapacità di decidere e l’ideologia del declino che l’Unione europea ha drammaticamente sposato in questi anni».
Sul bilancio Ue: «Non pagheremo di più per ottenere di meno»
«La proposta della Commissione prevede maggiori contributi e minori allocazioni a politiche tradizionali per noi fondamentali come la Politica agricola comune e la Politica di coesione – dice ancora la premier Giorgia Meloni alla Camera – Lo dirò senza giri di parole: non accetteremo di pagare di più per ottenere di meno».
«Non rimandiamo ancora adesione dei Balcani»
Un passaggio anche sui Paesi dei Balcani occidentali che aspirano all’adesione all’Unione europea: «Solo un’Europa riunificata può raggiungere la massa critica necessaria per competere e restare influente, e sicura, nel mondo di oggi», precisa Meloni. «L’Italia è pienamente impegnata ad assicurare che il Consiglio europeo di domani veicoli un messaggio politico forte sull’allargamento, per dare un segnale di unità e credibilità collettiva. Viceversa, senza progressi nel percorso di adesione all’Ue dei nostri partner, rischiamo di consegnarli ai nostri rivali sistemici». Per la premier: «Non possiamo permetterci di rimandare ulteriormente l’adesione dei Balcani occidentali, che fanno già parte della famiglia europea e sono fondamentali per la nostra autonomia strategica». Ha fatto sapere che lo ribadirà «anche questa sera, al Vertice Ue-Balcani, dove mi recherò subito dopo la fine del dibattito in Aula. I risultati ottenuti da Albania e Montenegro nel corso dell’ultimo anno sono infatti molto incoraggianti e dimostrano che i due Paesi hanno concrete possibilità di adesione in un futuro molto prossimo».
«La conferenza per la ricostruzione di Gaza sarà a inizio 2026»
«Abbiamo già approvato un primo pacchetto di aiuti, che intendiamo, ora, integrare ulteriormente per portare un credibile impegno italiano alla conferenza sulla ricostruzione» di Gaza «che dovrebbe svolgersi all’inizio dell’anno prossimo» ha fatto sapere la premier. Sarà un «percorso non privo di difficoltà e di rischi, ma in cui l’Italia, per storia, per proiezione geografica, per il sentimento di solidarietà che il popolo italiano nutre nei confronti dei popoli di questa regione, non può rinunciare a giocare un ruolo di primo piano».
«Amicizia con Abu Mazen, vergognose le accuse di genocidio»
Un passaggio poi sulla guerra nella Striscia di Gaza. La premier ha ricevuto la scorsa settimana il presidente dell’Anp, Abu Mazen, a distanza di un mese dalla precedente visita. Meloni ha spiegato che «Il presidente palestinese ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti». «Credo – ha aggiunto – che l’Italia non si debba sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto». E poi, attaccando le opposizioni: «Vorrei chiedere a chi ha vergognosamente sostenuto, e continua a sostenere, che il Governo fosse complice in genocidio, se si reputa che anche il Presidente dell’Autorità nazionale palestinese lo sia, viste la considerazione e l’amicizia che dimostra verso questo Governo».
Caso imam Torino: «Preservare la Repubblica da rischi spetta anche alla magistratura»
Parlando sempre di antisemitismo, ha spiegato «che alla politica e alle istituzioni spetta il compito di rafforzare le misure di sicurezza e di protezione delle comunità ebraiche, che hanno il diritto di vivere in libertà nelle nostre città senza divenire bersaglio di intollerabili attacchi terroristici per il solo fatto di esistere». Per Meloni «È tempo di non ammettere più distinguo o reticenze nella condanna di ogni forma di antisemitismo. Perché, da lungo tempo, si assiste a una inaccettabile sottovalutazione» del fenomeno, connesso «alla volontà di cancellazione dello Stato di Israele». E poi, rivolgendosi al centrosinistra e alla magistratura, ha aggiunto:«alla politica e alle istituzioni, spetterebbe anche il compito di preservare la Repubblica dai rischi per la propria sicurezza, inclusi quelli derivanti dalle predicazioni violente di autoproclamati imam che, come nel caso di Shahim, fanno addirittura apologia del 7 ottobre. Un impegno che dovrebbe valere per tutte le istituzioni, magistratura compresa». Il riferimento è all’imam Mohamed Shahin, destinatario di un decreto di espulsione firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per il quale ieri la Corte d’Appello di Torino ha disposto la cessazione del trattenimento.
Attentato a Sydney: «Vicinanza alla comunità ebraica»
«Sarà la Russia a pagare per la ricostruzione di Kiev»
La presidente del Consiglio ha ricordato che «L’Italia considera ovviamente sacrosanto il principio secondo cui debba essere prioritariamente la Russia a pagare per la ricostruzione della nazione che ha aggredito, ma questo risultato deve essere raggiunto con una base legale solida».
«l'Italia non intende inviare soldati in Ucraina»
Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per Kiev, «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo – puntualizza Meloni – La garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale, in Ucraina, per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi, ma con partecipazione volontaria di ciascun paese». A tal proposito ha specificato che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina». Infine, «garanzie da parte degli alleati internazionali – a partire dagli Stati Uniti – sul modello dell’articolo 5 del patto atlantico, opzione che tutti ricordate essere stata proposta proprio dall’Italia, a dimostrazione del contributo fattivo della nostra Nazione all’obiettivo di una pace giusta e duratura».
«Il nostro aiuto all'Ucraina non verrà mai messo in discussione»
Sul conflitto in Ucraina, ha chiarito che la «volontà» del Governo «di aiutare il popolo ucraino non è mai stata e non sarà mai in discussione e desidero ricordare in questa sede che proprio sotto la presidenza italiana del G7 è stato raggiunto il primo storico ma allo stesso tempo solido giuridicamente e finanziariamente compromesso per fare leva sui frutti dei fondi congelati russi». Tuttavia, ha evidenziato che è necessario «cercare la soluzione più efficace per mantenere l’equilibrio tra il sostegno concreto all’Ucraina e il rispetto dei principi di legalità, sostenibilità e stabilità finanziaria» precisando che si tratta «di decisioni complesse, che non possono essere forzate».
«Miope rivolgere attenzioni solo al Belgio»
Sempre sui beni russi, la premier ha dichiarato che ritiene «miope» rivolgere le attenzioni su «un unico soggetto detentore di beni congelati, cioè il Belgio, quando anche altre nazioni partner hanno asset immobilizzati nei loro sistemi finanziari». Il Belgio è infatti la nazione in cui ha sede Euroclear, la società depositaria di titoli della Banca centrale russa per oltre 180 miliardi.
Asset russi: «trovare una soluzione sarà tutt'altro che semplice»
Parlando del congelamento dei beni russi, ha ricordato che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». «l’Italia ha deciso di non far mancare il proprio appoggio al regolamento che ha fissato l’immobilizzazione dei beni russi» ma senza «ancora avallare alcuna decisione sul loro utilizzo: lo abbiamo fatto pur non condividendo il metodo utilizzato». «Abbiamo ribadito – prosegue Meloni – un principio che consideriamo fondamentale: decisioni di questa portata giuridica, finanziaria e istituzionale, come anche quella dell’eventuale utilizzo degli asset congelati, non possono che essere prese a livello dei leader: sarà questo ad assicurare la continuità del sostegno finanziario per il prossimo biennio, individuando la soluzione complessivamente più sostenibile per gli Stati membri nel breve e nel lungo termine».
Meloni e la via per la pace in Ucraina: «Europa e Usa unite»
Per la premier Giorgia Meloni, il cammino verso la pace in Ucraina «non può prescindere» da quattro fattori: «Lo stretto legame tra Europa e Stati Uniti che non sono competitor in questa vicenda atteso che condividono lo stesso obiettivo». A cui segue «il rafforzamento della posizione negoziale ucraina che si ottiene soprattutto mantenendo chiaro che non intendiamo abbandonare l’Ucraina al suo destino nella fase più delicata degli ultimi anni». E poi, «la tutela degli interessi dell’Europa che per il sostegno garantito dall’inizio del conflitto e per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata non possono essere ignorati». Infine, «Il mantenimento della pressione sulla Russia», rendendo «la guerra non vantaggiosa per Mosca».
